Ci siamo: sono tornati, anche quest’anno. Sono i test d’ingresso alle università pubbliche italiane. Mandrie di giovani diplomati hanno buttato al macero l’unica estate veramente libera della loro vita, quella in cui la scuola è davvero finita e nient’altro è davvero iniziato. Una tortura cinese che li ha costretti per tutto giugno, luglio e agosto su dei feticci dall’utilità dubbia chiamati “Alpha Test”, bloccati a studiare.
A studiare cosa? Sostanzialmente, due ordini di argomenti: la famigerata “cultura generale”, locuzione dal significato in massima parte ignoto, che spazia da “chi è attualmente il presidente della Repubblica” a “chi ha vinto l’ultima edizione del Grande Fratello” – si, è successo davvero, e si sa; oppure le materie di indirizzo: pacchi e pacchi di fisica, biologia, matematica. Per cui abbiamo una situazione paradossale: ad un ragazzo che voglia intraprendere un percorso di studi scientifici – perchè è in massima parte li che la follia dell’accoppiata numero chiuso-test d’ingresso colpisce più duro – viene richiesto di sapere (in partenza, beninteso) o una larga parte dello scibile umano, fra notizie di interesse vario, alcune di esse doverose per il buon cittadino ma irrilevanti per il perfetto medico (o ingegnere, architetto, matematico…), altre totalmente fuori da ogni impianto razionale del concepire la cosa; oppure ancora di dimostrare di sapere già tutto quello che dovrà imparare nei primi corsi del primo anno (appunto, la biologia molecolare o la fisica vettoriale). E se avesse fatto un pessimo liceo ma sentisse la vocazione di metterci l’anima, su quell’ipotesi di futuro?
Davvero: qualcuno può spiegarci, per favore, a cosa serve tutto questo? Metal detector all’università di Bari, complicati meccanismi anti-copia per far si che chi vuole entrare a medicina impari onestamente quale è la carica istituzionale di Silvio Berlusconi… è l’idea di fondo ad essere sbagliata. Il sistema del concorso, qualsiasi esso sia, garantisce una selezione per merito all’entrata: dunque, il porlo all’inizio del percorso universitario testimonia come si pensi che per entrare all’università sia necessario essere già meritevoli. In partenza. Prima. Con tanti cari saluti all’università di massa e alle uguali opportunità per tutti, e con un caloroso benvenuto ai raccomandati, ai test – che poi, a crocette, non servono veramente a niente, non restituiscono in nessun modo una reale fotografia della preparazione del ragazzo – già risolti e passati sottobanco, oppure alle università militarizzate da teste di cuoio in antisommossa per evitare che lo sbarbato di turno se la copi alla grandissima.
Ipotesi di modifica di questa situazione sono state invocate da tutti gli operatori del settore – docenti e studenti – e alcune anche già presentate. Si parla del modello americano, quello per cui al candidato è richiesto di “stupire” il funzionario dell’ufficio ammissioni, mediante la risposta alla classica domanda :”Perchè dovremmo ammetterla qui?”. E se avete visto un recente film, “21″, in cui un ragazzo particolarmente ferrato in matematica riesce a truffare metà dei casinò di Las Vegas, raccontando poi la storia di quanto è stato sveglio e smart al selezionatore di Harvard, che, stupito, gli apre le porte della facoltà di medicina, avete presente le criticità del modello. Così, ci pare che la soluzione, quella vera, si possa trovare solo ricorrendo ad un passo più coraggioso: aboliamoli, su, i test d’ingresso. A che servono? Per ora, a niente. Aboliamoli e iniziamo a pensare che l’unico modo per selezionare veramente la classe dirigente debba essere per merito, non a priori, ma nel percorso. Ovvero: iniziamo a non fare sconti agli esami, decidiamo che è opportuno essere drammaticamente selettivi al momento delle prime valutazioni. Il che suona come: diamo a tutti una possibilità, e indichiamo la porta a chi non è in grado di sostenere l’impegno richiesto.
Si dirà: a ragionare così, ci sarebbe bisogno di molti più spazi accademici; senza test d’ingresso, infatti, ci iscriveremmo tutti a medicina, e poi come si farebbe a far lezione decentemente? A parte che non è detto; in ogni caso sarebbe niente più che una scelta politica, quella di aprire il sistema universitario veramente a tutti, sopportandone i costi in una prospettiva di investimento e di crescita del paese, ed evitando così il rischio di mettere alla porta il futuro Louis Pasteur perchè ha risposto male alla domanda su Simona Ventura.




