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Sgombero su sgombero – Viaggio nei campi rom di Milano

27 maggio 2008

La situazione dei nomadi nella capitale del Nord. Tra povertà estrema, illegalità diffusa e sgomberi tanto frequenti quanto inutili. In un esodo che pare non fermarsi mai

Il primo a venirti incontro quando arrivi al campo rom di via Dudovich è un bambino che ancora non sa andare bene in bicicletta. Mentre pedala evita i cumuli di pattumiera e i brandelli di legno che fino a qualche giorno prima formavano gli stipiti delle baracche, distrutte nello sgombero dello scorso 7 maggio. Lui è abituato a quei sacchi colorati che gli adulti accatastano al centro del campo, e con molta agilità cerca di scansarli. Come è ormai assuefatto dall’odore forte di plastica che invece prende subito alle tempie di chi arriva da fuori. Ma lui a quell’odore terrificante è quasi immune. Da quando è nato abita tra le baracche del campo abusivo e ormai non si accorge neanche più del degrado che lo circonda. Anzi, per Costantinu, uno dei pochi bambini rimasti li con i genitori, quell’odore provocato dalla plastica nel falò del rame in mezzo al campo una volta alla settimana, è quasi una cerimonia, un rito a cui tutti, grandi e piccini partecipano. Perché per recuperare il rame dai cavi elettrici tutti devono lavorare. Rame che poi si vende a 8 euro al chilo. Proprio per questo motivo ogni settimana i nomadi danno fuoco a mucchi di cavi elettrici ricoprendo il quartiere di una nube nera e di un odore tremendo. Anche se adesso per Costantinu il ricordo del falò sembra lontano. Il campo semivuoto si prepara ad essere abbandonato completamente anche dalle sei o sette famiglie rimaste, anche dalla sua.

UN ESODO CONTINUO - Gli altri 200 abusivi sono stati allontanati dalla polizia qualche giorno fa e i rimasti sanno che la loro sorte sarà identica. Per questo le donne caricano il necessario su alcune carriole. Loro ai traslochi sono abituate. E sanno bene che organizzare un campo per i nomadi è semplice. Basta qualche mobile vecchio, un letto rotto e qualche coperta ed ecco fatto, la casa è pronta. Niente luce, niente energia elettrica, per i più fortunati solo un fornellino a gas che spesso non funziona e qualche candela. Non serve altro agli zingari dei campi, sempre pronti a partire, a spostarsi. Sgombero dopo sgombero. Un esodo che non si ferma mai. Perché le forze dell’ordine abbattono le baracche dei campi abusivi almeno una volta a settimana, campi che sistematicamente i nomadi ricostruiscono a poche centinaia di metri da quello vecchio, in pochi giorni. Una guerra quella tra forze dell’ordine e rom che a Milano dura da anni.

SPECIALIZZAZIONI - Perché abbandonare la terra occupata per i nomadi vuol dire lasciare tutto. Lasciare il territorio vuol dire perdere sia il lavoro che la casa. Perché in realtà ogni campo rom ha la sua specializzazione, la sua attività, spesso illecita. E abbandonare il campo vuol dire abbandonare tutto. Ci sono campi in cui si ruba il rame per poi rivenderlo a prezzo di mercato, come capita in via Dudovich. C’è chi invece negli anni si è specializzato in furti d’auto e furti in appartamento. Accade nel campo regolare di via Bonfadini, insediamento esistente sin dai primi anni ’70 e in cui vivono rom italiani, riconosciuto dal comune come regolare. Già, perché a Milano ad abitare nei campi nomadi non sono solo i rom. Anche gli italiani abitano i campi abusivi e non. Campi conosciuti alle forze dell’ordine e segnalati come pericolosi.

