L’ospedale San Raffaele di Milano sta forse pensando a un nuovo avveniristico reparto?
Ho fatto il pre-ricovero una settimana fa. Gli esami pre-operatori, c’è scritto dappertutto a caratteri cubitali, valgono 30 giorni. Quindi entro un mese ti devono operare per forza. Aspetto che mi chiamino per l’intervento e nel frattempo vado a una visita a ginecologia oncologica che mi hanno fissato loro e che certo io non ho richiesto. Oggi pomeriggio vado al San Raffaele a fare questa visita, come c’è scritto sul foglietto che mi hanno dato, il quale foglietto riporta
timbro e firma del medico. Vado a pagare il ticket e loro mi comunicano che la mia visita non è prevista. Mostro il foglietto e allora mi mandano a fare la visita, perché è prevista. Arrivo, il medico che deve visitarmi non c’è. Ha marcato visita. Arriva un giovane medico che mi chiede chi sono e cosa voglio. Mostro gli incartamenti del prericovero, costato quello che è costato alle finanze dello stato, e lei sbianca. Sparisce per dieci minuti e arriva con il chirurgo che mi dovrà operare, il quale mi comunica che non figuro nella sua lista di interventi per i prossimi dieci secoli giacché il mio intervento è in lista in oculistica. Oculistica?
ERRORI – Mi sorge una domanda: ma all’ospedale San Raffaele del Monte Tabor dove ritengono sia sito l’apparato riproduttivo femminile? Vicino agli occhi? Pensa, ero convinta che dalle parti degli occhi ci fosse il cervello, ma questo perché non sono ginecologo. Il chirurgo, che si vede lontano un chilometro che è in gamba, ha la faccia di cera di quelli che sanno che un collega ha fatto una cazzata e bisogna pararsi il sedere. Solo che il collega è partito oggi per le vacanze e lui ha ripreso servizio stamattina di ritorno dalle ferie. Così lui e l’altra liquidano la faccenda dicendo che sono i fraintendimenti che capitano ad agosto. Sarà, comunque tanto la pellaccia è la mia e loro manco guardano i miei esami clinici, presi come sono a sistemare il qui pro quo. Adesso devono operarmi per forza, accidenti. Hai presente cosa succede se don Verzè scopre che i suoi dottori fanno questo genere di sbagli? Li infila nella pentola dell’olio santo bollente per una settimana e poi li fa stare in ginocchio sui ceci per un’altra. E fa bene. Dicono che non ho fatto la TAC. Perché, dovevo fare la TAC? Nessuno me l’ha prescritta. Mi fanno l’impegnativa però poi mi dicono che l’esame è urgente e che loro non possono mettere il bollino verde che permette di eseguire l’esame entro 72 ore. Mi chiedono se il mio dottore è uno che i bollini verdi li mette facilmente o se fa storie con le urgenze (E perché mai dovrebbe fare storie con le urgenze? Perché gli piace andare ai rinfreschi funebri dei pazienti?) e infine mi spiegano che devo andare dal mio curante e farmi fare un’impegnativa uguale a quella che mi consegnano (cosa pensano, che il mio dottore non sa compilare le impegnative e ha bisogno del fac simile?), ma con il bollino, e poi devo tornare come una gazzella (zoppa) al San Raffaele e farmi fare una TAC d’urgenza perché non c’è tempo da perdere. Però devo farla lì da loro, perché non si fidano delle TAC fatte da altri. Ma scherziamo? C’era tempo da perdere se io rischiavo la peritonite e loro non facevano la cazzata, ma siccome adesso c’è la loro cazzata allora la fretta è aumentata. Tanto meglio per la mia sopravvivenza.
INFINE - Dicono che prima della TAC è obbligatorio effettuare un esame del sangue che si chiama elettroforesi delle proteine. Però per l’esito di questo esame obbligatorio ci vogliono due giorni e quindi ricapitolando io devo fare in urgenza domani un esame clinico per fare il quale mi serve un esame clinico che se mi va bene posso avere dopodomani, altrimenti lunedì. E come faccio, di grazia? Suggerisco (ma devo essere io a dirglielo?) che mi hanno tolto un litro di sangue una settimana fa, che hanno lì davanti il computer con la mia cartella clinica e che magari si può vedere se c’è anche quel dato lì. Non c’è. C’è tutto meno quello. Andiamo bene. Non ci avranno pensato, mi dicono. Si vede che in oculistica non è di moda la TAC. Esco sconfortata da un ospedale che è un’eccellenza italiana, dopo aver parlato con bravi medici che però si comportano in modo confuso dal punto di vista burocratico. Prima di congedarmi mi domandano se comprendo il motivo per cui mi devono operare in fretta (perché, la fretta è così?). Ho pensato di tirar loro una ciabatta, come faceva mia nonna quando dicevo una cosa che lei considerava troppo stupida. Poi mi sono astenuta dal gesto, perché non volevo trascendere davanti agli occhi di due ginecologi, che di occhi si sa se ne intendono. Domani devo superare l’ostacolo della TAC. Dico ostacolo perché quando stai male non avresti voglia di affrontare questi sciocchi imprevisti. Poi li affronti, ma vorresti che qualcun altro se ne occupasse. Vorresti essere accudito, proprio come non hanno fatto oggi in un istituto di cura di cui mi fido, ma che forse si approfitta troppo del credito e della stima di cui, peraltro giustamente, gode. Mercoledì prossimo ho appuntamento con il chirurgo. Se non mi dice quando mi operano stavolta la ciabatta gliela tiro.


L’ho letto a salti perché mi sento male..
Complimenti: hai scritto un pezzo godibilissimo nonostante scrivessi di te stessa e della tua salute! Leggerlo è stato un altalenarsi tra il voler almeno sorridere (per l’ironia con cui è scritto) e il voler piangere pensando che tu, soggetto scrivente, hai vissuto quanto scritto e che sicuramente non lo stai trovando divertente. Mi chiedo quanti si trovino nelle tue condizioni…
Chiudo lasciandoti un caro abbraccio,
Lisa
Auguri.
Io avrei un trozzolo (zoccolo) non ancora collaudato^^