Ho passato il test di medicina qualche anno fa e voglio dire la mia. Ho superato il test solo grazie al mio impegno e alla mia applicazione durante gli anni del Superiore che mi hanno permesso di rispondere bene alle varie domande, e così come me gli altri miei colleghi. Posso essere d’accordo con Lei sul fatto che certe domande dei test sono assurde, ma sono solo 2 o 3 su 80. Lei dice che la selezione deve essere a posteriori perchè con i test ci sono le raccomandazioni. Allora: ai test ci può anche essere un raccomandato ( i casi di Bari lo confermano) ma sono davvero una ristretta minoranza perchè, mi creda, è difficilissimo imbrogliare a un test a livello nazionale. Invece, una volta entrati, le raccomandazioni fioccano! Se tutti entrassero a medicina, entrerebbero anche tutti i figli dei medici e i professori (i loro stessi genitori) aiuterebbero i loro figli e i ifigli dei loro colleghi e passerebbero solo i raccomandati, mentre tutti gli altri verrebbero bocciati agli esami e così non butterebbero solo un’estate a studiare, ma un anno intero.
Saluti.
Certo, nessuno mette in dubbio la grande quantità di studenti onesti e che si impegnano per superare la prova: ne conosco personalmente a pacchi che si murano in casa mesi e studiano per il test. Ma tutto questo, è la domanda, è davvero necessario? A chi giova? Agli studenti?
Purtroppo è necessario, e per ora è il male minore. Certo, non giova agli studenti che per mezzo punto vengono esclusi, ma meglio questo tipo di test e non affidare il futuro dei giovani a dei professori che fanno andare avanti solo raccomandati o ragazze in minigonna. Certo, se trovassero un altro modo migliore di selezionare i ragazzi, io sarei d’accordo, perchè affrontare il test è davvero stressante, e non superarlo per aver risposto male sulla capitale del Nicaragua è ancora peggio, però, ripeto, per adesso è il male minore.
Non sono molto d’accordo con te anche se non credo tu abbia tutti i torti… Questo è il secondo anno che provo i test per Medicina e ancora una volta mi vedo esclusa per un solo stupidissimo punto; il paradosso è che nella mia città ci sono due università e se avessi fatto domanda nell’altra sarei entrata senza problemi perchè il punteggio era più basso. Ho passato un’intero anno a studiare e ho frequentato una facoltà (biologia) che non mi interessava molto, solo ad uno scopo propedeutico e d’estate non ho messo nemmeno il naso fuori casa perchè ero del tutto intenzionata a fare del mio meglio(cosa che ho fatto). Alla fine anche questa volta mi trovo fuori e non importano le motivazioni che mi hanno spinto a scegliere di voler fare il medico, o tutto l’impegno che ci ho messo, tutte le rinuncie e i sacrifici che ho fatto perchè a quanto pare non sono valsi a niente, vuoi per sfortuna, perché sono convinta che il “fattore c” sia indispensabile, vuoi per colpa mia, in ogni caso mi toccherà scegliere un’altra facoltà o continuare biologia per poi sperare di riuscirci l’anno successivo…e così gli anni persi(e non spesi) sarebbero già due se tutto va bene. Sbattere la porta in faccia a priori a chi non lo merita(e anche a chi lo merita ) non mi sembra una gran cosa… certo ammettendo tutti si corre il rischio di raccomandazioni in seguito, ma sono convinta che se sei da 30, 27, 28 o qualsiasi altro voto, ti verrà assegnato quello. Ma tanto le cose non cambiano…possiamo parlare quanto vogliamo tanto ai piani alti se ne fregano.
Ciao Claudia, mi dispiace che tu non abbia superato il test, anche se lo meritavi visto che in altre università saresti entrata. Si, ti do ragione che oltre a una solida preparazione, la fortuna serve, specialmente quando sei fuori x pochi punti. Per le raccomandazioni in seguito purtroppo è così, spesso anche se sei da 30 non te lo danno, e ci sono tante altre porcate durante gli esami che il test d’ammissione è la cosa più pulita di tutta l’università.
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Scusa Francesco ma non hai risposto all’obiezione.
A cosa serve il test? A nulla dato che il vero problema, per certi profili anche di carattere penale, riguarda l’incidenza delle raccomandazioni che, da te stesso denunciate, avvengono nel corso della formazione universitaria.
A cosa serve allora superare il test sapendo la capitale del Nicaragua quando poi non passi all’esame di patologia perchè il tuo collega è figlio del prof (scusate la banalità ma è per intenderci). a quando serie norme su questo scandalo?
diciamo le cose come stanno: il test è una fucilata nel mucchio, qualcuno si salva perchè, bravo lui, si è portato lo scudo, altri invece o non ce l’hanno lo scudo oppure era troppo debole. resta il fatto che tutti sanno che è una fucilata nel mucchio: bella selezione.
a questo punto facciamo come a Sparta: quelli che voglio fare fisioterapia dovranno stare una notte nudi su una rupe della Cappadocia, chi supererà il freddo e le bestie entra…avrà certamente il fisico idoneo alla professione scientifica che aspira a ricoprire…
Io stesso ho detto che il metodo dei test non è perfetto, ma è il male minore. Perchè almeno col test vengono esclusi molti dei “futuri raccomandati” infatti, quando gli ho fatti io, molti figli di dottori non lo superarono. Quindi meglio 10 raccomandati invece che 100, almeno in questo modo rimane un pò di spazio anche x gli altri. Certo, sarebbe bella un’università senza raccomandati e senza favoritismi, ma visto che ciò è impossibile, i test sono il male minore.
