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“Il nepotismo blocca l’Italia”

Conta più la famiglia, che il merito. L’ombra del nepotismo: per trovare un lavoro in Italia serve più avere parenti “illustri” che acquisire competenze specifiche durante gli studi. Lo spiega la Bbc, in un articolo di Ed Buter, dove si sottolinea come il nepotismo – ovvero la pratica di offrire posti di lavoro ai familiari – impedisca i giovani di talento di trovare lavoro, schiacciando un paese ancora immerso nella recessione e dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 37,1 per cento. Secondo gli ultimi dati Istat, sono 641 mila i giovani tra i 15 e i 24 anni senza lavoro, il 10,6% della popolazione.

LA PRATICA DEL NEPOTISMO IN ITALIA – Secondo quanto riporta la Bbc nella sua edizione on line, quella del nepotismo è una pratica classica, che esclude molti giovani dall’accesso al mercato del lavoro: “Se si dispone delle giuste conoscenze, è possibile fare il lavoro che si è sempre sognato di fare”, spiega un ragazzo dell’università di Genova, intervistato da Buter.  Scrolla le spalle, così come tutti i ragazzi pronti a lasciare il nostro paese, dove i concorsi sono spesso bloccati e i nomi a volte già decisi in partenza. “Se vuoi proseguire gli studi, devi sapere che dopo devi conoscere qualcuno per trovare un lavoro: meglio se è un tuo parente”, spiega un altro ragazzo. Una situazione che demotiva non pochi ragazzi, che vedono i loro sforzi svanire di fronte ai colleghi “più fortunati ” grazie alle loro conoscenze.

IL NEPOTISMO: UNA PRATICA ANTICA – Eppure non si tratta certo di una novità: Buter spiega come la pratica di nominare parenti e familiari sia stata una consuetudine tra i papi del Rinascimento: si pensi al celebre dipinto di Tiziano, il “Ritratto di Paolo III con i nipoti”, realizzato dopo che il Papa aveva nominato il figlio Pier Luigi come duca di Parma e di Piacenza. Nonostante dai tempi medievali ad oggi molto sia cambiato, la pratica è sopravvissuta, invadendo ormai tutti i settori lavorativi e la vita pubblica del paese: “Così per decine di migliaia di giovani laureati l’unica possibilità è quella di lasciare l’Italia, alla ricerca di migliori opportunità all’estero”, continua Buter. E a rimetterci è l’Italia stessa, ancora sommersa dai problemi economici. “Il paese soffre attualmente una delle sue più lunghe recessioni della storia del dopoguerra”, si sottolinea. A denunciare la pratica è stato anche l’economista bocconiano Roberto Perotti, che ha scritto anche un libro in merito: “La maggior parte dei notai sono figli di notai. E’ più facile per i parenti dei magistrati passare gli esami, così come per i medici”, ha spiegato Perotti. Senza dimenticare l’alta concentrazione degli stessi cognomi nelle università italiane. E non mancano i casi illustri, già svelati da un servizio delle Iene di pochi giorni fa, che denunciava per l’ennesima volta la Parentopoli degli Atenei italiani.

PARENTOPOLI – Dall’università di Bari, dove cinque famiglie hanno dominato per anni gli incarichi di vertice in Economia e Commercio, all’Università di Palermo, dove più della metà dell’intera popolazione accademica ha almeno un parente che lavora all’interno dell’istituzione. Per finire, tra i tanti casi denunciati, con quello che coinvolge il rettore della Sapienza di RomaLuigi Frati, già ex preside della Facoltà di medicina, dove lavorano anche i due figli e la moglie. La figlia, laureata in Medicina legale, è finita per insegnare nell’università del papà: proprio come la mamma, Luciana Rita Angeletti, che insegna storia della medicina. Non manca all’appello nemmeno il figlio, Giacomo Frati. A differenza di tanti altri giovani docenti – si pensi alle migliaia di ricercatori precari – lui ha bruciato le tappe: a 28 anni ricercatore, a 31 professore associato, a 36 insegnante di ruolo. Forse un caso di eccellenza. Ma i dubbi restano. Soprattutto per una questione di trasparenza: tutti i nomi dell’importante famiglia nello stesso settore. “Nel mio caso c’è soltanto merito”, si era difeso il Rettore nel servizio delle Iene. Peccato che anche il Corriere della Sera, con l’articolo “La carriera del primario che operava i manichini”, con protagonista proprio il figlio di Frati, aveva messo in dubbio proprio le “competenze” sbandierate dal padre. E come sia emerso anche un caso di cartelle false ad Oncologia, con lo stesso rettore indagato: al Policlinico Umberto I, secondo l’accusa, venivano truccate per coprire le assenze.

ANCHE NELLE AZIENDE PRIVATE – Ma il problema del nepotismo non tocca soltanto il settore pubblico. La Bbc spiega come più allarmante sia la situazione – data anche la crisi finanziaria – tra le aziende private. Un sondaggio del Ministero del Lavoro ha recentemente spiegato come il 61% delle aziende si basino su presentazioni personali per le assunzioni. Così spesso il merito viene messo da parte. Senza considerare come, in cambio dei prepensionamenti, diverse aziende abbiano concordato con i sindacati trattamenti preferenziali per i figli dei dipendenti. Così Perotti si chiede: “Come può la nostra più grande risorsa, il nostro capitale intellettuale, svilupparsi in questo paese, quando il talento e il merito non riescono a venire valorizzati?”. La Bbc è pessimista per il futuro: mentre l’Italia va alle urne, appare poco probabile che il nuovo governo possa affrontare direttamente la questione. Anche perché, si spiega, la classe politica non è certo immune dal problema. Così ad avere la meglio sono baroni e parenti. Altro che merito.

(Photocredit: Bbc, economia.notizie.it)