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The Gatekeepers: il documentario che cambia l’immagine d’Israele

Sbarca alla cerimonia degli Oscar il film che mette fine alla favola dell’esercito israeliano come “il più morale del mondo”, e non solo.

UN FILM CHE PUO’ FARE LA STORIA – Dror Moreh è il regista israeliano di The Gatekeepers (I Guardiani) , un film documentario costruito attorno alle interviste dei sei capi dello Shin Bet, i servizi segreti interni israeliani, l’altra faccia del Mossad che si occupa delle operazioni all’estero. I sei uomini che lo hanno guidato dalla fondazione fino a quando l’attuale capo non ha assunto l’incarico e nel documentario dicono la loro sulle loro esperienze e sul passato e futuro d’Israele. Non è non può essere un film “di sinistra”, secondo quanti lo hanno già visto è anzi un brutale bagno di realtà e bisognerà vedere che effetto farà a un paese che da decenni vive, per ammissione degli stessi intervistati, in una realtà alternativa.

UN HORROR – Il titolo di un recente articolo di  su Haaretz afferma che dovrebbe essere in nomination per il miglior film horror, perché in effetti per Israele è terribile che i sei gran sacerdoti della sicurezza israeliana abbiano deciso oggi di parlare tutti insieme per dire ai loro compatrioti che il paese è diretto al disastro, a causa della volontà colonizzatrice e dell’immoralità della lotta che Israele conduce contro i suoi nemici.

UN’OPERA DI QUALITA’ – Molti li hanno criticati come quelli che sputano nel piatto dove hanno mangiato per andare al banchetto di Hollywood, ma è chiaro che si tratta di critiche campate in aria, anche perché  la politica non ha ancora fiatato, nonostante il contenuto del film sia ormai pubblico e sia finito in nomination soprattutto per l’eccezionale valore storico e politico, cha detta degli esperti e delle recensioni pare sia stato valorizzato al meglio dal regista, che ha confezionato un prodotto notevole.

NESSUN FRAINTENDIMENTO – E non basta, perché nell’imminenza dell’uscita del film Yuval Diskin, uno dei sei, ha ribadito giudizi durissimi su Neatanyahu, che dal film esce a pezzi e che da settimane sta cercando inutilmente di formare un governo dopo aver vinto inutilmente le elezioni, un disastro d’immagine che non gli gioverà. La botta è stata tale che Netanyahu ha deciso semplicemente di non replicare, non parla del film, non parla degli ex capi dello Shin Bet, silenzio su tutta la linea ha detto il suo portavoce. Secondo Moreh, che sembra condividere l’opinine degli intervistati, questo: “Dice di lui più di quanto dica del film“, e non solo perché la nomination di un film israeliano di solito è accolta con la fanfara e i politici fanno la gare per congratularsi e parlarne, come in molti altri paesi del mondo.

PER NOI O CONTRO DI NOI – Si chiede Yossi Klein a proposito del film se: “ È stato scelto dai Gentili per dare una pugnalata agli ebrei, e gli ebrei non sanno che come reagire? È per noi o contro di noi? Da un lato mostra un’acuta presa di coscienza. Dall’altro lato, dov’era questa presa di coscienza quando avrebbe potuto far bene?