“[...]infatti, quando gli ho fatti io, molti figli di dottori non lo superarono.”
Anch’io voglio dire la mia.
Faccio molta fatica a considerare quel “gli ho fatti io” come errore di battitura.
Ora, uno che scrive “quando gli ho fatti io” andrebbe bocciato in terza media, altro che test d’ammissione.
Scrivi perchè invece che perché, scrivi pò invece che po’, scrivi “del Superiore” invece che delle superiori, scrivi “dei medici e i professori” invece che dei medici e dei professori, usi il “Lei” maiuscolo come fosse una lettera commerciale, ed in generale il tuo stile espositivo è talmente sguaiato e riprensibile che fatico a pensarti dottore.
Eppure, sostieni le ragioni della selezione.
Sappi almeno, che se queste ragioni fossero state applicate in maniera consistente per tutto il ciclo d’apprendimento coperto dal sistema scolastico nazionale, tu non avresti passato l’esame di terza media.
Aggiungo un’ulteriore provocazione: ad occhio e croce tu provieni dal sud. Facile parlare di selezione sulla base del merito proveniendo da realtà dove il merito non esiste. E la riprova ne è la tua proprietà di linguaggio. Se anche tu non fossi un raccomandato per linea di sangue, saresti comunque un raccomandato per provenienza geografica, altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo il livello di scolarità del sud equivale ad un surrogato di quello del nord e ciononostante i titoli di studio sono equiparati. Ne sa qualcosa il nostro ministro dell’istruzione.
Sarò più esplicito. Nel meridione d’Italia, qualunque babbuino abbia un santo in paradiso esce con il massimo dei voti dalla scuola superiore. Nel meridione d’Italia il livello medio d’istruzione è in ritardo di due anni rispetto a quello del nord, ciononostante le votazioni medie sono superiori.
Per intenderci, un meridionale di terza liceo ha le stesse nozioni di un primino al nord, ma esce con un voto migliore.
Voto che fa media nei test d’ingresso.
Allora, se vuoi il merito, che s’istituiscano test d’ingresso che tengono conto di queste differenze statistiche, come fanno in Germania.
Il voto d’uscita dalle superiori al nord vale il 20% in più di quello che vale al sud, come è per il voto bavarese nei confronti di quello sassone.
Sei d’accordo, Francesco?
a medicina il voto di maturità non viene proprio valutato. è difficile generalizzare perchè ogni facoltà segue regole proprie, ma nella stragrande maggioranza dei casi il voto di maturità ha pochissima o nessuna influenza sul punteggio finale.
se è vero che i meridionali sono così impreparati di cosa hai paura? il test non lo dovrebbero passare comunque.
se dovesse valere il tuo ragionamento oltre che per area geografica dovremmo pesare il voto di maturità per tipo di scuola. mi sembra evidente che c’è più differenza di preparazione tra un istituto professionale e un liceo della stessa città che tra un liceo del nord e uno del sud.
ma poi scusa, perchè tutto questo astio e tutta questa arroganza nei confronti di una persona che ha espresso pacatamente il suo punto di vista che tra l’altro non collide in alcun modo con il tuo!?! non starai mica rosicando?
Credo che giudicare il livello di preparazione di una persona da come scrive un commento su un sito mi sembra abbastanza superficiale…Rientrando nel merito della questione dei test d’ingresso vorrei raccontare la mia storia:
ho frequentato un liceo scientifico, neanche uno molto buono, un liceo di una piccola città che in molte materie mi ha lasciato voragini enormi(dalla mia professoressa di filosofia che sosteneva che spinoza fosse spagnolo ai tre anni di fisica a barzellette che ho fatto)ma nonostante questo ho passato sia il test di ingegneria che di medicina, senza neanche studiare: ad ingegneria ero andato ad accompagnare un mio amico passando con un punteggio molto alto e a medicina sono finito fuori per 3 domande, non che fossi intenzionato a fare il dottore.
Il problema reale dell’università italiana è che i licei, o più in generale gli istituti superiori, fanno il caxxo che gli pare: il citato(un po’ a sproposito visto che il film 21 parla dell’ammissione al Phd) sistema americano prevede il colloquio con un selezionatore solo come ultimo di una serie di metodi di valutazione, a partire dai risultati di test unificati da svolgere all’ultimo anno di scuola superiore. Se il livello di preparazione di un diplomato fosse uniforme e esistesse una reale valutazione oggettiva probabilmente molti test sarebbero evitabili, si potrebbe scegliere tra i migliori diplomati.
