Probabilmente non avrà lo stesso successo de La Casta dei citatissimi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, ed è un peccato visto che non è un copincolla di articoli (anche altrui). Però “La paga dei padroni“, di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti è un libro che andrebbe letto in tutte le scuole. Perché il giornalista del Sole 24 Ore e il suo collega di La7 non si sono rivolti a una casa editrice controllata da un consiglio di amministrazione fatto di imprenditori e banchieri per parlar male dei politici (e salvaguardare i propri interessi, visto che nel libro di Stella e Rizzo non si spende una parola per gli azionisti di Rcs: il coraggio uno non se lo può mica dare), ma si sono limitati a pubblicare per ChiareLettere una serie di informazioni nominalmente pubbliche – e quindi accessibili a
tutti – ma nei fatti seppellite all’interno di dati di bilancio spesso incomprensibili ai più.
“Concordo con le critiche alle alte remunerazioni della classe dirigente, io mi ritengo esente“, dice Cesare Geronzi nella prima pagina del libro, e a proposito dell’ex presidente di Capitalia si ricorda che nel 2007 ha ricevuto un “premio alla carriera” di 20 milioni di euro. “In Italia l’introito di uno banca su ogni conto corrente è in media di 204 euro, contro i 186 della Germania, i 124 della Francia e i 133 della media europea“, si ricorda ancora (i numeri sono stati ricordati anche da Marco Travaglio ad Anno Zero ieri sera, naturalmente senza citare la fonte…). E nella prima riga dell’introduzione si ricordano i 9 milioni e 426mila euro di stipendio per Alessandro Profumo, amministratore delegato di quella Unicredit che ha avuto nel 2007 profitti in crescita del 9% e un valore di mercato delle azioni in perdita del 17%, mentre la retribuzione dell’amministratore delegato è cresciuta del 39%. Ricorda le proporzioni con gli operai, Dragoni, facendo presente che l’a.d. guadagna in un giorno quanto un operaio porta a casa in un anno. E nel proseguio del libro ne ha per tutti: Tronchetti, Buora, Romiti, Agnelli, Geronzi, Bazoli, Passera, Profumo, Arpe, Pesenti, Ligresti, De Benedetti e il “salotto buono” riunito attorno a Mediobanca. Ricordando anche i “casi umani” di Cimoli, Scaroni e Catania: presidenti e amministratori delegati di aziende in mano allo Stato, i cui emolumenti sono cresciuti anche quando le aziende andavano allo scatafascio (Alitalia, Ferrovie) oppure non è che bruciassero la concorrenza in quanto a intraprendenza imprenditoriale (Eni, Enel).
Dragoni scrive per il “giornale dei padroni”, ovvero quel Sole 24 Ore controllato dalla Confindustria. Proprio in quel luogo ha vergato fantastici articoli sulla Cai (la cordata per Alitalia), nonostante a parteciparvi ci fosse anche quella Emma Marcegaglia che degli industriali è il presidente. Questo, a dimostrazione del fatto che la libertà di stampa non dipende solo dalle strutture o dalle proprietà, ma anche da chi ci lavora (e per questo è inutile discutere di “libertà dei media” pensando che sia – ad esempio – il finanziamento/non finanziamento a renderli pluralisti: l’obiettività dei giornalisti dipende dalle persone, in una categoria nella quale i cavalieri senza macchia e senza paura sono storicamente rarissimi). Scrivono gli autori: “I cento manager più pagati hanno avuto, un aumento retributivo del 17 per cento sull’anno precedente (circa otto volte l’inflazione) e hanno messo insieme in tutto 403 milioni di euro, in media 4 milioni a testa. Anche nel 2006 i compensi dei cento manager più pagati erano cresciuti del 17 per cento rispetto all’anno precedente“. E in un momento in cui i dirigenti sono crocefissi su tutti i giornali in quanto identificati – a ragione – come tra i maggiori responsabili dell’attuale crisi mondiale (insieme ai banchieri centrali, ma