Angelini non vede, Unicredit non sente, Angelucci non parla. Il destino della società giallorossa è, per ora, oscuro. Perché ognuno degli interlocutori ha qualcosa che non va. O che non torna. Anche Sawiris: ha i 140 milioni, ma anche tanti debiti.
Le loro cliniche rimangono ancora sotto sequestro. Ma la famiglia Angelucci può tranquillizzarsi per i crediti con il servizio sanitario nazionale: quelli sono ancora suoi. O meglio: di Unicredit. Proprio quella Unicredit che ha da qualche tempo individuato negli Angelucci uno degli interlocutori con cui parlare per trovare un acquirente alla A.S. Roma.
ABBIAMO UNA SQUADRA? - La banca, ufficialmente – ovvero per quanto risulta al Messaggero - vorrebbe avere gli Angelucci come interlocutore, ma “non convincono i suoi piani di rilancio della squadra”. Insomma, secondo piazza Cordusio, la famiglia proprietaria tra l’altro di Libero e il Riformista non vuole mettere abbastanza soldi nella Roma, mentre invece quei benefattori che lavorano a Unicredit vorrebbero che facesse molto di più. Non è che si capisca molto perché secondo Unicredit bisogna investire nell’A.S. Roma, eppure la banca non ha investito nell’A.S. Roma, da quando ne è diventata di fatto la controllante. Anzi: Rosella Sensi, oggi presidente esecutivo, e la struttura manageriale hanno avuto un budget di mercato ridotto rispetto ai 20 milioni che un tempo erano stati destinati alla squadra. Così Unicredit fa depauperare un asset il cui prezzo è assai variabile, vista la concorrenza di piazze sia italiane che internazionali (Genova, Torino, Napoli, Palermo). Si vede che a Unicredit non sanno fare le scelte industriali, e poi pretendono che le facciano gli altri. Curioso, come atteggiamento.
CREDITI E DEBITI - Non meno curioso, a prima vista, che la Unicredit Factoring abbia rilevato i crediti degli Angelucci con la pubblica amministrazione proprio mentre questi finivano nell’inchiesta giudiziaria che la famiglia sta affrontando, nella quale la procura di Velletri sostiene che la loro Tosinvest abbia venduto prestazioni fasulle al servizio sanitario per un ammontare di circa 126 milioni di euro. E nella quale sono state sequestrate le proprietà immobiliari della società San Raffaele, sua controllata. Il giudice ha deciso che quei crediti non è necessario sequestrarli, visto che il valore delle altre proprietà basterebbe comunque a estinguere l’eventuale danno che dovrebbero rifondere gli Angelucci se perdessero in giudizio. Precedentemente, la Unicredit Factoring li aveva rilevati: nel caso che quei crediti fossero finiti sequestrati, a ricavarne un danno sarebbe stata in primo luogo la banca, che comunque di certo si sarà assicurata contro il rischio sia per vie legali che per vie finanziarie. E comunque, se gli Angelucci hanno avuto bisogno di vendere un credito (perdendoci, probabilmente), significa che non se la passano tanto bene, per lo meno
dal punto di vista della cassa.
ACCATTATEV’ILLA! – Questo Unicredit lo sa, presumibilmente. Eppure, chiede ad Angelucci, secondo la voce ufficiale, di investire di più nella Roma, altrimenti non gliela vende perché Alessandro Profumo, noto interista (ma è chiaro che questo non significa niente, visto che è un ottimo amministratore e basta), avrebbe a cuore il futuro della squadra. Sarà, ma non sembra tanto credibile, a prima vista. Anche perché nel frattempo arriva la smentita degli Angelucci, invero piuttosto seccata: “La finanziaria Tosinvest e Giampaolo Angelucci – si legge nella nota del gruppo capitolino – smentiscono quanto sostenuto circa un incontro tra Giampaolo Angelucci, Unicredit e l’advisor Rotschild relativo all’As Roma. Incontro mai avvenuto”. Primo. Ma soprattutto: “Peraltro le affermazioni sul contenuto di tale incontro appaiono lesive dell’immagine del gruppo Tosinvest laddove ne mettono in dubbio, senza fondamento, le capacità imprenditoriali. La società si riserva ogni azione conseguente”. Non ci saranno azioni conseguenti, perché la minaccia basterà. Però ad occhio sembra davvero che l’ufficio stampa di Unicredit abbia esagerato, nel disegnare una realtà nella quale lei è l’agnello sapientone e gli altri sono lupi o fessi. Semmai è il contrario. Come è giusto che sia per la banca erede, anche per virtù, della Banca di Roma di sua maestà Cesare Geronzi.


