di Alessandro Bernardini
postato alle 11:32 del 28 maggio 2008 in EsteriTorna alla home

Il 4 gennaio 2006 Ariel Sharon è portato all’Hadassah Ein Karem sulle colline di Gerusalemme dove è operato d’urgenza. Alle 21:35 l’ANSA da Gerusalemme batte: “Il premier dovrebbe subire domani un lieve intervento al cuore che, alla luce degli ultimi sviluppi, non si sa ora se sara’ effettuato”. In realtà è colpito da ictus celebrale ed entra in coma vegetativo.

ISRAELE SOTTO SHOCK - E ora? Il comandante Arik – come viene chiamato - l’uomo del tutto e il contrario di tutto e di niente della politica israeliana dalla sua nascita, giace su un letto d’ospedale. Dopo i primi mesi in cui tutto il mondo rimane col fiato sospeso sulla sua sorte, ci si abitua a pensarlo inchiodato ad un letto attaccato ad un respiratore che lo tiene in vita e poi non se ne parla più. Sembra quasi che la storia stia aspettando che Sharon muoia per tirare le somme. In questo caso però le somme sono interpretabili e mai come in questa storia la matematica diventa opinione. Le somme israeliane, con sfumature politiche, rendono omaggio ad un figlio d’Israele, al “bullzoder”, all’eroe di guerra, allo stratega. Quelle palestinesi lo indicano come l’uomo di Sabra e Chatila, il fomentatore delle colonie, il provocatore della “passeggiata” alla Spianata delle Moschee. Due epitaffi, uno celebrativo e l’altro profanatorio com’è successo anche a Yassir Arafat. Ariel Sharon politicamente muore quel 4 gennaio del 2006 ed è lì che inizia il processo alla sua vita. Ma chi è stato Ariel Sharon e cosa ha fatto?

BIOGRAFIA - Figlio di due immigrati russi - lituano il padre e russa la madre - nasce nel 1928 nella cooperativa agricola di Kfar Mala. Il suo vero cognome è Scheinermann, i genitori adottano il nuovo cognome Sharon che in ebraico significa foresta. La sua vita è l’esercito e il suo campo preferito è quello di battaglia. Capitano a 21 anni, a 23 entra nei servizi segreti. Negli anni ’50 entra nell’Unità 101, una forza speciale creata per reagire, attraverso rappresaglie, agli attacchi palestinesi sul suolo israeliano. Nel 1953 in seguito all’eccidio di una madre israeliana e dei suoi figli, il ministro della Difesa Lavon ordina una rappresaglia contro il villaggio di Qibya. 69 palestinesi perdono la vita. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna duramente l’azione e invia ispettori per accertare le cause del massacro. Sharon è accusato pubblicamente di aver ucciso dei civili inermi. Subito dopo la 101 confluisce nei paracadutisti e scompare come corpo armato. Refrattario alle regole, più volte allontanato dall’esercito e poi reintegrato, Sharon cade e si rialza mille volte. Dopo il disastro del ’56 nel Sinai (al suo comando 40 militari muoiono per conquistare il Passo di Mitla), si riscatta con la Guerra dei Sei Giorni (1967) e con la Guerra dello Yom Kippur (1973), dove marcia verso il Cairo, ma è fermato dalla tregua. Furibondo lascia per protesta l’esercito e critica aspramente il governo per il negoziato con gli egiziani.

POLITICS - E’ il momento della politica. Nel 1973 è con il Likud, ma ne esce dopo un anno per incompatibilità. Per due anni (’75-’77) è consigliere del laburista Rabin. Il Likud vince le elezioni per la prima volta e Sharon diventa ministro dell’Agricoltura. E’ lì che da una spinta propulsiva alla costruzione delle colonie e alla violazione del diritto internazionale da parte di Israele nella logica di appropriazione della terra assegnata dalla Comunità Internazionale ai palestinesi nel 1967. Il 1982 è l’anno nero della guerra in Libano e della strage di Sabra e Chatila (due campi profughi palestinesi alla periferia di Beirut) dove centinaia di palestinesi sono uccisi dalle milizie cristiano-falangiste libanesi in un’area sotto totale controllo israeliano. La Commissione d’Inchiesta israeliana, ritiene Sharon personalmente responsabile per negligenza: “Ariel Sharon fu responsabile di aver ignorato il pericolo di strage e di vendetta quando diede il permesso ai falangisti di entrare nei campi, ed è anche responsabile di non aver agito per impedire la strage… la nostra conclusione è che il ministro della Difesa è personalmente responsabile“.

LA SPIANATA DELLE MOSCHEE - Le dimissioni sono d’obbligo e negli anni successivi Sharon salta da un ministero all’altro fino a diventare leader del Likud dopo la sconfitta elettorale di Netanyahu. Anno 1999. Il 2000 è l’anno della sua camminata alla Spianata delle Moschee che scatena l’ira dei palestinesi nella Seconda Intifada. Vince le elezioni nel 2001 e confina Arafat a Ramallah, di fatto fino alla sua morte. E’ chiamato l’anno successivo a rispondere davanti al Tribunale dell’Aja per i Crimini di Guerra sulla Strage di Sabra e Chatila. Il processo non ha luogo, in quanto Elie Hobeika, leader delle milizie libanesi al comando dell’assalto dei campi profughi, muore ucciso da un’autobomba pochi giorni prima della sua deposizione al processo. Hobeika è il principale accusatore di Sharon e annuncia di voler far luce sulla strage. Ancora oggi nessuno è stato incriminato per l’attentato. Tutte le accuse contro il premier cadono. Poi in sequenza ci sono la costruzione del Muro, il ritiro unilaterale da Gaza e la fondazione di Kadima e il ricovero in ospedale. Ehud Barak, suo avversario politico storico, in un’intervista a Repubblica dichiara che Sharon sarà ricordato dalla storia soprattutto per quello che ha fatto negli ultimi anni della sua carriera politica. Non è poi così semplice. Ariel Sharon ha scritto la storia, sta ai lettori decidere quale epitaffio prendere per buono.

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