Come ultima riflessione vorrei aggiungere che eliminare i test d’ingresso e lasciare che siano gli studenti a sbattere contro le loro difficoltà al primo esame sarebbe il sistema peggiore:
Ogni università si ritroverebbe con centinaia, se non migliaia, di studenti che cambiano facoltà dopo il primo anno; studenti che avranno buttato via un anno studiando una materia che non fa per loro e qualche migliaio di euris tra tasse, libri di testo e spese varie.
Voglio ringraziare Robbo e Leon per il loro supporto, mi trovo pienamente d’accordo con le vostre opinioni, quindi è inutile che io le ribadisca.
X rispondere al signor “Z” si, sono meridionale e sono fiero di esserlo, e se ho fatto qualche errore di battitura è dovuto solo alla foga del momento perchè(é) l’argomento test mi sta molto a cuore. Io ho solo espresso le mie opinioni senza insultare nessuno, come invece hai fatto tu.
Ti arrampichi sugli specchi e ti attacchi a congetture e pregiudizi. Il prossimo anno studia di più durante l’Estate e sono sicuro che lo passerai anche tu.
Un saluTTo dalL’ MeRRidione.
Scusami “Z”, io sono meridionale e ti posso assicurare che il mio 100 del diploma l’ho sudato, non mi è stato regalato da nessuno e stai sicuro che non vale meno di un 100 preso al nord. Anche nelle scuole del sud bisogna (perdona l’espressione un po’ volgare) rompersi il culo per uscire con un voto dignitoso agli esami di stato. Avresti dovuto frequentare il mio liceo per verificare di persona, peccato che tu non l’abbia fatto e adesso ti limiti a esprimere opinioni sulla base di sciocchi pregiudizi. Ad occhio e croce tu parteggi per la Lega Nord. Se davvero così fosse, bhe, cosa dire… Che squallore…
“Certo, non giova agli studenti che per mezzo punto vengono esclusi, ma meglio questo tipo di test e non affidare il futuro dei giovani a dei professori che fanno andare avanti solo raccomandati o ragazze in minigonna.”
E’ proprio questo il problema. Sono queste cose che devono essere cambiate, il test non serve comunque a nulla perchè i raccomandati passano lo stesso. Quindi aboliamo le selezioni all’ingresso e facciamo selezione seria durante il percorso. E vietiamo la minigonna in università
ahahahah
Si infatti vietare le minigonne agli esami non sarebbe una cattiva idea! (ma solo agli esami però!)
eheheh!
Anche col test passano dei raccomandati che saranno molto agevolati durante il percorso, ma almeno tanti figli di medici e futuri raccomandati non lo passano, e così, come dicevo in un commento precedente, rimane del posto anche x la gente onesta.
Se l’università funzionasse, la selezione durante il percorso sarebbe buona, anche se farebbe perdere tempo agli studenti (e anche soldi x le tasse).
E poi pensa che se x esempio bisogna avere almeno la media del 26 per superare lo sbarramento, tutti i figli dei medici, colleghi dei prof, e tutti i ricchi che possono corrompere i prof, si fanno mettere voti alti senza studiare e passano lo sbarramento. Agli altri i prof mettono sempre 24 o 25, che sono voti comunque buoni, ma inutili, e vengono cacciati fuori anche se meritevoli.
Perciò ritengo questo tipo di test il male minore.
Cmq quest’anno, in alcune università fra cui la mia, nelle aule dei test hanno messo dei congegni elettronici che disturbano le frequenze di cellulari e internet, x ridurre le furbate. Già è un piccolo passo avanti.
Ho superato il test d’ingresso per medicina nell’ormai lontano 2004. Alcune domande sfioravano il grottesco: Roma è più distante da Buenos Aires o da Città del Capo? Cose di questo genere. Per la grande difficoltà i risultati erano molto bassi e livellati, per cui per una frazione di punto si slittava di decine di posizioni. Un test di questo genere non valuta in alcun modo la preparazione del candidato, la sua unica funzione è quella di filtrare l’enorme massa di candidati per evitare il sovraffollamento delle già precarie strutture universitarie. Io credo che una selezione serva, ma dovrebbe essere una selezione attitudinale, e non nozionistica. Questo deve valere per tutte le professioni, ma a maggior ragione per la professione medica. Bisogna avere le idee molto chiare, per affrontare un percorso del genere, ma i test d’ingresso non aiutano per niente, sono solamente degli esercizi per chi vuole partecipare a “Chi vuol essere milionario?”.
Anni fa (12) ho fatto il test di ammissione a ingegneria, superandolo.
Nel test di ingresso gli argomenti erano: matematica, logica, comprensione del testo, scienze.
Matematica e scienze erano di base, ma necessitavano di una preparazione specifica.
Logica e comprensione richiedevano solo ragionamento.
