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La crociera infernale sulla Carnival Triumph

L’odissea della Carnival Triumph è terminata. Finita alla deriva nel golfo del Messico e rimorchiata fino alle coste dell’Alabama, negli Stati Uniti, la nave da crociera ha attraccato nel porto di Mobile. Domenica scorsa un incendio in sala macchine aveva lasciato la nave senza motori e senza elettricità, rendendo inaccessibili bagni e cucine: così per cinque giorni le 4.200 persone a bordo, tra passeggeri ed equipaggio, si sono dovute accontentare di mangiare panini, restando in condizioni igieniche disastrose “Una prova quasi inumana”, spiega il Guardian.

LA VICENDA DELLA CARNIVAL TRIUMPH – Il viaggio della nave da crociera era iniziato giovedì scorso da Galveston, in Texas. Poi domenica è avvenuto l’incidente, quando la Carnival Triumph si trovava a circa 240 chilometri dalla penisola dello Yucatan, nel golfo del Messico. Fuori uso erano finiti sia il sistema idrico che quello di scarico. Non sono ancora state chiarite le cause dell’incendio: nessun passeggero è rimasto ferito, anche se un uomoè stato portato via per precauzione, a causa delle condizioni mediche precarie, seppur non legate all’incidente.

LO SBARCO DEI PASSEGGERI – Rimorchiata fino alle coste dell’Alabama, la nave è arrivata nel porto di Mobile. Alle 8 del mattino (ora italiana) l’ultimo dei 3.143 passeggeri – come ha confermato la stessa Carnival con un tweet – è sceso dalla nave.

Eppure, prima dell’arrivo in porto,  non erano mancate le proteste e le paure a causa di un altro problema: era stata la rottura di un cavo da rimorchio a far temere i passeggeri per il peggio. Risolto l’intoppo, la nave è arrivata finalmente a Mobile. Sono state necessarie cinque ore per completare le operazioni di sbarco dei passeggeri. Seppur stremati, dopo quasi una settimana di stenti e di condizioni igieniche disastrose, le persone a bordo hanno festeggiato l’arrivo. Emblematico il cartello “Sweet Home Alabama”, esposto prima dell’arrivo in uno dei 14 piani della nave da crociera.

LE CRITICHE DEI PASSEGGERI-Diversi passeggeri a bordo, intervistati dal Guardian, hanno spiegato come, dopo l’incendio, le condizioni fossero drammatiche all’interno della nave. “Negli ultimi quattro giorni c’era un fetore indescrivibile in alcune aree della Carnival Triumph: i servizi igienici erano inesistenti, molte cabine erano inaccessibili e sommerse dalle acque di scarico, così come le cucine”, ha rivelato un uomo. Non pochi hanno cercato di contattare parenti e media, per denunciare lo scandalo, timorosi che la gente potesse ammalarsi a causa di tanta sporcizia. Anche perché, con i bagni inaccessibili, ai passeggeri era stato detto di utilizzare sacchetti di plastica, come servizi igienici di fortuna. Tanti altri sono stati anche costretti a dormire all’esterno. Una volta fuori dalla nave, per la maggior parte dei passeggeri il viaggio non era finito: così, per permettergli di tornare a casa, ad attenderli c’erano più di 100 autobus. Alcuni sono partiti subito per Galveston (distante quasi 800 chilometri), mentre altri hanno preferito riposarsi in hotel a Mobile, prima di tornare in aereo in Texas.

LE SCUSE – Non saranno sufficienti, ma sono arrivate le scuse pubbliche di Gerry Cahill, Ceo della Carnival, una nave che batte la bandiera delle Bahamas. “Ho apprezzato la pazienza dei nostri ospiti, così come la loro capacità di adattarsi alla situazione, di fronte a condizioni di bordo molto cattive”, ha spiegato. Nonostante i passeggeri sono rimasti senza acqua corrente, né energia elettrica, con escrementi e sacchetti pieni di urina lasciati lungo i corridoi, Cahill ha lodato i dipendenti della nave, “che hanno fatto di tutto per cercare di rendere la situazione meno pesante”. Oltre ai duecento dipendenti che si sono presi cura dei passeggeri della nave, una volta che questi erano sbarcati a Mobile. Mentre si attende di scoprire la verità sulle ragioni dell’incendio, la Carnival ha già promesso che risarcirà ogni passeggero con un indennizzo di 500 dollari, oltre al rimborso completo della crociera. Per chi vorrà riprovarci, anche un credito per un altro viaggio.