Inchiesta

Quando si dice l’eccellenza nella PA: ecco la storia delle tasse a Roma

3 settembre 2010

Il girone infernale della gestione dei tributi nella Capitale è degno di un romanzo horror. Fra scatole cinesi comunali, dipendenti non pagati e servizi del Comune affittati a peso d’oro, la vicenda di Gemma SpA, anzi no, RomaEntrate SpA, anzi no, AequaRoma SpA.

Quella che raccontiamo è una storia abbastanza comune. E’ la storia della pubblica amministrazione, del concreto provvedere, della forza dello Stato che arriva vicino al cittadino. Perchè non servono a nulla i discorsi sui massimi sistemi se non a capire dove, come e quando va riparata la panchina del giardino sotto casa. E quella che affrontiamo è la storia di uno dei comparti più presenti e problematici dell’amministrare una comunità di persone, quella che poi si chiama città.

TASSE, TASSE E ANCORA TASSE – Una grande città, la capitale d’Italia, Roma. Roma e il suo rapporto con il suo bilancio. Per la precisione con il capitolo del suo bilancio che riguarda le entrate. Come si finanzia un colosso amministrativo come Roma, una città suddivisa in oltre 15 amministrazioni di prossimità chiamate municipi? Da dove arrivano i soldi per operare, per amministrare, per riparare le panchine, per rifare le strade, per erogare i servizi necessari al cittadino? Servizi che sono molti e molto importanti, data la scelta forte per il decentramento amministrativo che le più recenti riforme costituzionali hanno consacrato nella nostra Carta fondamentale; servizi che, ovviamente, hanno un costo. Ebbene, la risposta è molto semplice: una città, come ogni pubblica amministrazione, si finanzia con le tasse. Alcune di competenza statale, che vengono poi trasferite al bilancio del Comune; altre di competenza locale, che vengono escusse direttamente dall’amministrazione cittadina. L‘ICI, prima che venisse abolita, la Tarsu, l’imposta per i rifiuti solidi urbani, le imposte di catasto. Ci occupiamo solo di queste ultime, delle imposte cittadine, in questa nostra storia.

GEMME PREZIOSE – 1997: al Comune di roma c’è Francesco Rutelli, primo esponente a sedere in Campidoglio di quel lungo ciclo di centrosinistra che si apre con i vari mandati dell’ex pupillo di Marco Pannella, uno dei fondatori dell’ambientalismo italiano, enfant prodige che batterà addirittura Gianfranco Fini nonostante il sostegno dell’allora ambizioso e rampante politico Silvio Berlusconi; e che si chiude con la Roma delle luminarie voluta dal sindaco d’Italia, Walter Veltroni, che poi abbandonerà la poltrona che più fortemente aveva voluto nella sua vita politica per inseguire il sogno di un’ “Italia moderna”, che si poteva fare, secondo lui, ma poi non s’è più fatta. 1997, dicevamo: il Comune di Roma, con delibera numero 273 costituisce una società mista, chiamata Gemma SpA. Inizialmente a capitale prevalentemente pubblico, la partecipazione del quale scende però velocemente al 20% complessivo, la Gemma (un acronimo che sta per Gestione, Elaborazioni, Misurazioni e Monitoraggi per l’Amministrazione), viene affidata a Renzo Rubeo, volto noto del sottobosco della politica capitolina. La descrizione del suo percorso personale possiamo ricavarla da un pezzo ad hoc uscito sull’Unità, che ne parla come del titolare di un “impero”. Rubeo è un pezzo di quel circondario della politica romana che, manco a dirlo, nella prima Repubblica gravita intorno ai vari pezzi della Democrazia Cristiana – può essere indicativo ricordare che l’ufficio di Rubeo è a piazza San Lorenzo in Lucina, subito sopra a quello di un certo Giulio Andreotti. Inizialmente è socio di minoranza della Gemma, ancora controllata in prevalenza dal Comune; poi, inizia a fagocitare i suoi soci. “Acquisce la quota di Italia Lavoro”, scrive l’Unità “e quella degli altri privati, restando unico azionista di Gemma, insieme al Comune di Roma, che, per ora, continua a detenere il suo 20%. Ma che, secondo le indicazioni del decreto Bersani, dovrebbe abbandonare anche quello.”

FLASH FORWARD – Inizia dunque la gestione Rubeo della Gemma SpA, società incaricata dal Comune di Roma di gestire il comparto entrate. Due i campi d’azione: le entrate tributarie, e la delega alle operazioni dell’ufficio condoni, dunque la delega a riscuotere quelle entrate tributarie una tantum che il Comune percepisce dai cittadini ansiosi di regolarizzare la loro posizione tributaria per evitare danni ulteriori. La macchina cammina, fino a che, come è banale sottolineare, si inceppa. Facciamo un salto in avanti fino ai giorni nostri, non perchè quello che è successo nel frattempo non ci interessi, ma perchè gli eventi recenti sono esemplificativi dell’intera vicenda, ovvero la conferma di quel brutto stereotipo che la Pubblica Amministrazione si porta dietro nel nostro paese. Insomma: nell’aprile 2010 i pubblici ministeri Sergio Colaiocco e Delia Cardia iscrivono nel registro degli indagati i vertici di Gemma SpA, congiuntamente agli assessori all’urbanistica delle amministrazioni Veltroni (Roberto Morassut) e Alemanno (Mario Corsini). Come riassume il diretto interessato, Corsini, a Repubblica del 4 maggio 2010, “in sostanza mi si accuserebbe di aver favorito la società Gemma, ex partecipata dal Comune di Roma cui la precedente amministrazione aveva affidato il compito di svolgere pratiche sul condono edilizio, per aver realizzato un atto aggiuntivo che ha permesso di definire oltre 30mila pratiche in quattro mesi. Il contraccambio di questo favore sarebbe il mantenimento all’interno del mio staff di un dipendente della stessa società che ho trovato lì. Inoltre mi si imputerebbe di aver tentato di costringere un mio dirigente a effettuare pagamenti non dovuti in favore di tale società”.

