di Dario Ferri
postato alle 10:41 del 23 ottobre 2008 in La rubricaTorna alla home

Se ancora non ve la siete fatta sotto a causa della Grande Tragedia Finanziaria, allora non avete controllato bene cosa vi siete comprati in questi ultimi anni. Però, se avete in tasca roba sicura - tipo un index linked - fareste bene a leggervi anche il resto.

Non aveva fatto a tempo Lehman Brothers Holding a terminare il filing per il chapter 11 che già fioccavano in Italia le rassicurazione del sistema bancario: “esposizione minima“; “perdite limitate“; “Lehman chi?“. Probabilmente il risparmiatore italiano avrà tirato un sospiro di sollievo: a meno di non avere il nome Lehman nel proprio portafoglio titoli, si sarebbe fatto bastare l’andamento generale dei mercati (che già non c’era molto da stare allegri - adesso poi…). Forse un piccolo check-up sarebbe comunque d’uopo, dal momento che un bel numerone rosso col logo “Lehman Brothers” a margine potrebbe venire fuori dove uno meno se l’aspetta. Il primo fronte è quello di fondi comuni e sicav: in questi casi le società di gestione sono (o meglio, dovrebbero essere) abbastanza solerti  nell’inviare comunicazione dell’esposizione al momento del default, con una stima delle perdite effettive. Qualcosa il nostro risparmiatore avrà perso: soprattutto nel comparto obbligazionario. I broker americani hanno sempre pagato tassi interessanti a fronte di conti economici brillanti e prediligere il brevissimo periodo al medio lungo non è una caratteristica esclusiva degli amici oltreoceano. In ogni caso, un’occhiata all’andamento del valore della quota dovrebbe chiarire tutti i dubbi.

TU GUARDA - Il secondo fronte è quello più complicato, dal momento che fa parte del magico mondo della finanza strutturata: le polizze index-linked. Si tratta di strumenti finanziari veri e propri travestiti da prodotti assicurativi, che in quanto tali presentano vantaggi interessanti per il sottoscrittore: non possono essere oggetto di pignoramento, e in caso di morte sono esenti da tassazione e non rientrano nell’asse ereditario (molto comodo se volete lasciare qualcosa all’amante senza che vostra moglie vada in tribunale). I vantaggi maggiori, però, sono ovviamente per chi le colloca: infatti la struttura commissionale di questi prodotti è decisamente opaca; non è un caso che l’emissione di index-linked sia andata aumentando di anno in anno nel mentre che altri strumenti tradizionali (risparmio gestito anzitutto) diventavano più trasparenti* causa Mifid. Veniamo allora all’angolo del piccolo ingegnere finanziario e costruiamoci la nostra index, la “fu-Greg rendimento garantito“. Prendiamo uno zero-coupon bond, ovvero un’obbligazione che ripaga solo il capitale a scadenza, senza l’ombra di una cedola: il prezzo dell’obbligazione dipende negativamente dal tasso d’interesse, quindi le obbligazioni di emittenti che pagano tassi più alti (perché più rischiosi) si comprano a meno. La scelta ricade su una bella Unicredit 12/2013, che tanto hanno detto che il sistema bancario italiano è sano, che paga (diciamo) un ricco 5.70%: il prezzo di acquisto si aggira quindi in area 76 € per 100 € di capitale a scedenza. Considerando che il nostro risparmiatore ci dà 100 € di capitale, abbiamo 24 € da spendere per tutto il resto. Diciamo che in questo momento di panico una buona proposta per il nostro risparmiatore potrebbe essere un qualcosa legato all’andamento dell’oro (N.B. L’autore non è sicuro che si possa, ma facciamo finta): chiamiamo allora la nostra Investment Bank di fiducia e ci facciamo quotare un’opzione sull’oro con scadenza tra 5 anni e strike a 700 €: l’opzione pagherà a scadenza la differenza (se positiva) tra il prezzo dell’oro e 700 €. La nostra Investment Bank di fiducia, la J.T. Marlin, ce la quota 10 € per 100 € di capitale; abbiamo ancora 14€ da spendere! Diciamo che per invogliare il cliente inseriamo una cedola del 3% per gli anni dal secondo al quarto, che ci costano altri 7.5 €: siamo rimasti con 6.5 €, che tratteniamo come commissioni per pagare i nostri stipendi, la rete che colloca le polizze etc. Prego notare, quindi, che al momento dell’emissione la polizza vale 93.5 € quindi, se l’investitore dovesse venderla, il giorno dopo tanto gli darebbero: niente di male, se non fosse che spesso l’investitore questo non lo sa.

E ADESSO? - E veniamo a Lehman. Immaginiamo di aver strutturato qualcosa di simile lo scorso anno usando un’obbligazione Lehman: ricordiamo che la componente obbligazionaria è quella che assicura il rimborso del capitale a scadenza! Essendo Lehman fallita, le sue obbligazioni ripagheranno al massimo un “recovery value” - il liquidatore vende tutti gli attivi e con i proventi ripaga i creditori sulla base di un ordine prestabilito. Quello che sembra certo è che i nostri investitori non rivedranno i 100 € di capitale a scadenza! Certo, la componente “index-linked” potrebbe essere andata molto bene, “mascherando” le perdite… Ma visto l’andamento dei mercati si tratta di una magra speranza. A questo punto, il risparmiatore farebbe bene a rileggersi i contratti che ha firmato, in particolar modo controllando chi è l’emittente dell’obbligazione sottostante e se la compagnia assicurativa si assume obblighi particolari in caso di default dell’emittente. A quanto pare i casi del genere non sono pochi.

* Qualcuno potrebbe rispondere: “Ehi! Sul risparmio gestito la mia banca è sempre stata molto chiara sulle commissioni”. Indubbiamente. Problema: qual è la commissione effettiva della gestione patrimoniale “Rockerduck”, che secondo il contratto costa lo 0.2 % l’anno ed investe in fondi dello stesso gruppo che hanno una commissione di gestione dell’1% l’anno? Spero di aver reso l’idea…

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