PdL, ecco il documento del governo: illusioni, bugie e videotapes
21/08/2010 - Le dieci pagine di programma forse otterranno il voto positivo dei finiani. Di certo non ottengono quello della realtà. Non sappiamo se il testo del documento approvato dal Popolo delle Libertà per mettere alle strette quei cattivoni dei finiani avrà
Le dieci pagine di programma forse otterranno il voto positivo dei finiani. Di certo non ottengono quello della realtà.
Non sappiamo se il testo del documento approvato dal Popolo delle Libertà per mettere alle strette quei cattivoni dei finiani avrà veramente l’effetto che Silvio Berlusconi e il resto del partito pensano. Di certo il testo, già di per sé, contiene una serie di considerazioni davvero interessanti, sia sul presente che sul futuro del governo. Vediamo nel dettaglio quali.Il documento comincia così:
Nelle elezioni dell’aprile 2008, anche grazie all’attuale legge elettorale, si è realizzato l’obiettivo che sin dal 1994 si sono prefissi il Presidente Berlusconi e l’intero centro-destra: quello di introdurre una novità assoluta nella politica italiana per cui gli elettori possono liberamente scegliere quale sarà il primo ministro, quale sarà l’alleanza tra le forze di governo e soprattutto quale sarà il programma che verrà realizzato a grandi linee nella legislatura.
E già qui, a ben vedere, c’è scritta una frescaccia bella e buona. Nel Porcellum, la legge elettorale scritta dall’insigne costituzionalista Roberto Calderoli, c’è scritto ben altro, come ricordato qui: l’articolo 1, comma 3, della legge 270/2005 dice che “i partiti o i gruppi politici organizzati in coalizione(…) depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione”. Insomma, la stessa legge citata come esempio della nuova Costituzione materiale italiana smentisce una teoria che prende a cazzotti la nostra Carta, imponendo un modello plebiscitario antitetico al disegno pensato dai nostri Padri costituenti. Se l’impianto non piace, l’articolo 138 per la modifica della Carta è a disposizione del legislatore. Il resto sono solo chiacchiere disinformate. Sul federalismo, poi, il documento è netto:
La legge delega è stata approvata dal Parlamento il 29 aprile 2009. Con i decreti attuativi, che devono essere emanati nei due anni successivi, si sta rivoluzionando il sistema dei trasferimenti delle risorse pubbliche tra lo Stato e gli enti locali (Comuni, Province e Regioni). Il nuovo sistema non sarà più basato sulla spesa storica dei vari servizi – facendo obbligo allo Stato di pagare a piè di lista tutte le spese e gli sprechi – ma sui costi standard ritenuti necessari per fornire ai cittadini i servizi fondamentali, a cominciare dalla sanità. Con il federalismo fiscale gli italiani avranno servizi pubblici uguali in tutto il Paese e sarà eliminata la differenza dei costi tra il Nord e il Sud. Inoltre i Comuni saranno coinvolti nell’accertamento dei redditi dei contribuenti per combattere l’evasione fiscale. [...] La riforma del federalismo fiscale non comporterà assolutamente maggiori costi per lo Stato e sarà attuata senza alcun aggravio della pressione fiscale complessiva, che anzi è destinata progressivamente a diminuire.
Ma sta davvero andando così? Di certo di falsi amici del federalismo ce ne sono tanti, e la memoria del governo su quanto accade sembra un po’ latitante. Dopo l’approvazione della Legge manifesto, tutto il complesso meccanismo si è inceppato e le varie commissioni tecniche e politiche che dovevano riempirlo di contenuti sono rimaste ferme. Di decreti attuativi, neppure l’ombra. Mentre il codice delle autonomie, la seconda gamba del federalismo che doveva ridisegnare l’assetto istituzionale dello Stato, dalle funzioni da svolgere dai diversi livelli di governo alla dimensione ottimale degli stessi, è sparito nel nulla. Finché poche settimane fa dal cappello a cilindro del Consiglio dei ministri sono spuntati dal nulla i primi decreti di attuazione. Una delusione se non proprio una presa in giro: senza dati, senza scelte, un mecanismo di rinvii ad altri decreti ministeriali e l’incarico alla Sase di elaborare i fabbisogni standard. Chiacchiere, bandierine piantate nel mare del federalismo, carta che produce altra carta. Ma durante il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti i fatti ci sono stati, eccome: l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, balzello forse odioso ma anche molto federalista, il blocco dell’autonomia impositiva di Regioni e Comuni, la riesumazione di un Patto di stabilità “stupido” con regioni ed enti locali, che con i suoi tagli lineari ha punito gli enti virtuosi e premiato gli scialaquatori. I provvedimenti “ad municipium” per il ripiano del bilancio dissestato a Roma, Catania e Palermo. Fino all’ultima manovra “prefettizia” di fine luglio, che ruba tutte le risorse del federalismo amministrativo ex Bassanini alle Regioni tra le grida di dolore di Formigoni ed Errani e il silenzio di Zaia e Cota. Ma passiamo alla parte più immaginifica, quella del fisco:
L’obiettivo della maggioranza di governo sarà quello di ridurre e di disboscare la grande giungla di un sistema fiscale che è praticamente rimasto invariato nelle sue parti fondamentali fin dalla lontana riforma dei primi Anni Settanta. Tenendo conto delle esigenze e delle compatibilità del bilancio pubblico, ritenute prioritarie in questa fase di avvio della ripresa economica, il governo intende pervenire, senza creare maggiore deficit, entro la legislatura al varo di norme che consentano una graduale riduzione della pressione fiscale complessiva, apportando così un beneficio alle imprese e alle famiglie.
