di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 14:44 del 20 ottobre 2008 in La rubricaTorna alla home

Il patriottismo economico è l’ultima favola per difendere lo status quo economico e finanziario del nostro paese. Servirà? Forse, ma il rimedio sarebbe peggiore del male

C’è un fantasma paraculo che si aggira per l’Europa: quello del patriottismo economico. E il paradosso è che, per una volta, l’italia ne è particolarmente affetta: strano, visto che di solito dal dibattito europeo siamo assenti. Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti ne sono i più assidui sostenitori: “Non c’è da scandalizzarsi - dice Silvio corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio - se le nostre imprese verranno aiutate, ove necessario, anche se non so ancora come. A difendere l’italianità delle aziende contro le opa ostili ci penserà una modifica della normativa vigente“. Quale? Dice il Giornale: “Due le strade percorribili per le nuove norme in materia di Opa. La prima modalità è rappresentata da un emendamento del Tesoro a uno dei due decreti legge sulla stabilità finanziaria attualmente all’esame della commissione Finanze alla Camera. La seconda è costituita dall’emanazione di un nuovo decreto legge contenente le modifiche al Testo unico della finanza, anche se il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nei giorni scorsi ha lasciato trasparire la propria preferenza per la prima soluzione. La principale innovazione (sottoposta al vaglio di Consob e Bankitalia) dovrebbe riguardare la riforma della passivity rule, la norma che impedisce alle società sotto Opa di adottare misure difensive senza il consenso dell’assemblea“. Ma a sinistra non mancano i volontari portabandiera, come quel simpatico pupo di Francesco Rutelli: “Dobbiamo difendere asset strategici, come il comparto energia, la telefonia, le imprese che lavorano per la nostra sicurezza”

ZITTI, PARLA IL MARITO DELLA PALOMBELLI - Oggi Rutelli se la prende con i fondi sovrani, e a ragione: considerate che da soli detengono ben lo 0,3% delle aziende quotate alla Borsa di Milano, come riferisce il Sole 24 Ore. Non solo: i libici della La.Fi.Co., sono entrati nel capitale di Unicredit per garantire così così il sostegno del titolo e - soprattutto - del consiglio d’amministrazione, specie se dovessero entrarci a breve. Peccato per Alessandro Profumo che Gheddafi e soci siano rinomati per entrare nelle partite economiche italiane soltanto quando in qualche modo c’entra anche il loro “amicoCesare Geronzi - d’altronde, Giulio Andreotti ha seminato bene. Insomma, dopo Fabrizio Palenzona, se davvero entreranno nel cda, gli “osservatori speciali” dell’amministratore sempre meno delegato cresceranno di numero. Questi libici non sono pericolosi, secondo il governo (anche se si dice che Tremonti si sia lamentato, ma probabilmente per puro spirito di contraddizione, o forse perché rivede in qualche grande banchiere oggi seduto su un’autorevole poltrona l’ombra di Antonio Fazio: d’altro canto, si conoscevano anche troppo bene - per essere vigilante e vigilato - i due…). Gli altri stranieri sì. No pasaran, gridano dal Piave. Il quale non si azzardi a mormorare, neh? ‘che qui abbiamo la memoria lunga. 

BRAVA GENTE, IL CIEL L’AIUTA - Anzi, c’è di peggio. In realtà, non saranno solo quelli che ricordava prima Rutelli, i settori nei quali la manina pubblica si prodigherà in favore dei proprietari in difficoltà, nel nome dell’italianità. Aiuti per l’auto sono in programma, per dirne una, così come se a finire nelle peste fosse qualcun altro, di sicuro si troverebbe un motivo per tutelarlo. Anche se, a dire il vero, la storia ci dice che non risulta sia accaduto alcunché di pericoloso nei settori in cui si è deciso di far entrare lo “straniero“. La telefonia (mobile), citata come al solito a sproposito da Rutelli, è simbolica: il rapporto di 3 gestori italiani e uno straniero si è ribaltato, senza che la sicurezza nazionale ne sia stata danneggiata. Anzi, per un periodo piuttosto lungo la telefonia, nelle tabelle dell’inflazione dell’Istat, ha spesso registrato robusti segni meno. Adesso, semmai, il problema è che i due operatori più grossi non si accordino per sbattere fuori i due più “piccoli”. La Peroni è stata venduta a un’azienda sudafricana, ma non risulta che la birra  abbia cambiato sapore. Quindi, quale è il problema? Il problema è che, anche se sembra che stiamo parlando di ideali, in realtà con la stupidaggine dell’italianità si agisce a tutela di interessi squisitamente privati. Che però si cerca di difendere facendo credere che si stia parlando d’altro. Vogliamo ricordarlo con una citazione?

COMMENTI (5)STAMPA - FALLO LEGGERE