Non mi sembra che fossero scelte assurde, uno perché se una persona si iscrive a ingegneria alcune cose le deve già sapere (basi di matematica e scienze), due perché saper ragionare è indispensabile e certamente all’università nessuno ti può spiegare come fare.
Molto più assurdo era il fatto che le risposte contassero solo il 50% del risultato finale, l’altro 50% era dato in base al voto del liceo, favorendo sì in quel caso i raccomandati o provenienti da superiori “facili”.
Credo che poi esistano statistiche che legano i risultati dei test con i risultati all’università, sarebbe interessante vederli.
Concordo pienamente!!!
Non so.
Per la mia facoltà il test non era previsto e credo non lo sia ancora
(E per forza!!!^0^ Là si entra tutti….tanto poi decidono loro^^)
Però, una volta finito, avrei voluto studiare ciò che realmente mi piaceva (cioè l’esatto opposto^^).
Risultato: impossibile, numero limitatissimo di ammessi (40) e con test d’ammissione. Ma non era quello il dramma…il dramma è che, se avevi provato i concorsi in quella città, t’eri già fatto una “cultura generale” sugli effetti delle raccomandazioni prima, durante e dopo l’università.
Sui test, quindi, non saprei, ma so che nei test di solito si inseriscono appositamente elementi che a servono a valutare altri aspetti della personalità.
Vi sono ad es. elementi che a prima vista possono sembrare stupidi o fuori tema ma che servono a valutare capacità di concentrazione o di attenzione.
Es.: se perdi mezz’ora ridendo col vicino sulla Mano di Dios…magari fai lo stesso in sala operatoria mentre il paziente ti schiatta e …sei pure asociale perchè non c’è bambino che abbia frequentato un asilo non lo sappia^^
Se non sai chi è l’attuale presidente del consiglio…oltre che distratto sei pure sordo, cecato e alieno perchè lo sanno pure in Papuasia (è noto che quella è una domanda a risultato multiplo ^___^). Se invece ti prostri muso a terra, e chiedi una penna d’oro alla commissione prima di vergare il sacro nome … sei Sandro Bondi o Emilio Fede.
C’è poi gente che si sfianca sui libri, ma non ha capacità manuali o d’altro tipo. Come si possono valutare le capacità manuali in un test? Vagli gli hobbies attraverso le domande di cultura generale. ^__^
Esempio tipico di chi conosce la teoria, ma è negato per la pratica: un critico d’arte può conoscere pure tutta la storia dell’arte a memoria ma…è il pittore analfabeta che dipinge l’opera d’arte che resta nei secoli^__^. E il critico passa, l’opera resta.
Ancora, sull’ampiezza di conoscenze: avevo un amico che conosceva a memoria l’enciclopedia medica, ma non mi metterei mai nelle mani di un iperteso e pure ipocondriaco (ecco perchè era interessato alla materia^^) come lui.
Insomma: c’è chi impara a memoria e chi produce soluzioni anche solo con 2 nozioni di base (e ci serve più il secondo che non il primo).
Credo che non sia completamente stupido valutare altri aspetti, oltre alla conoscenza di 1 materia.
E poi c’è chi sa tutto, c’ha pure le abilità manuali, ma…sviene alla vista del sangue^^.
A cosa servono i test di ingresso?
Ad esempio livellano la media degli studenti di un anno (come se fosse una cosa buona a priori). Questo almeno secondo le intenzioni di chi li fa. In realtà lasciano fuori persone meritevoli e fanno entrare raccomandati (che però possono anche essere intelligenti, a volte) allo stesso modo del metodo tradizionale. Anzi in una ipotetica gara tra raccomandato e non, quest’ultimo, senza test deve pensare solo ai soldi dell’iscrizione e a studiare (la gara è solo indiretta), mentre con il test, poiché il raccomandato lo sarà probabilmente anche al test d’ingresso, dovrà pensare anche a gareggiare per entrare con uno che gioca sporco. Per cui non se ne vede l’utilità. Per inciso se mi avessero messo un test di ammissione probabilmente non sarei mai entrato all’università ed ora non farei il ricercatore.
In più per le università (come istituzione) è davvero una fregatura. Pensate che così si rinuncia almeno ad un 25% di iscrizioni. Così facendo l’istituzione viene danneggiata sia per la mancanza di soldi introitati sia perché così viene meno la sua missione. Serve però al corpo docente per mantenere lo status quo con la scusa che non si può offrire un servizio decente se in aula sono 150 (questo è comunque vero). Forse però il problema è la mancanza di investimenti e di fondi strutturali e soprattutto la mancata richiesta da parte del corpo docente di fondi aggiuntivi per garantire a tutti (quelli che lo richiedono) un’istruzione universitaria. Per fare il paragone del fruttivendolo è come se questi facesse entrare nel suo negozio 7 persone anziché 10 perché non c’è spazio; per dare un servizio migliore non sarebbe meglio investire soldi per aumentare lo spazio? (per chi storce il naso per il paragone chiarisco che si tratta di un paragone, una similitudine…solo un esempio per facilitare il compito di comprendere).