questa è un’altra storia),tutto ciò è molto “pop“, oltre che sacrosanto. Ciò detto, l’epoca dei grandi manager (o “magnager” come li chiama il presidente della Lazio Claudio Lotito) non finirà a causa di un libro, ma molto probabilmente è destinata a darsi una bella ridimensionata nell’Italia dove si parla (per scherzo?) di “Profumo di Passera“, ovvero di una fusione tra Banca Intesa e Unicredit che somiglia a nozze riparatrici con tanto di neonato settimino ma robusto in arrivo. Rimane che negli anni è rimasta sottesa la guerra infinita tra i “McKinsey boy” (scusate la semplificazione) alla Profumo e i “vecchi marpioni” alla Geronzi. Oggi è chiaro che nello scontro ormai si sta delineando un vincitore e uno sconfitto: le locuste italiane stanno sbaragliando il campo, più per gli errori altrui che per oggettivi meriti. E questo significa che anche qui, come nella politica, il “rinnovamento” è roba da sognatori. E l’indignazione a cottimo nei confronti di questo e di quello è semplicemente folklore. Semplicemente, prossimamente nascerà “un nocciolino di capitalismo Made in Italy. Piccolo, spaventato e per ciò stesso maledettamente bisognoso di autarchia. I soldi si troveranno, che ci pensi Mediobanca o la Cassa Depositi e Prestiti è indifferente, tanto il capitalismo è morto e sepolto, lo abbiamo letto su molti quotidiani in questi giorni, quindi deve essere vero“. Piccolo dettaglio: il “salotto buono” si arrocca a difesa di un mondo che non c’è più in Europa ed è destinato a scomparire anche in Italia.
Ah, ringraziamo L’Opinione e Cristiano Bosco per aver citato Giornalettismo a proposito dell’”inchiesta” (le virgolette sono d’obbligo tra persone che hanno rispetto della grammatica) di Rainews24.
P.S. e O. T.: ieri qualcuno è arrivato al nostro sito digitando su Google la chiave di ricerca “fregna filetype:jpg“. So che non mi leggerai mai, caro casuale visitatore. Ma fattelo dire: tu sei un genio.
























perdincibbacco !
Nel link al blog di Cristiano Bosco manca una g “creezdog(g)”.
corretto, grazie!
Bisogna fare molta attenzione nella vita e soprattutto non credere \\\”all\\\’asino che vola\\\”, questo vale per tutto.
Quando ci dicono c\\\’è la crisi o quella azienda è in crisi e bisogna aiutarla, altrimenti ci saranno disoccupati e via di seguito, bisogna risalire a \\\”monte2 e capire i motivi. Forse hanno gestito male, forse hanno investito male, o forse hanno pagato poche persone ma profumatamente. L\\\’ ultima che hai detto e è sempre così, abbiamo persone che hanno interesse a coprire le \\\”marachelle\\\” e queste persone ce le troviamo sempre nei posti che contano. Cosa si può fare? forse la prima cosa è quando si vota, controllare che nello schieramento che si è scelto, non ci siano persone colluse, in attesa di giudizio o addirittura condannate, la seconda è capire bene ciò che promettono, la terza e ultima è pretendere di sapere prima la composizione del governo chi sono i ministri, i segretari e così via, ciò ci consentirà di controllare chi abbiamo votato e di capire bene a cosa mirano. Bisogna pretendere dai nostri dipendenti (perchè i senatori e i deputati sono nostri dipendenti) più rigore , serietà e correttezza.
Solo utopia certo, ma se continuiamo ad informarci sul quanto prendono su cosa fanno e su quanto ritorna a noi, credo che ci siano i presupposti per \\\”mandarli tutti a casa\\\”.
i manager prendono sempre di piu’ e producono sempre di meno.la benzina costa di piu’ tutto è soggetto all’inflazione meno lo stipendio del normal people.se non mi puoi adeguare lo stipendio all’inflazione finiremo per lavorare gratis.almeno ci sia un recupero di tempo diminuendo le ore lavorate.o almeno una detassazione fino a€ 25000 per il lavoro dipendente.tanto in ogni caso non si acquista piu’ e l’economia muore lo stesso.
