In omaggio alla linea “law & order” che ultimamente la contraddistingue, Repubblica decide di colpire duro nei confronti del pirata della strada che ha ucciso una coppia a Roma la scorsa settimana. Il giornale on line
dà la linea, informando il popolo tutto che Stefano Lucidi, l’omicida di Flaminia Giordani e Alessio Giuliano, era un ultras (e questo già lo rende esecrabile di per sé) e persino laziale (pena di morte! Subito!). Per il quotidiano guidato da Ezio Mauro non è importante, ad esempio, che il signore fosse alla guida di una Mercedes Classe C 220, che avesse la patente ritirata, se fosse o meno ubriaco sotto effetto di stupefacenti. No, l’unica cosa importante - e degna di nota anche per i titolisti del cartaceo, come potete ammirare qui a fianco - è che
fosse un tifoso. Evidente, nell’immaginario collettivo sviluppatosi nelle redazioni, chi va allo stadio è di per sé un soggetto a rischio, pronto a rubare, fare accattonaggio, sporcare la pubblica piazza e così via. Il massimo, a questo punto, sarebbe trovare uno zingaro che ruba nei supermercati e tiene in casa il bandierone della Lazio. A quel punto, il cerchio finalmente si chiuderebbe. Il titolo fa il paio in home con questo splendido accoppiamento di notizie e foto del Corriere.it. Un giorno qualcuno - forse un novello Roland Barthes - si occuperà di definire - o di aggiornarne la definizione - la devianza così come viene descritta dai mass media e - di qui - socialmente condizionata. Quel giorno rideremo tutti.

In ogni caso, signori, niente panico. Perché, ineffabile come sempre, Francesco Alberoni dalle colonne del Corriere ci fa sapere che l’Italia “sta riconquistando il senso della realtà“. E così, “oggi la gente torna a vedere la realtà perché rincomincia a parlare, a esporre le proprie opinioni senza il timore di venir insultata e coinvolta in una rissa politica. E scopriamo che, se ascoltiamo gli altri e guardiano i fatti, spesso arriviamo alle stesse conclusioni. Oggi tutti chiedono sicurezza, vogliono i termovalorizzatori, trovano giusto che il capo del governo si incontri con il capo dell’opposizione, condannano i minorenni che stuprano o uccidono le adolescenti e accettano che un ministro proponga che i funzionari che non lavorano possano venir licenziati“. Bene. Finalmente è finito il periodo in cui tutti invece chiedevano maggiore criminalità ed esultavano con cortei e cori di piazza quando i ragazzini violentavano le coetanee. Francamente, non se ne poteva più.
Via Phastidio leggiamo nel blog di Nicola Porro una spiegazione ineccepibile dell’inutilità della mossa del governo sui mutui: “Ci si può domandare se questo intervento dello Stato non crei l’impressione che gli errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso sarebbe potuto cambiare. L’ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma poi quando sono saliti, zac ci pensa l’aiuto di mamma stato-banche.La convezione pensata da governo-Abi ha un forte effetto di riduzione della concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani, per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e dunque disposte ad applicare condizioni migliori“. Il pezzo è interessante anche perché contiene in sé un riconoscimento a uno dei tanti provvedimenti liberalizzatori di Bersani, postumo ma pur sempre autorevole. Rimangono due domande: 1) perché non li ha fatti a suo tempo, i complimenti all’ex ministro delle attività produttive del governo Prodi? 2) perché questa notazione critica di un provvedimento dell’attuale esecutivo non è comparsa sul quotidiano del fratello di chi guida l’attuale esecutivo? Ai poster (quelli 4 per 4) l’ardua sentenza.
Gianluca Neri decide di commuoverci tutti cominciando a raccontare (uno e due, finora) la storia di Clarence a partire dagli anni bui - per le vendite - e gloriosi - per la qualità del giornale - dello storico “settimanale di resistenza umana” Cuore, che tanti pupi ha svezzato e accompagnato nei primi passi verso la comprensione della realtà (compreso chi scrive). Che malinconia.


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Pirati della strada e giornalisti terroristi…
Sull’omicidio della coppia a Nomentano i giornali si sono sbizzarriti, creando una nuovo modello di devianza sociale: l’ultras della Lazio…
Repubblica già da qualche tempo sta compiendo una crociata contro gli ultrà. Michele Serra ha già dedicato loro qualche ‘Amaca’, e anche ieri scriveva, in riferimento ai partecipanti al raid del Pigneto, di ‘battesimo della violenza’ (cito a memoria) compiuto negli stadi. Non che la ‘battaglia’, in sé, mi trovi contrario; certo però che nel caso citato il fatto che il pirata della strada sia un ultrà non ha davvero alcuna attinenza.