Le raccomandazioni con qualsiasi metodo di selezione non sono eliminabili del tutto in quanto fanno parte purtroppo della “cultura” (ebbene sì,cultura) italiana e soltanto con un lungo percorso rieducativo si può pensare che tra 50-70 anni siano eliminabili (forse sono troppo ottimista).
Una cosa è certa però: i test non servono a ridurre i raccomandati, in quanto la selezione non avviene in base al merito, per cui l’osservazione di “meglio 10 che 100 raccomandati” fatta da qualche commentatore può essere consolatoria ma non regge (vedi sopra per dettagli).
Le osservazioni del redattore sono tutte valide; perché dovrei farmi selezionare su argomenti da approfondire dopo essere stato ammesso?
I test di ingresso si rivelano quindi per quello che sono: una scorciatoia italiana per evitare il problema centrale dell’università: la qualità della cultura diffusa dall’università italiana non è alta (eccezioni a parte, se no si offende qualcuno) principalmente perché l’università è il terminale di un sistema scolastico che sta affondando per una serie di motivazioni sia interne sia esterne al sistema stesso.
PROPOSTA (non è una novità ma se ne può parlare):
- niente test d’ingresso;
- iscrizione “costosa” per tutti;
- gli studenti che completano l’anno in corso con curriculum di qualità (medie alte, frequenze etc.) vengono sollevati dal pagamento delle iscrizioni annuali che saranno a carico dell’università (si può parlare di livello reddituale o altro indice per differenziare la platea);
- gli studenti che non completano il corso dell’anno in modo proficuo DEVONO essere penalizzati e/o “spinti” a fare meglio o ad abbandonare(i modi per farlo sono molti) in quanto l’università è per tutti (i volenterosi) e non per tutti a tutti i costi, non essendo scuola dell’obbligo.
Ovviamente queste modifiche non possono venire da sole ma devono essere inserite in una riforma (che significa principalmente investire nuove risorse e non il costo zero al quale ci prepariamo) organica del sistema universitario.
uhmmm…se ci metti 2 di quelli (tipo la frequenza e il costo) io non mi sarei mai laureata^.^
(non che sarebbe stata una gran perdita per la società ^__^ ma…. quando vedo qualcuno col diploma (non nominato^^…uno dei minori), fare il dirigente per 1 sola raccomandazione, mi viene da dire “Beh! Almeno, una cosa, me l’hanno lasciata”
X me^^:
ma che cavolo hai combinato con le parentesi?
E meno male che non ti sei laureata in lettere! ^0^
In questi termini io me ne sarei andato a lavorare finito il 5°…anzi avrei fatto le industriali e non un liceo, almeno mi diplomavo con la possibilità di trovare un lavoro…poi credo che l’iscrizione sia già abbastanza “costosa” di suo, se uno considera anche che molti studenti sono fuorisede e devono prendere casa, con tutte le spese del caso, anche troppo “costosa”
CONCORDO IN PIENO!!!!!!!!1
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parla una che ha studiato nel nord-america–canada per l’esattezza. tantissimi anni fa. dove le università sono private [ossia sostenute con donazioni, rette e quant'altro] e a numero chiuso–tutte. eppure non c’era quella srupidaggine che è stata messa in atto qui. mi permetto di dissentire su alcuni punti con chi ha scritto l’articolo. innanzitutto, una selezione, per merito e per attitudini, ci deve essere a monte, e non a posteriori. questo per evitare l’affollamento nelle facoltà di persone proprio non adatte agli specifici corsi di studio. spiego-si dovrebbe supporre che chi volesse frequentare medicina abbia fatto un percorso di studi secondari indirizzati a tal senso. invece oggi abbiamo anche chi ha il diploma al professionale per il commercio che vuole diventare medico. e se ha memoria forte, magari ci riesce anche a superare i quiz. questa la prima selezione. determinare quali indirizzi di scuole superiori possono accedere a quali facoltà. tutto questo poi confermato da test attitudinali e anche generici se vogliamo [tanto per sapere se uno è veramente intenzionato a studiare, o solo a parcheggiarsi all'università--la retta bassa non è certo un deterrente all'iscrizione]ma non il mese prima dell’iscrizione, bensì durante l’anno scolastico. il sistema da dove provengo io? ebbene a novembre o dicembre, si inoltrava una richiesta di ammissione all’esame preliminare a tre università a scelta. si aspettava la risposta, che era anche fondata sulla media scolastica del triennio finale, [beninteso la media del primo trimestre del terzo anno. ogni università stabiliva i suoi criteri di ammissione all'esame preliminare, ma di certo non si poteva pensare di andare all'università con una media inferiore a 65/100 in pochi casi, mentre la maggioranza delle università richiedeva una media di 70/100, con una lettera motivazionale. accertata la media, avuta la risposta dall'università [e non era certo scontata], entro febbraio dell’anno in corso sostenevi l’esame e entro la fine di marzo sapevi già a quale università eri ammesso. e nemmeno questo era scontato.
