|

Giuliano Bignasca: muore l’uomo che voleva il muro tra Italia e Svizzera

E’ morto nella notte in Svizzera, nella sua abitazione di Canobbio (Lugano) Giuliano Bignasca, 67 anni, fondatore e leader della Lega dei Ticinesi. Il politico, personaggio piuttosto noto negli anni scorsi, e’ deceduto in seguito ad un malore. Titolare con il fratello di un impresa di marmi e sassi, Giuliano soprannominato “Nano” Bignasca nel 1990 aveva fondato il settimanale Il Mattino della Domenica, che ha posto le basi del movimento Lega dei Ticinesi, nato sull’onda della Lega di Bossi.

GIULIANO BIGNASCA E’ MORTO – ‘Sono rattristato e colpito per la morte di Giuliano Bignasca, che noi abbiamo sempre chiamato Nano. Era un amico della Lega, un uomo ruvido ma geniale’: lo ha detto all’ANSA Roberto Maroni, neo governatore della Lombardia, commentando la morte avvenuta in Svizzera di Luciano Bignasca, fondatore della Lega dei Ticinesi. ‘Il nostro rapporto con Bignasca – ha aggiunto Maroni – aveva posto le basi per una stratta collaborazione tra noi e il Canton Ticino. Porgo le condoglianze ai familiari di Giuliano e al suo partito e partecipero’ alle esequie’. ‘Da Governatore della Lombardia – ha concluso – il mio impegno e’ quello di creare le condizioni perche’ si intensifichino i rapporti di buon vicinato tra Lombardia e Canton Ticino .

CHI ERA BIGNASCA – Il Nano, come tutti chiamavano Giuliano Bignasca, ha introdotto in Ticino, grazie al domenicale gratuito “Il Mattino”, i temi che hanno costruito in Svizzera il successo dell’Udc/Svp di Blocher. Basta stranieri, e no secco all’Unione Europea. Temi sui quali i partiti borghesi, liberali e popolari democratici, hanno perso fette consistenti di elettorato, spostatosi sempre più a destra nella Confederazione Elvetica negli ultimi 15 anni. La partenza di questo movimento sismico della placida politica svizzera iniziò nel 1992, quando solo due partiti, Udc/Svp e Lega dei Ticinesi, si opposero all’ingresso della Svizzera nello Spazio Economico Europeo, prodromo per l’ingresso nella UE. Per poche decine di migliaia di voti il referendum di adesione fallì, nonostante l’appoggio dei partiti di centro e della sinistra. In Ticino stravinsero i no, e gli oltre 20 mila di vantaggio in Svizzera italiana si rivelarono decisivi per il fallimento del referendum a livello federale. Da allora è partita la lunga corsa della Lega, che ha rivoluzionato la politica ticinese. Prima ponendo fine alla formula magica che reggeva l’esecutivo cantonale. 2 liberali, 2 popolari democratici e un socialista, grazie all’ingresso in Consiglio di Stato del suo esponente più apprezzato, l’avvocato luganese Marco Borradori, avvenuto nel 1995.

MURO TRA ITALIA E SVIZZERA – A Tages Anzeiger, uno dei quotidiani elvetici più diffusi, tra l’altro di orientamento progressista, Giuliano Bignasca ripropose nel 2011 il decalogo con il quale la Lega dei Ticinesi ha vinto le elezioni. Al primo posto ovviamente c’era lo stop a ai lavoratori italiani, e la preferenza da accordare per gli autoctoni senza lavoro. La Lega non sarebbe però la Lega se non avesse a mente una proposta schock sull’immigrazione clandestina. Secondo Bignasca la soluzione migliore sarebbe la costruzione di un muro che rende fisicamente impossibile travalicare la frontiera che separa la Svizzera, il Canton Ticino in questo caso, con l’Italia. Un’opera fattibile dal punto di vista economico, dato che costerebbe solo quindici milioni di franchi svizzeri, circa dodici milioni di euro. La frontiera italiana attraversa le province di Varese, Como, Verbania Cusio Ossola e Sondrio, anche se quest’ultima confina in realtà con la parte tedesca della Confederazione Elvetica, il Canton Grigioni.