Economia

Pensioni: oggi sì, domani chissà

2 settembre 2010

Il presidente dell’Inps canta vittoria perché il sistema pensionistico è diventato sostenibile. Forse è vero per chi avrà una lunga e regolare carriera lavorativa. Ma che succederà ai giovani precari dai lavori temporanei o irregolari?

Antonio Mastropasqua, dopo aver a lungo sostenuto – in coro con il ministro Sacconi – che il sistema pensionistico italiano era perfetto, a dispetto dei molti che chiedevano una sua riforma, ha cambiato idea. Dopo l’intervento operato – in modo un po’ anomalo – all’interno del decreto legge 78, convertito in Legge dal parlamento proprio prima dell’estate, ha scritto un intervento che esaltava la riforma appena approvata perché rende il sistema pensionistico italiano all’avanguardia e “totalmente sostenibile”. La tentazione di dire meglio tardi che mai è forte. Ma a parte la polemica, è vero che il sistema è andato in equilibrio?

LA PENSIONE DIPENDE DA VOI – Il Presidente dell’Inps ne ha parlato in un suo articolo sul Corriere della Sera, dicendo “Mi capita spesso di sentirmi rivolgere, con scetticismo, la domanda delle domande: ma io avrò la pensione?” La risposta è perentoria: “La pensione è certa, certissima, è garantita dallo Stato”. Bene, anche se Mastropasqua aggiunge una postilla: “Ma la sua consistenza dipende dai contributi versati nel corso dell’ attività lavorativa di ciascuno: il sistema contributivo ha sostituito ormai quello retributivo.” Sempre con parole del presidente dell’Inps, “il sistema previdenziale nel suo complesso rassicura i cittadini circa le prestazioni di cui hanno diritto. Ma questo non può dirci nulla sull’ entità della singola pensione: ciascuno è diventato protagonista della sua propria storia previdenziale.” Tradotto significa che se versi i contributi, tutto a posto. Sennò, sei fritto. Non sfugge a Mastropasqua che questo crea dei problemi: “Si dovrà fare molto sulla cultura previdenziale. L’ importanza del riscatto della laurea, appena conseguita; il valore del sistema dei voucher che consentono di accumulare contribuzione anche per quelli che una volta erano definiti «lavoretti», remunerati quasi sempre in nero; il doveroso impegno contro ogni forma di lavoro nero o sommerso, non solo per evitare sfruttamento o evasione dell’ obbligo contributivo, ma per assicurare futuro a chi lavora.” Tutto giusto. Ma Mastropasqua pare dimenticarsi che i problemi della contribuzione non si fermano al sommerso, o al riscatto della laurea.

DISOCCUPATI E PRECARI – Un problema da considerare, nel sistema che basa tutto sulla propria contribuzione personale, è quello della disoccupazione e dell’occupazione parziale e precaria. Specie per chi è giovane. Secondo i recenti dati dell’Istat oltre un giovane su quattro (età tra 15 e 24 anni) in Italia è disoccupato. Poi ci sono gli occupati a tempo parziale, o i precari che si sbattono da un posto all’altro e da un contratto all’altro. Sono un esercito. Sempre secondo l’Istat, nel 2009  ammontano a 3,3 milioni di persone, e di questi 1,1 milioni sono giovani con meno di 35 anni. I precari sono tantissimi: sempre dai dati Istat gli occupati dipendenti con contratto a termine sono oltre 2 milioni di persone. La maggior parte sono giovani.

L’AUMENTO DELLA JOB ON DEMAND – Che il precariato cresca lo imostrano anche altri dati analitici diffusi recentemente dall’Istat sulla domanda di lavoro delle imprese italiane per i contratti di lavoro a chiamata (o lavoro intermittente o job-on-call), introdotta con la riforma prevista dalla legge 30. Nel 2009 raggiungono le 111 mila unità in media annua (quindi riguarda molte più persone), facendo registrare un incremento del 75% circa rispetto al 2007. Ed è un fenomeno che è destinato a crescere ancora, perché per le imprese – specie per certi tipi di lavoro – è molto vantaggioso. Ma è un ulteriore elemento di incertezza nella carriera lavorativa dei giovani, e un’interruzione dei loro periodi contributivi per la pensione. Quindi in complesso l’area del precariato, del lavoro temporaneo, o a domanda, soprattutto tra i giovani riguarda qualche milione di persone. Per loro la carriera contributiva è in salita. Ma non è tutto: per altri giovani è pure peggio.

Un commento a Pensioni: oggi sì, domani chissà

  1. Pingback: Andiamo alla sede dell’Inps per farci sentire! | SALOTTO PRECARIO

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>