in questo modo, credo che ci sia una reale possibilità di valutare i meriti e più importante, la motivazione e le attitudini per affrontare lo studio universitario.
sono anche docente universitario, e mi duole rilevare che purtroppo, la cognizione di “studio universitario” è sconosciuto ai più. non significa che non ci sono ragazzi che studiano–ma il “concetto” di università è andato perso.
non parliamo poi della realtà “imbrogliona” che si trova ovunque, è avvilente e vergognoso che si abbassa la cultura a tali livelli. ma non dobbiamo sorprenderci–di raccomandazioni l’Italia va avanti da sempre. e anche di questo sono triste testimone e vittima.
chissà se il ministro Gelmini leggerà mai questi commenti–forse qualche idea migliore su una reale riforma le verrebbe!!!
in bocca al lupo a tutti–soprattutto a coloro che veramente credono in quello che fanno.
io ho passato il test quest’anno, non studiando neanche troppo (al massimo 2 settimane) perchè ho fatto il liceo decentemente. tutti i miei compagni di classe che hanno provato medicina sono passati. casualità oppure ci siamo fatti il culo per 5 anni ed essendo più preparati ci siamo guadagnati il nostro posto? da come scrivi l’articolo sembra che il test sia qualcosa di fantascientifico, ma sinceramente non l’ho trovato tale.
il fatto che in italia ci sia la più alta media di medici per abitante in europa non ti suggerisce che magari il numero chiuso serve? e se aboliamo il numero chiuso lo sai che la specializzazione è a numero chiuso? ci sarebbero migliaia di medici che non possono fare praticamente nulla (anzi nulla esclusa guardia medica) perchè non riescono ad entrare in specialità? perchè non ti informi un attimo prima di scrivere?
IO PENSO CHE I TEST D’AMMISSIONE SIANO UNA BANALE ASSURDITA’ !!! NON PRENDIAMOCI IN GIRO… CON LA RACCOMANDAZIONE SI PUO ENTRARE TRANQUILLAMENTE… NON è ASSOLUTAMENTE VERO CHE è DIFFICILE IMBROGLIARE AD UN PROVA UFFICIALE… NIENTE è IMPOSSIBILE!!! ANZI UNA SOLA COSA è POSSIBILE… ED è RUBARE! CI SONO DELLE PERSONE CHE PRIMA DI AFFRONTARE I TEST SI FANNO PREPARARE DA ALCUNE ENTI SPECIALIZZATE NELLA PREPARAZIONE AI TEST D’AMMISSIONE… E SAPETE QUANTO VIENE CHIESTO A QUESTI RAGAZZI? … DAI 3000 AI 7000 EURO… PERCIO SIGNORI MIEI QUESTO NON è RUBARE? NON è FORSE RUBARE A DELLE SEMPLICI FAMIGLIE DEI SOLDI CHE POTREBBERO FAR COMODO? IL TEST è SOLO UNA BUFFONATA!!! SE UNA PERSONA A FORZA DI VOLONTA, DETERMINAZIONE E NATURALMENTE DELLE BUONE CAPACITà.,.. RIESCE AD ANDARE AVANTI NELLA PROPRIA CARRIERA UNIVERSITARIA…E CHI SI è ISCRITTO TANTO PER… NON SARA IN GRADO DI DARE NEMMENO 2 ESAMI DI SEGUITO!!! RAGAZZI LO STUDIO è UN NOSTRO DIRITTO!!! E NON DEVONO ESSERE NECESSARIE DELLE SELEZIONI!!! INVECE DI ANDARE INCONTRO AL NOSTRO FUTURO??? GLI DATE CONTRO??????
SU 20 O 30 POSTI… QUANTE POSSIBILITA PENSATE CHE ABBIA UNA PERSONA UMILE CHE NON HA MOLTI “APPOGGI” NEI CONFRONTI DI UNA PERSONA RICCA CHE DI QST FAMOSI APPOGGI PUO AVERNE A MIGLIAIA??? LA RISPOSTA è MOLTO SEMPLICE… 1% ( FORSE ) … INVECE UNA VOLTA DENTRO UNA PERSONA PUO DIMOSTRARE BENISSIMO QUANTO VALE … E SE QUESTO VALORE NON LO AVRà PRIMA O POI DALL’UNIVERSITà … SI RITIRERà!!!!!!!!
