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La nuova Lista Anemone che terrorizza la politica: c’è anche Silvio

4 settembre 2010

A volte ritornano: un centinaio di nomi, di cui alcuni nuovi, di personalità a cui il costruttore avrebbe fatto “favori”. In cambio di appalti nella pubblica amministrazione. E a sorpresa spunta anche il premier.

Una nuova lista, già agli atti dell’inchiesta, con nomi, vie e lavori realizzati dalle aziende di Diego Anemone, il costruttore al centro dell’inchiesta sulla presunta cricca degli appalti e, soprattutto, una sorta di contabilità parallela ad essa legata e ancora da trovare: l’indagine in corso a Perugia continua a riservare novità e nomi nuovi.

C’E’ ANCHE SILVIO – Gli ultimi sono usciti dal computer di Stefano Gazzani, il commercialista dello stesso Anemone. Una lista nella quale compare anche un riferimento a «Berlusconi». I pm perugini Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi non hanno però ancora attribuito un nome a quel cognome. Tra le ipotesi quella che possa trattarsi di Paolo Berlusconi, le cui aziende si occuparono dei lavori per il G8 alla Maddalena, anche se non viene escluso che il riferimento sia a lavori svolti a Palazzo Chigi. Non lo esclude neanche l’avvocato del premier, Niccolò Ghedini, che però attacca: «Come sempre vengono pubblicate notizie, coperte da segreto di indagini e senza alcun riscontro, al solo scopo di diffamare il presidente Berlusconi – afferma – La asseritamente nuova lista dei lavori eseguiti dalla ditta Anemone per quanto riguarda il presidente Berlusconi non rappresenta alcun elemento di novità». E anzi, «come già documentalmente comprovato con la precedente lista, si tratta di alcuni modesti lavori di manutenzione eseguiti dalla ditta Anemone: è quindi evidente – conclude Ghedini - che in questa lista non vi è altro se non la riproposizione dei lavori che nella prima erano indicati con la dicitura ‘Palazzo Graziolì.»

UN CENTINAIO DI NOMI – Nella nuova lista Anemone figurerebbero un centinaio di nomi, molti dei quali già presenti in un precedente elenco riferito ai lavori del costruttore, come quello dell’ex ministro Claudio Scajola. Con accanto vie e lavori eseguiti, anche se solo in corrispondenza di pochi figurerebbero delle cifre. Il fatto però che l’elenco sia emerso dal computer del commercialista Gazzani porta gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di una contabilità parallela non ancora trovata. Aspetto sul quale si stanno concentrando gli accertamenti degli inquirenti. Altro filone d’inchiesta è quello che coinvolge il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, in passato alla guida del Tar del Lazio. Da una segnalazione della Banca d’Italia è infatti emerso che sul suo conto corrente venne eseguito un versamento di 250mila euro. Soldi che sarebbero stati versati dall’avvocato Franco Gaetano Scoca, professore di diritto amministrativo e titolare di un importante studio a Roma. Nei confronti di De Lise, comunque, non sono stati ancora formulati addebiti, in attesa che gli investigatori chiariscano il perchè sia stato effettuato quel versamento. Secondo lo stesso presidente del Consiglio di Stato, però, la vicenda è già chiara. «I 250mila euro – dice – corrispondono ad uno degli assegni relativi alla vendita di una mia casa all’Argentario, per un valore di circa un milione di euro, in favore della figlia di Scoca, avvenuta con un atto notarile a fine giugno 2009». «È tutto agli atti» aggiunge De Lise affermando che andrà dai magistrati perugini «per chiarire la mia posizione» e sottolineando di sentirsi «indignato per questa campagna mediatica»: «prima di sbattere il mostro in prima pagina – domanda il magistrato – non vi era un dovere deontologico di informarsi su come stanno le cose?». Nell’inchiesta in corso nel capoluogo umbro non ci sono comunque al momento nuovi indagati. In ferie sono ancora i pm Sottani e Tavernesi che rientreranno al lavoro la prossima settimana, quando faranno il punto della situazione. In vista non sembrano esserci nuovi interrogatori perchè i magistrati sono intenzionati ad aspettare prima i risultati dei nuovi accertamenti. Poi, in autunno, la procura perugina potrebbe cominciare a chiudere alcuni dei filoni d’inchiesta.

(ANSA)

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