Italia contro UE: economia, ambiente e il futuro che ci attende
21/10/2008 - GLI ERRORI DELL’ITALIA - Il punto è controverso. E’ giusto che tutti facciano i sacrifici, ed è anche vero che sembra effettivamente che noi ne dobbiamo fare più degli altri. Però la colpa è nostra: l’obiettivo Ue per garantire un
GLI ERRORI DELL’ITALIA - Il punto è controverso. E’ giusto che tutti facciano i sacrifici, ed è anche vero che sembra effettivamente che noi ne dobbiamo fare più degli altri. Però la colpa è nostra: l’obiettivo Ue per garantire un contributo equo di ogni Stato membro tiene conto dei limiti di Kyoto (ridurre entro il 2020 del 20% almeno le emissioni di gas rispetto al 1990), ma anche dei livelli di emissione raggiunti nel 2005 (nessun paese dovrebbe essere tenuto a ridurre entro il 2020 le sue emissioni di gas serra di oltre 20% rispetto ai livelli del 2005 e nessun paese dovrebbe essere autorizzato ad aumentare, da oggi al 2020, le sue emissioni di gas ad effetto serra di oltre il 20% rispetto ai livelli del 2005). Chi tra il 1990 e il 2005 ha ridotto le emissioni, rispettando Kyoto, è avvantaggiato. Chi invece le ha ulteriormente aumentate, come l’Italia, è svantaggiato. Ma per colpe proprie, non possiamo prendercela con la crisi economica, e neppure metterci di traverso, sparando titoloni sui giornali come ha fatto il ministro Bunetta.
L’EUROPA, LA CINA, L’AMBIENTE – La terza obiezione è che è inutile un piano solo europeo, mentre gli altri seguitano ad inquinare: l’unico risultato sarebbe quello di regalare vantaggi alle imprese “straniere”,
cinesi in primis. Si tratta di un’affermazione vera solo in parte. Molti leader della UE, Angela Merkel in testa, hanno presente il problema ma hanno più volte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergenti recalcitranti (Cina, India e Brasile) è dimostrare che chi sino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l’occidente) sia credibile nel dare il buon esempio. Anche perché la Cina non ha escluso del tutto un’adesione al rinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi): infatti sta chiedendo aiuti tecnologici dall’Occidente, e ha pure fissato obiettivi ambiziosi quanto quelli dell’Ue (utilizzo delle fonti rinnovabili al 19% entro il 2020), mentre il risparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicate dal Partito comunista. Quindi anche questa obiezione è debole.
MA L’AMBIENTE PUO’ ASPETTARE? – Insomma, la posizione italiana – non si arrabbi, cara “ministro” Marcegaglia – è una posizione di retroguardia: al contrario dei proclami, non viene raccolta la sfida del cambiamento. Ma c’è un punto che taglia la testa al toro: nel frattempo, la situazione ambientale si sta aggravando. Il rapporto della Commissione STERN, redatto per conto del governo inglese, evidenzia che, in assenza di misure adeguate, i cambiamenti climatici in atto possono produrre crisi economiche e sociali su una scala paragonabile a quelle prodotte dalle guerre mondiali. Il rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU, composto da 2.500 scienziati di 160 Paesi del Mondo, lancia un monito ad agire “prima che i cambiamenti climatici sfuggano completamente ad ogni controllo”. La crisi ambientale quindi è più silenziosa ma forse più dannosa e difficile da affrontare di quella finanziaria. E il prezzo della non azione, forse qualcuno se lo dimentica, lo pagherebbero soprattutto i nostri figli.













Provocazione ma manco tanto:
Se i paese aderenti al patto di chioto si inventassero una tassa sul clima da far pagare a chi non aderisce al patto?
Noi ci facciamo il problema di rispettare il trattato di Kyoto, mentre Usa, Cina ed India se ne fregano… quindi noi spendiamo soldi per non inquinare e quelli non spendono una lira, ma combattono nel nostro stesso mercato.
Quindi… si mette una tassa “doganale” sui prodotti provenienti dai paesi non kyoto e si usa questa tassa per interventi ambientali.
Io dico pure una cosa simbolica, giusto per far capire agli altri, che il mondo è di tutti e non dobbiamo fare i virtuosi solo noi, ma che tutti devono contribuire.
Che è? suona male?
@Comicomix: Io penso più che altro che le attuali imprese, dovendo (ipoteticamente) attuare la riduzione di gas serra, si troverebbero ad avere una competitività ulteriormente depressa, non solo all’estero (dove contano poco) ma anche in Italia. L’unica cosa pensabile (secondo le corde di un qualsiasi governo degli ultimi sedici anni) è il classico “aiutino di stato”, ma non penso proprio che ci saranno modifiche così coraggiose ed impopolari dei piani economici/energetici italiani.
Per il commento a latere, concordo con la tua visione, gli aiuti di stato sono ovviamente un palliativo protezionistico che impedisce alle imprese di puntare sulla competitività. Gli investimenti in eco-business da questo punto di vista sarebbero antieconomici (per le imprese attuali) perché fonti di spese senza ritorni diretti, le quali a loro volta deprimerebbero maggiormente il mercato italiano che già presenta comportamenti assai peculiari quanto a dinamicità.
@Tetsuo: Il problema di una eventuale tassa sui prodotti di paesi che non attuino iniziative atte a salvaguardare il clima (il protocollo di kyoto non è l’unico che sia stato fatto, altre nazioni che non vi aderiscono puntano su piani differenti) è che andrebbe a toccare una eventuale valutazione dell’ “impegno” dei paesi, cosa che è di difficile valutazione. Ma il problema principale è che in un contesto commerciale internazionale imporre tasse aggiuntive incentiva i paesi colpiti a fare lo stesso, e Cina, Brasile, Usa e India cono paesi con potenzialità economiche ben oltre quelle sostenibili dall’Europa in un confronto/scontro dal punto di vista dei prezzi.
Io penso che l’Europa debba sfruttare le sue conoscenze dal punto di vista tecnologico per allettare gli altri paesi, in modo da stipulare accordi commerciali e spronare l’utilizzo di tali tecnologie per combattere l’inquinamento. La speranza dei paesi industrializzati è sempre nella ricerca, perché i paesi emergenti sono sempre avvantaggiati nei terreni meno recenti (è un discorso accennato ma andrebbe trattato eglio, spero sia comunque comprensibile).
a distanza di due mesi, dalle polemiche (del governo e non solo) e dai dibattiti (questo per esempio) alla fine il governo ha firmato. Ha firmato l’accordo europeo dopo minacce durate mesi, lanciate sotto lo slogan “l’Italia no”. Le posizioni italiane sono state criticate da più parti e supportate da pochi. Sta di fatto che..ecco qua, alla fine l’Italia ha aderito al patto dopo che le innumerevoli pressioni esercitate hanno portato a vantaggi per il paese (o solo per il governo???) avete presente l’accordo per la CO2, firmato con Eni ed Enel??? Toh guarda, abbiamo firmato l’accordo Kyoto, solo dopo aver ottenuto altri finanziamenti dall’UE. Un ottimo esempio alla Merkel per gli altri Paesi…Almeno speriamo che lo stoccaggio di CO2 possa essere davvero uan delle soluzioni come suggerito da Broeckerhttp://cambiamenti-climatici.blogspot.com/2008/12/intervista-wallace-broecker.html
@lkv
Eni ed Enel non vanno all’estero per i progetti di CO2: hanno siglato un accordo col ministro dell’ambiente per sviluppare tecnologia del genere proprio in Italia,