Mi spiace ma non sono completamente d’accordo con te. Le istituzioni private che preparano i ragazzi sono sicuramente costosissime e per quanto mi riguarda poco utili ai fini dei test, oltretutto se una persona decide di iscriversi li, beh, come spera di passare gli esami successivi ai test? Se il problema è la culturale generale come ho notato nei commenti precedenti, è vero che le domande sul grande fratello andrebbero abolite ma un minimo di nozioni di cosa ci circonda è necessario per avere una vita pubblica e sapersi relazionare con i futuri datori di lavoro e/o clienti. Per quanto mi riguarda io ho passato senza problemi il test d’ingresso a padova (che da quello che mi dicono non è del sud) senza conoscere nessuno e con un misero 68 dagli esami di stato, eppure sono tra i primi dieci in graduatoria. Come spieghi tutto questo?
Io grazie a Dio ed ai miei genitori ho realizzato il mio sogno.
Avevo studiato per un anno intero biologia,chimica e cultura generale sacrificando anche l’estate mia più bella perchè avrei desiderato tanto farmi una vacanza dopo aver preso il diploma. Purtroppo per qualche stupida domanda che ho osato rispondere mi sono giocata tutto: tempo, denaro e sogni.
Ero incaz…….ma con il mondo intero perchè desideravo da sempre entrare alla facoltà di medicina ed entrai in una grande depressione perchè persi tutta la fiducia in me stessa. Persi l’entusiasmo di studiare, di scoprire, di conoscere,… perchè pensai che tutto era inutile. forse non ero capace di fare nulla. Mi chiusi in casa per mesi ed uscivo solo per andare a buttare la spazzatura. Ero così giovane e già così delusa del mondo che mi circondava. Entrai alla facoltà di biologia ed iniziai a studiare ed arrivò il mio primo esame. Presi 30 e lode, arrivò il mio secondo esame e presi un altro 30 e lode , insomma arrivai al primo semestre ed avevo dato tutti gli esami con la media del 30. Le mie amiche che erano entrate a medicina fino ad allora non erano riuscite a superare nemmeno un esame. Allora ripresi la fiducia in me stessa e mi domandai: non sono poi così incapace ! Forse sono molto brava !Forse i test erano……………???? A marzo uscirono i bandi per partecipare ai test in Spagna. I test erano difficilissimi ma erano solo su biologia, chimica, fisica e domande psicoattitudinali. Forse erano indicati per chi veramente è in grado di studiare medicina. Forse questo è il metodo migliore per selezione futuri medici. Domande attinenti a ciò che studierai e non domande di cultura generale che devi avere solo una buona memoria per risponderle.
Mi ricordo che i miei genitori insistettero per farmi partecipare, ma avevo paura di un’altra delusione. Erano 4.000 persone per 100 posti in una università di madrid e altre 6.000 per 150 posti in un’altra università. Tentai in tutte e due. Fui ammessa in entrambe. Forse ero veramente brava e i raccomnadati in Spagna non esistevano!!!!!
Mi iscrissi immediatamente in una di questa che forse è una delle migliori in Europa, pago tantissimo ma sono contentissima per il metodo di studio e la pratica che si fa già dal 2 semestre del primo anno. Non ho più tentato in Italia, sono arrabbiata con l’Italia che mi stava costringendo a studiare ciò che non volevo. Così tanti ragazzi veramente bravi hanno perso per sempre l’occasione di diventare medici. Forse sarebbero stati i medici migliori!!! Percìò ringrazio Dio e i miei gentori, perchè sono rinata da quando studio medicina. Mi affascina la medicina, è qualcosa di meraviglioso studiarla. Penso che tutti dovrebbero avere il diritto di scegliere cosa studiare perchè si vive una sola volta e lo Stato Italiano non può imporre a noi giovani un futuro che non vogliamo. Ragazzi se avete la possibilità lasciate questo Paese di m……da fatto di raccomandati che creano solo una malasanità. Non si scherza con la salute delle persone, fare il medico è una cosa molto seria e gli esami si devono superare se veramente hai imparato e conosci a fondo ciò che studi. In Spagna non ci sono raccomandati, ne sono sicura perchè sono lì già da alcuni anni e ne ho avuto la prova. Vanno avanti solo i migliori in Spagna. Alcuni miei professori sono medici candidati ai premi nobel, scienzati che hanno scoperto nuove proteine, insomma è come stare in un altro mondo!!!!
Ci sono controlli ogni settimana su ciò che hai studiato e poi esami finali durissimi. Spero di poter continuare a stare in questa Università perchè sto imparando tantissimo ma so che prima o poi devo sperare in un trasferimento perchè costa troppo!! non so fino a quando i miei genitori mi potranno mantenere ma spero che un angelo mi dia una mano perchè desidero laurearmi in questa Università che mi ha dato la felicità. Amo la Spagna . E’ bellissima Madrid!!!!!! Auguri a tutti.
tanti auguri per la tua carriera, che ti dia tante soddisfazioni
ma studia anche la grammatica, per favore! non ti si può leggere!
è inammissibile che una studentessa universitaria non sia in grado di scrivere una frase – dico una – senza errori.