A me invece mi trova contrarissimo. In questo paese, fino a un cambio delle leggi, la responsabilità penale è personale. Ancora non si potrebbe essere arrestati per reato di tifo. Vediamo se dura
La responsabilità è sicuramente personale, e di certo è sbagliato un atteggiamento discriminatorio contro gli ultrà. Però è difficile negare che spesso il tifo organizzato sia la scusa per comportamenti -spesso violenti, spesso intolleranti- che con lo sport non hanno niente a che vedere. Non solo: lo stesso fatto che si tratti di movimenti organizzati rende in molti casi la cosa difficilmente assimilabile a iniziative di singoli. Detto questo -lo ripeto- è profondamente sbagliato criminalizzare il tifoso in quanto tale.
Ismaele, la questione è semplice e te la spiego con un esempio: gruppetto ultras in curva ospiti; parte un sasso, ci sono le telecamere, il sasso danneggia una struttura o fa danni peggiori. Nel resto del mondo, si becca il responsabile e gli si commina la giusta pena (avendo cura di fargliela anche scontare…). In Italia, si dà il Daspo ai 10 più vicini al responsabile. Per me non è normale
Certa stampa ama fare il collegamento tifoso => neonazista => governo di destra, piu’ che altro, vedi anche gli assassini di Verona.
Allo stesso modo insistono con l’argomento della sinistra estrema che, esclusa dal parlamento, potrebbe tornare al terrorismo.
E , in entrambi i casi, non si capisce se avvertano di un pericolo o se se lo augurino.
No, non è normale. Però non è possibile definire gli striscioni razzisti come ‘responsabilità personale’, così come spesso gli scontri coinvolgono attivamente numerose persone. Alcuni fenomeni violenti richiedono maggiore organizzazione di quella necessaria per lanciare un sasso. Insomma: il rischio di essere coinvolto in una rissa allo stadio è più alto di quello che si corre passeggiando per strada, non c’è dubbio. Se di responsabilità personale si tratta, certo sono responsabilità multiple e molteplici…
Un problema di eccessiva violenza negli stadi esiste. Poi certamente si tratta di fenomeni da contrastare con garantismo ed equità, così come è vero che si tratta di fenomeni minoritari. Tuttavia spesso queste minoranze sono organizzate.
e organizzarsi non è reato
Quella pagina di cuore la ho avuta appesa nella mia cameretta per anni. Quanti ricordi… ma non è cambiato proprio nulla, gratti il Bettino e ti ritrovi il Silvio.
Alberoni ha ragione, anche se su almeno una questione la gran parte del paese ha da tempo raggiunto una conclusione condivisa: i suoi editoriali fanno cagare.
Secondo me Travaglio legge Giornalettismo. Nel video del Lunedi’ su Alberoni ha detto le stesse cose che ha scritto Alessandro.
se Travaglio legge giornalettismo tra poco siamo tutti dentro
(cazzo, oggi era san Lunedì di Travaglio e io non ho inviato nessuno! Son proprio rinco!)
Sono perfettamente d’accordo con te, Gregorj!
La piega secondo cui ogni episodio di violenza in Italia deve essere per forza correlato all’appartenenza del colpevole al tifo organizzato (o meno) è veramente disdicevole, ed è indice della china che sta percorrendo il giornalismo (mica il giornalETTismo…quest’ultimo almeno è serio!) nel Bel(magari)paese.
Esempio fulgido della percezione distorta che queste rendicontazioni causano sull’opinione pubblica generalizzata è la vicenda dell’uccisione di Gabriele Sandri: il fatto che fosse un tifoso in viaggio per assistere alla partita era un elemento assolutamente marginale riguardo alla sua uccisione (secondo me il fulcro della notizia era la carenza di esperienza del poliziotto che ha portato alla morte del ragazzo), ed invece è diventato l’aspetto principale della notizia, accomunandone la situazione addirittura all’omicidio Raciti, che apparteneva ad un contesto completamente diverso.
la storia di gabriele sandri è stata qualcosa di ignobile.
E’ ignobile anche che ci siano morti di serie A e morti (ora) di serie B.