8 commenti a Quando si dice l’eccellenza nella PA: ecco la storia delle tasse a Roma

  1. Rado il Figo

    TUtto questo, curiosamente, non è verificabile.

    In realtà è verificabile: per legge affitti e cessioni di azienda sono atti notarili da depositare nella Camera di Commercio competente. Alla quale si può richiedere copia dell’atto, anche per via telematica (ovviamente dietro pagamento).

    • Tommaso Caldarelli

      Certo, è normale che da qualche parte nel mondo l’atto a cui si fa riferimento sia rintracciabile. La domanda è: perchè, nella versione accessibile al pubblico e liberamente reperibile su internet, l’allegato manca? Prima ci facciamo belli, facendo vedere “quanto-siamo-trasparenti”, e poi omettiamo le parti critiche e che ci fanno meno comodo? Ottimo :)

  2. renudo

    Verificabili sono anche le fatture intragruppo per prestazioni “forse” mai rese nel corso degli anni.

    • neruda

      diciamo che la sua ricostruzione è quasi senza errori…infatti aequa non è una nuova società….ma solo Roma Entrate che cambia nome! cmq le consiglio di andare a vedere la galassia delle società del Rubeo…o forse dovrei dire exsocietà…vada a cercare…sicuramente troverà molto altro! buon divertimento ;)

  3. Renudo

    Ad esempio EDH Italia; Italeco; Edicomp Holding; industrie abbate; edicomprint etc … a aggiungo la Fondazione Nuova Comunicazione ed anche Mirabilia. Dimenticavo quella società di Parma … la Tibim immobiliare sempre sulla Tiburtina c’è un bell’immobile dei consoli, ma chi lo compra? Alfredo? si legga l’articolo su Panorama del giugno 2008 a proposito di tasse e Rubeo! Veda se ci sono fatture pagate a Capitano per cosa? Veda il valzer dei dirigenti in Gemma, in Italeco etc. di parenti assunti, del parco macchine, dei telefoni aziendali. Veda anche quante assunzione ha effettuato Gemma di persone che erano in capo delle società riferibili al Rubino dal 2001 ad oggi e veda se il TFR maturato alla dipendenze di quella società è stato liquidato ai dipendenti o trasferito come debito nel patrimonio di Gemma senza che finanziariamente fosse corrisposta la “moneta”. Bella liberarsi e caricara di debiti una società partecipata al 20% dal Comune di Roma e quindi pagata con i soldi dei contribuenti romani. Vediamo se è interessato a fare una bella inchiesta sulla gestione Rubeo di Gemma. D’altronde è anomalo che nel nostro paese un provato qual’è Rubeo possa licenziare, come ha fatto, più di 600 persone a Roma, senza che nessuno salga sul Colosseo vista la latitanza dei massa media nazionale, guardate Eutelia dove non ci sono soldi pubblici in ballo come invece in Gemma. I sindacati chi sono? dove sono? e cosa hanno fatto in questi anni? i lavoratori? nessuno che occupa, grida compie atti eclatanti per balzare alla cronaca? NIENTE il silenzio e si veda che è questo va bene a tutti. Ma a me CONTRIBUENTE no! Che fine hanno fatto i soldi delle mie tasse con i quali è stata pagata la Gemma?

    • renudo

      Dimenticavo … Le sembra ortodosso che una società che non paga stipendi da mesi, che ha i conti bloccati, che da li a poco va in liquidazione, ASSUMI diverse persone?
      A quale scopo? Forse e dico forse perchè sarebbe interevuta la mano pubblica, E QUINDI I SOLDI DI NOI CONTRIBUENTI, per riassumere tutti?
      Eh no! non va proprio così, qualcuno latita!
      Dimenticavo la società di Parma si chiama SSDI.

  4. massimo

    E’ vero, la questione Gemma, condono e Roma Entrate è un grande casino, ma, mi dispiace dirlo il tuo articolo ne aggiunge solo altro. L’argomento è una sicura opportunità per una seria inchiesta giornalistica, ma per fare questo ci vuole professionalità,precisione, impegno e tempo nonché costante ricerca dei riscontri. Non basta spiluccare su internet e fare affidamento su qualche voce di corridoio.
    A proposito di riscontri, per leggere il famoso allegato “B” basta andare sul sito del comune di roma, accedere alla pagina delle delibere e selezionare quella di consiglio comunale n. 185 del 2005. ops….c’è il documento completo di tutti gli allegati.
    Più pubblico di così…..

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