Invece di fare il dipendente, puoi tranquillamente andare a fare il Manager: non è vietato…
faccio il manager delle mie proprietà ma qualcuno deve fare il dipendente e non a quelle condizioni disatrose altrimenti si poaghi ad ore e non a giornate onnicomprensive e si lasci il tempo per fare anche altro
“Invece di fare il dipendente, puoi tranquillamente andare a fare il Manager: non è vietato…”
Purtroppo non sono cugino di un vescovo, nè cognato di un imprenditore, nè nipote di un notaio oppure sposato con la figlia di uno del salotto buono, in guardaroba non ho un grembiulino e neppure una tessera in tasca se non quella dell’autobus.
Mi chiedi se so fare bene il mio lavoro? Ma quello a chi interessa scusa?
Io ho sempre detto (di solito mi danno dell’imbecille) che le paghe per i politici dovrebbero essere vincolate alle pensioni minime massimo 4 volte,esempio una minima 500 x 4 = 2000 per tutti i politici, presenti, passati e futuri e pensione al compimento del 65* anno di età (praticamente come tutti i lavoratori).
Per i manager collegare la paga al rendimento, io ti do 5,6,7 milioni, ma se rendi, se non rendi o sbagli ci rimetti tu non l’impresa………..
Perchè nelle snc se il titolare sbaglia gli pignorano anche i beni appartenuti alla famiglia ed avuti in eredità, mentre questi “geni” bruciano fior di miliardi e beccano pure le buonuscite……………..
VA BENE COSI’. SE NON CI FOSSERO I MENEGER CHE STRAGUADAGNANO NON CI SAREBBERO I MIRESI DIPENDENTI.
I MENEGER STANNO LI’ PERCHE’ LI HANNO MESSI I POLITICI E QUINDI NON CI SARA’ MAI UNA LEGGE CONTRO QUESTI SPROPOSITI.
SE L’AZIENDA AFFONDA NON E’ MICA RESPONSABILITA’ DEL DIRIGENTE, E’ LA MANOD’OPERA CHE E’ TROPOO CARA, CIOE’ I DIPENDENTI SONO TROPPO ESIGENTI E GUADAGNANO TROPPO.
NON DOBBIAMO STARE TUTTI MALE, COSI’ ALMENO QUALCUNO STA BENE E SE LA GODE.
NOI DEL POPOLINO RESPIRIAMO? BASTA
Finalmente la recensione di qualcuno che ha realmente letto il libro fino in fondo.
diderot, occhio che so dove abiti.
No, ma poi: perché Rizzo e Stella ne La Casta non parlano del vino al metanolo? O del $ignoraggio? Perché non una parola sulle scie chimiche?
Ottimo post, ho sempre pensato che il libro di Stella e Rizzo sia stato, come dire, leggermente sopravvalutato.
Si’, ma…
Mica hanno la pistola puntata alla tempia (cit) i consigli d’amministrazione, per concedere tutti quei soldi ai manager, no?
Se invece l’avevavo, perche’ non parlarne piu’ diffusamente?
“Se invece l’avevavo, perche’ non parlarne piu’ diffusamente?”
Perché è un argoemnto trattato nell’intro del libro. E se ti svelo tutto, poi tu mica lo compri.
@Un Manager: hai ragione, infatti anche negli usa puoi concorrere alla carica presidenziale se vuoi, le elezioni sono libere e democratiche, non hai bisogni di avere 50M$ o degli “amici”.
Il problema è che chi fa il manager non si sognerebbe mai (mai) di lasciare il posto per un altro più in basso solo perché ha preso decisioni sbagliate. Oltre una certa posizione sono mosche bianche le persone disposte a pagare per le proprie incompetenze.
@Rita: io invece mi sono sempre chiesto perché vadano pagati i politici. Penso che chi si dia alla politica lo faccia per una forte considerazione degli aspetti morali connessi con la carica che ricoprirebbe, o forse mi sono perso qualcosa? Per i manager, andrebbero pagati percentualmente ad un obiettivo più un fisso base (il “famoro” salario minimo da operaio).
Se lo stipendio non è legato, almeno in parte, alle prestazioni non ci si può meravigliare che le decisioni prese risultino anch’esse scorrelate.
@Gregorj: uff, una volta le marchette sui libri si facevano in televisione, mica nei blog!
E tanto non lo comprerei, a meno che non tratti anche di alieni, viaggi spaziali, viaggi nel tempo etc.