Come è variato nel tempo il calcolo di coefficiente per la federazione europea?
Il metodo di calcolo del coefficiente di federazione è sostanzialmente rimasto inalterato fino ai giorni nostri: in effetti, a parte i bonus, che varieranno nel tempo nella sola Coppa dei Campioni, ed i punti conquistati nei turni preliminari, fasi oggi assai più corpose di 30 anni fa, nulla è cambiato di quanto
descritto. Ci sono stati invece più problemi ad “adattare” il ranking alle nuove realtà politiche legate principalmente, ma non esclusivamente, al dissolvimento di URSS, Iugoslavia e Cecoslovacchia. La stagione 1991/92 è la prima in cui il crollo dei regimi comunisti europei produce effetti concreti nelle coppe: la Germania Est cessa di esistere, di fatto incorporata nella Germania Ovest per dare vita alla Germania (ri)unita. Si sceglie una soluzione strana: le squadre tedesco orientali partecipano ugualmente alle coppe 1991/92, in virtù del ranking 1985/90 e degli ultimi tornei nazionali 1990/91, seppur in rappresentanza di una federazione che non esiste più. Per il futuro la riunita federazione tedesca eredita i risultati dei club della sola Germania Ovest. La stagione 1991/92 ha anche una prima storica svolta nella Coppa dei Campioni, con quarti e semifinali conglobati in un turno a 2 gironi da 4 squadre, prototipo di quella che nella stagione successiva sarà ribattezzata Champions League. Per evitare il paradosso che chi raggiunge l’atto finale della coppa più importante sia premiato meno di chi lo raggiunge nelle altre due coppe, le finaliste conservano i 3 punti di bonus “normali”, pur avendo raggiunto “solo” i gironi e la successiva finale (e quindi 2 turni e non 3), mentre tutt’e 6 le eliminate nei gironi sono premiate con 2 punti a testa, ovvero come se fossero state tutte eliminate in semifinale.
A GRANDI PASSI - La stagione 1992/93 presenta in maniera più massiccia i problemi sorti col nascere di nuove federazione. In quest’edizione partecipano per la prima volta 9 nuove federazioni: Estonia, Fær Øer, Israele, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Russia, Slovenia ed Ucraina. Tolto il Liechtenstein, dove esiste la sola coppa nazionale, in tutti gli altri casi si disputa anche il campionato, con conseguente problemi per le iscrizioni alla Coppa UEFA, ed in particolare per il trattamento da riservare a quelle neonate federazioni i cui club hanno partecipato nelle stagioni passate alle coppe seppur… sotto diversa bandiera. Purtroppo l’UEFA si dimostra assai ambigua nelle soluzioni adottate: mentre il Liechtenstein rimane escluso dal ranking, esattamente come il Galles e per lo stesso motivo, le altre federazioni entreranno a farvi parte solo dalla stagione in cui partecipano per la prima volta come entità indipendenti. Il che vuol dire, per esempio, che l’Ucraina avrà un suo proprio coefficiente solo a partire dal ranking 1988/93, quindi potrà concorrere ad avere una partecipazione alla Coppa UEFA solo dall’edizione 1994/95, e questo nonostante una corposa storia dei suoi club (si pensi solo alla Dinamo Kiev) nelle coppe continentali. Stabilita questa regola base, l’UEFA concederà però alcune eccezioni che creeranno stridenti diversità di trattamento non sempre giustificate dalla logica etico-sportiva. Si comincia già nella Coppa UEFA 1992/93, il cui ranking di riferimento 1986/91 ha sole 31 federazioni ed assegna pertanto 63 posti: la Germania Est era stata esclusa (non esistendo più), lasciando pertanto il “doppio buco” coperto… dalla Slovenia (!), con scelta operata a tavolino. In modo analogo, ovvero a tavolino, sono poi ripartiti i 3 posti lasciati in eredità dall’URSS (8ª), dandone 2 alla Russia ed 1 all’Ucraina (che quindi partecipa ugualmente alla Coppa UEFA, nonostante quanto detto sopra).
CASI – Ugualmente travagliata è la stagione 1993/94, al cui via prendono parte le neofite Bielorussia, Repubblica Ceca, Croazia, Georgia, Moldavia e Slovacchia. Il ranking 1987/92 è stato ridotto a 30 federazioni e 62 posti per l’esclusione della Iugoslavia causa bando dell’ONU, con soluzione quindi assai più drastica rispetto al bando inglese (ed a quanto operato fino alla scorsa stagione anche nei confronti della stessa Iugoslavia). I 2 “buchi” sono occupati a tavolino da Ucraina e nuovamente Slovenia, mentre i club cechi e slovacchi partecipano in virtù del coefficiente cecoslovacco e con ripartizione dipendente dall’ultimo campionato unito disputato (1992/93). Il Galles nel 1992/93 ha inaugurato il suo campionato nazionale ma rimane fuori dalla Coppa UEFA, nonostante la sua pluridecennale presenza nella Coppa delle Coppe, perché non presente nel ranking 1987/92: finora non aveva avuto la necessità di quantificare la sua presenza in Coppa UEFA avendo la sola coppa. Il suo inserimento avverrà dal ranking 1988/93. Infine la Russia diventa l’“erede” unica dell’URSS, entrando al suo posto già nel ranking 1987/92 e coi coefficienti sovietici ricalcolati sulla base dei risultati dei soli club russi. Un trattamento di favore di non poco conto che sarà assai parzialmente seguito solo per la Iugoslavia.