12 commenti a Sgombero su sgombero – Viaggio nei campi rom di Milano

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  4. g.

    grazie, e benvenuta flo ;)

  5. gloriademo

    è raro che io legga sul web articoli lunghi e di un certo spessore senza distrarmi.
    brava, bel reportage.
    A parte questo…mi si stringe il cuore

  6. Floriana

    Grazie mille. Flo

  7. Bel reportage, un po’ controtendenza e anche abbastanza critico. Ma sulla relazione rom-lavoro mi pare anche troppa, pare che non vogliano lavorare quando invece hanno anche de(e sottolineo “anche”) difficoltà a trovare un impiego.

  8. Hellequin

    Mi sembra ci sia un pò troppa “comprensione” in questo articolo…non voglio essere ripetitivo ma personalmente non provo nessuna pietà verso i rom che, come si legge nell’articolo, delinquono alla grande.

  9. floriana

    Putroppo a Milano i rom che non lavorano abitano per lo più nei campi regolari del Comune ( dove vuol dire non hanno spese e anzi hanno pagata luce e gas) Campi che al Comune costano 11 milioni di euro all’anno. Senza considerare che i campi peggiori sono proprio questi definiti regolari dove la maggior parte usa delinquere per sopravvivere. E non diciamo che lo fanno perchè non trovano un impiego..ma perchè delinquere è più semplice che aver voglia di trovar un impiego.

  10. meri

    questo piccolo dibattito riflette abbastanza bene la situazione italiana per cui rom=ladro e addirittura “se si rinasce rom questo è l’inidirizzo giusto dove andare a vivere”.
    Ma pensate veramente che “se vogliono trovare un lavoro lo trovano”? perchè voi fareste venire a casa vostra una rom a farvi le pulizie?
    Il problema è che le condizioni di vita sono veramente estreme e non a caso numerosi organismi internazionali hanno denunciato l’italia per le condizioni di discriminazione e marginalizzazione della popolazione rom e sinta.
    A Milano c’è questa situazione non perchè i rom abbiano particolare predilezione o attitudine a delinquere, ma perchè l’amministrazione comunale non ha ancora saputo rispondere a logiche alternative oltre quelle della ghettizzazione e del controllo.
    I rom e sinti, soprattutto in Italia non sono popolazioni nomadi, non più da molto tempo, eppure si continua a pensare ce la soluzione migliore sia quella del campo.
    Si ruba perchè si è in condizioni di miseria. Essere esclusi dalla società, marginalizzati, discriminati vuol dire non poter accedere con le stesse possibilità di altri alla sanità, al lavoro, all’istruzione, alla casa. Perchè come si è dimostrato nel caso di Firenze, Pisa, Bolzano, Padova bisogna dare le condizioni di riscatto a chi vive in condizioni di povertà, le risorse pr potersi creare dei percorsi autonomi.
    E’ vero che i campi costano tanto all’amministrazione, ma perchè si continua a proseguire in una logica di concentrazione e controllo. Ci sono anche altre soluzioni, abitative intendo, che riescono a garantire una qualità dell’abitare senza tutte le spese inutili che servono per gestire campi dalle notevoli dimensioni, come quelli di milano.
    Rifletteteci.

  11. Milano vergogna del mondo civile

    Ancora una volta Milano si mostra leader dell’inciviltà e della barbarie, contravvenendo ai fondamenti costituzionali, alle normative europee e internazionali inerenti il diritto dei cittadini apolidi di ricevere protezione e asilo in territorio italiano. Inoltre si rende attore di genocidio, contravvenendo alle varie risoluzioni Onu contro questo crimine contro l’umanità, là dove la discriminazione nell’accesso alla protezione internazionale operata in danno alle popolazioni rom, rappresenta un atto di genocidio compiuto dallo stato italiano.

    Mi interesserò personalmente di denunciarlo alla Corte Europea di Giustizia.

    Un’educatrice diplomata in pedagogia.

  12. mai

    Monica, solo un consiglio, vai a lavorare al posto che perdere tmepo a scrivere min.chiate o a denunciare il comune…vergognati

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