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“Il campo di concentramento per ragazzini”

Nel campo di un riformatorio chiuso nel 2010 sono stati rinvenuti cinquanta corpi sepolti, la struttura che si trova a Marianna, in Florida, è stata definita ‘un campo di concentramento per i ragazzini’.

IL CASO – Il terreno intorno alla Dozier School era la culla eterna dei corpi di cinquanta ragazzini. Il segreto macabro è rimasto sepolto per anni, sotto strati di verde, insieme al trattamento di chi è passato tra le mura dell’istituto che, alla luce dei racconti, sembra essere a tutti gli effetti “un luogo dell’errore”. The Independent è andato sul posto a raccogliere le testimonianze per cercare di ricostruire la vicenda che parla di abusi, fustigazioni, aggressioni e ad aggravare la situazione c’è anche il sospetto di omicidio.

 

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IL RITROVAMENTO – La Arthur G Dozier School, un riformatorio per ‘piccoli delinquenti’ fondato nel 1900, non è stato mai ben visto dall’esterno e testimoni raccontano all’Independent  punizioni fatte di incatenamenti al muro, frustate con cinghie di cuoio e obbligo ai lavori forzati. Sulla base di queste voci, dopo la chiusura del 2011, sono state avviate varie indagini federali. La ricerca che ha dato i frutti più scioccanti è quella del ritrovamento di cinquanta corpi nel giardino dell’istituto di Marianna, in Florida. Come fare luce sui giorni oscuri dell’istituto correttivo? Unendo il resoconto di chi ha vissuto all’interno del riformatorio con quello dei parenti delle vittime.

LE FONTI – Il team guidato da Erin Kimmerie finora ha scoperto che sono morti 98 ragazzi all’interno dell’istituto tra il 1914 e il 1973 e dall’inizio delle ricerche ha portato alla luce diciannove tombe rispetto alle trentuno già emerse, il totale è di cinquanta tombe: “È molto più di quanto ci aspettassimo. Il nostro scopo era fornire una spiegazione, capire cosa è successo ai bambini e raccontare la loro storia” ha dichiarato l’esperto. “La versione ufficiale – scrive The Independent – spiega che tutti i bambini sono morti per incidenti come incendi, annegamenti o cause naturali”, Kimmerie racconta il caso di Billy Jackson, morto per ‘insufficienza renale’ ma ci sono prove che il ragazzino è stato picchiato per due settimane fino al ricovero in ospedale: “Crediamo che sia morto per via delle percosse”. “The White Boys” è il nome del gruppo di ‘sopravvissuti’ che ha chiamato a raccolta tutti quelli che avevano voglia di condividere i loro ricordi dolorosi. C’è un testo che raccoglie le testimonianze “The White Boys House: An America Tragedy” dove l’istituto viene definito “un campo di concentramento per i ragazzini”. Robert Straley ha messo su il sito whitehouseboy.com per raccontare la sua esperienza, l’uomo aveva tredici anni quando è finito nel riformatorio: “Si divertivano a picchiare i più piccoli perché sapevano che non si sarebbero mai presentati con un mattone in mano di fronte alla loro porta”. Le torture venivano definite “disciplina” è così che forgiavano i ragazzi e correggevano i loro difetti: “Li hanno frustati nudi”. Thomas McSwaine, 42 anni, conosce tutte le storie sul riformatorio, scrive The Independent e racconta un episodio: “Una volta i guardiani hanno svegliato alcuni ragazzi, li hanno portati all’esterno nel campo e hanno detto di loro di sparare alle ‘cose in movimento’: hanno dovuto sparare a dei ragazzini neri all’interno del campo”.

I RACCONTI – John Trott racconta che i dormitori erano strettissimi e ha detto: “Sono sicuro che ci fossero anche violenze sessuali ma non ho mai assistito”. L’uomo nel 1965 era uno studente quando è andato in visita al campo la prima volta e da quella volta è tornato nel riformatorio ogni anno: “Non posso negare che si facesse uso di ‘cinghia’ ma non posso confermare le accuse di omicidio”. Robert Straley è stato mandato nell’istituto perché “era scappato” da casa nel 1963 e racconta: “Non ho mai sentito nessuno urlare tanto quanto in quel posto, mi picchiavano con un oggetto più pesante di una mazza da baseball”. Il professore Kimmerie ha intenzione di allargare le ricerche oltre al cimitero già scoperto e ha chiesto il permesso di iniziare il processo di riesumazione dei corpi: se le indagini confermano i sospetti di omicidio, l’inchiesta diventerà penale e porterà a provvedimenti giudiziari. C’è anche chi come Glen Varhadoe cerca lo zio Thomas arrivato nel riformatorio il 22 settembre 1934 e morto prima della fine di ottobre: la famiglia è stata avvisata della scomparsa tramite una lettera che dichiarava ‘È troppo tardi per il funerale’. Thomas, secondo la fonte ufficiale, sarebbe morto di polmonite e anemia ma Glen chiede: “Come può un bambino di tredici anni in perfetta salute andare in un istituto e morire di polmonite in trentacinque giorni?”. Nessuno sa dove Thomas è sepolto e le speranze di Varhadoe sono nelle ricerche del team di Kimmerie. “Vorrei solo riportarlo a casa, lontano da Marianna. Questa è la mia missione”, dice la nipote.

(Photo Credit/Npr/Cnn)