In primo luogo, quindi, il governo promette, entro la fine della legislatura, soltanto quella semplificazione burocratica (quella di carte e cartuccelle) che in effetti Tremonti promette dal 1994, senza mai realizzarla. Sarà la volta buona? E’ importante però che dopo il governo dice che vuole tagliare le tasse senza creare maggior deficit. Per fare questo c’è un’unica strada: ridurre le spese dello Stato, e più in generale la spesa pubblica. Vero è che con i tagli orizzontali dell’ultima manovrina si va in questa direzione, ma andrebbe ricordato che durante gli anni i vari governi Berlusconi l’hanno aumentata del 45%, da 542 a 786 miliardi.













perchè lo svantaggiato verticalmente viene presentato sempre con foto da 1° comunione? cosa che non vedo riservata ad altri!Come si faccia ancora a credere a quello che viene promesso……….!
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Se non sbaglio è al governo con tutte le sue promesse dal 2001.
E pensare che gliene dovebbero bastare 5 per fare qualcosa di utile(non è Egli un’imprenditore?^^).
Dal 2001, quindi, continua ad asserire che gli impediscono di fare ciò che ha promesso e continua a promettere le stesse cose (più qualche personale necessità di cui tutti gli italiani non possono fare a meno, come il processo breve o l’immunità).
Ho ritravato queste: le promesse del 2001.
Si impegnava a realizzare ingenti sgravi fiscali, dimezzare la disoccupazione, l’avviare centinaia di opere pubbliche, aumentare delle pensioni minime e ridurre il numero di reati.
Si impegnava “altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti”(E invece sta ancora là: egli mantiene sempre la propria parola!)
Deduco che l’ici é uno “sgravio ingente”. Ma forse si riferiva allo scudo fiscale. Direi che quello è davvero ingente, assieme agli altri suoi sgravi personali, il cui fabbisogno sarà recuperato dallo Stato tassando ulteriormente i poveracci.
Deduco inoltre che il 12-15% di disoccupazione sia pari al dimezzamento della disoccupazione. Ciò perchè, come noto, la matematica è un’opinione. Spero non dica che non era prevedibile. Lui meglio di chiunque altro dovrebbe sapere cosa significa in economia l’espressione “dopo le vacche grasse arrivano le vacche magre”
Le centinaia di opere direi… che esistono solo nei fascicoli dei magistrati.
Le pensioni minime… beh! Qui un passettino l’hanno fatto…se gli italiani ci arrivano, adesso, alla pensione.
In effetti ha ridotto il numero dei reati…Infatti, alcuni giudici comunisti, non hanno fatto manco a tempo ad aprire il fascicolo che la difesa gli ha detto che il fatto non costituisce più reato.
uhmmm…direi che non ne ha mantenuti 6 su 5 (compresa la promessa di non ricandidarsi).
E, francamente, non trovo che abbia fatto nulla per mantenere tali impegni. Visto che, su tutte queste materie, ha sempre avuto piena libertà. Purtroppo questa libertà è stata ampiamente (o se l’è presa pur non avendola) utilizzata solo quando si trattava di fare gli interessi di qualcuno.
E mi chiedo ancora come cavolo facciano i suoi cecatissimi elettori a continuare a dire che quello “fa” (qualcosa per loro, oltre che per sè)!!!!^0^.
Forse è vero il detto “nel paese dei cecati quello con un occhio fa il sindaco”.
berlusconi è imprenditore ma bazzicando con le concessoni pubbliche come la TV. E fa una differenza abissale sin dai tempi di craxi come il caso All Iberian dimostra.
Anche se è un posto di mare, da noi c’è il detto ” E’allo scioglier della neve
che si vedino li stronzi”