Pensioni: oggi sì, domani chissà

02/09/2010 - NULLAFACENTI PER FORZA –Questi giovani si chiamano Neet (Non in education, employment or training). Ragazzi che non studiano e non lavorano. L’Istat, nel suo ultimo rapporto annuale ne conta in Italia oltre 2 milioni, il primato europeo: nel 2007 secondo

     
 

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NULLAFACENTI PER FORZA –Questi giovani si chiamano Neet (Non in education, employment or training). Ragazzi che non studiano e non lavorano. L’Istat, nel suo ultimo rapporto annuale ne conta in Italia oltre 2 milioni, il primato europeo: nel 2007 secondo l’Ocse, l’Italia già registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell’Ue. Sono ragazzi tra i 15 e i 29 anni, il 21,2% di questa fascia di età, per lo più maschi. Senza contare i 30-34enni che rimangono in famiglia, quasi triplicati dal 1983, passando dall’11,8% al 28,9% della loro fascia di età nel 2009. Non si tratta solo di gente delle periferie, di esclusi della società: fra i Neet si contano laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%). Una montagna di gente che sta crescendo a causa della crisi economica: 126 mila in più solo nel 2009. Gente che resta in questa condizione per mesi, se non anni. Negli ultimi 3 anni, aumenta il flusso in entrata di questa condizione degli studenti non occupati (dal 19,9% al 21,4%) ed si riducono le uscite verso l’occupazione. E’ un problema sociale ed economico. Sprechiamo una risorsa, la gioventù, che è già scarsa in un paese che invecchia.

LA PENSIONE? CHISSA’ - Ma questi giovani hanno un bel problema anche per il domani. Perché, come dice Mastropasqua, le future pensioni saranno non solo più basse per tutti, ma soprattutto “commisurate ai contributi versati durante le proprie carriere lavorative”. Altro che riscatto della laurea! E’ un problema loro, ma non solo. Se una persona sta male è un suo problema, ma se moltissime persone si trovano nella stessa condizione di disagio, il problema sarà della società. Estendendo l’area dell’insicurezza e della precarietà, fino a creare quest’ esercito di precari o di nulla facenti per forza, rischiamo di avere un sistema pensionistico magari sostenibile, per la gioia di Mastropasqua, Tremonti e Sacconi. Ma anche di fare i conti un’area estesa di persone che – ammesso che risolvano prima o poi il problema del lavoro di oggi – non avranno i requisiti minimi per accedere alla pensione. Oppure una pensione talmente risicata da non bastare per sopravvivere domani. Anche perché, come sostengono molti economisti che vanno per la maggiore, è bene che il welfare state diventi più “leggero” in futuro, quindi le politiche socio-sanitarie per le persone anziane dovranno essere “ridotte”. Ma allora, che razza di società aspetta i nostri figli tra 30, 40, 50 anni? Negli scenari di medio lungo termine, bisognerà tenerne conto. Non limitarsi a fare i ragionieri.

     
 

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