In Russia la blogosfera è l’ultimo baluardo contro la censura
01/09/2010 - Oltre la metà dei moscoviti che usa internet ha un blog, e una rete capillare e diffusa di citizen journalist fa del web russo la vera barriera d’arresto di un potere, sempre sull’orlo della corruzione e del populismo. Ma fino
Oltre la metà dei moscoviti che usa internet ha un blog, e una rete capillare e diffusa di citizen journalist fa del web russo la vera barriera d’arresto di un potere, sempre sull’orlo della corruzione e del populismo. Ma fino a quando i blogger resisteranno?
Un lungo servizio di Der Spiegel racconta la storia della blogosfera russa. Numeri importanti, se pensiamo che il 50% degli abitanti di Mosca che usa internet possiede e aggiorna quotidianamente il suo blog. E un significato che va ben oltre il fenomeno di costume: e chi ha un poco presente la situazione politica del gigante degli Urali, non potrà non capire l’entità della notizia.
IL WEB E’ LIBERTA’ – Immaginiamo una rete di blog, capillare e diffusa, che in Russia si sta pian piano sostituendo ai tradizionali organi di stampa. Quelli che dovrebbero fungere da argine al potere, quelli che dovrebbero esercitare il controllo diffuso, a favore dei cittadini, e che però in Russia non sempre lo fanno. “I giornali sono spesso in mano ad oligarchi allineati al governo”, scrive lo Spiegel; e così il tradizionale compito del cane da guardia, solitamente appannaggio della libera stampa, viene caricato sulle spalle dei cittadini bloggers. E la domanda è: quale livello di libertà ha intenzione di garantire la Madre Russia a questo fenomeno vitale, emergente e in crescita? Deciderà di comportarsi come un paese occidentale, garantendo libertà di espressione ai suoi cittadini sul web, o seguirà le impronte di “regimi autoritari come la Cina che stanno da tempo cercando di controllare la rete – e mediante essa, i suoi cittadini?”
I BLOGGERS MIGLIORI - Domande non da poco, in un paese in cui i giornalisti vengono uccisi – il nome di Anna Politovskaja non vi suonerà nuovo – mentre i blog sono l’unica finestra libera per il dissenso, l’unica possibilità che ha il dissidente Gary Kasparov di parlare più o meno apertamente, l’unica occasione per i contestatori della gestione Putin-Medvedev di prenderli in giro mediante un fotomontaggio, con su scritto “Tanto mentono sempre”. “Non c’è niente da fare, i blogger russi sono i migliori”, dice Brad Fitzpatrick, fondatore di Livejournal, piattaforma internazionale di blogging fra le più note. In un paese da 130 milioni di abitanti, di cui 60 milioni passano le loro giornate al pc; in cui i blogger riescono a far dimettere un primario di un ospedale perchè corrotto, ci sono anche però molte ombre.
TRACCIAMO CHI DISSENTE - Il servizio segreto russo sta da tempo spingendo perchè il governo offra una sponda legale ad un’azione forte: costringere gli Internet Provider ad installare dei particolari hardware che, su richiesta della magistratura, sarebbero in grado di tracciare tutti gli accessi degli utenti. Intanto, la Digital Sky Technologies, holding dell’IT posseduta da magnati del gas, ha rilevato in blocco la piattaforma di instant messaging ICQ, frequentata da 40 milioni di utenti. Certo, il fatto che il presidente russo Medvedev sia, personalmente, un grande appassionato di nuove tecnologie, tanto da annunciare le nuove decisioni di politica interna sul suo aggiornatissimo blog, potrebbe far ben sperare. Ma i blogger più avveduti sono scettici: “Internet è l’ultimo territorio rimasto libero”, dichiara Roger Adamagov, critico del governo emigrato negli Stati Uniti; “ma scommetto che la situazione cambierà in fretta”, conclude, pessimista.













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