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pubblicato il 17 ottobre 2008 alle 11:04 dallo stesso autore - torna alla home

Martedì, in un’audizione alla Commissione finanza del Senato, il presidente della CONSOB Lamberto Cardia si è dichiarato preoccupato per “le conseguenze che la situazione del mercato può avere sull’esposizione delle società quotate a tentativi di acquisizioni ostili“.

Secondo Cardia il rischio è forte perché vi sono elevate “limitazioni attualmente imposte dalla normativa nazionale” che riducono la capacità di difesa delle società, come la passivity rule, che impone ai manager della società, fatta oggetto di attenzione, di non effettuare operazioni che possano ostacolarne l’acquisto.

MA SILVIO NON STA A GUARDARE – Le preoccupazioni di Cardia hanno così raggiunto anche Berlusconi, che sensibile a questi temi (sono di pochi giorni fa i suoi consigli per gli acquisti di azioni 2946884627 fd91d0bddd Misure anti OPA: a rimetterci saranno i piccoli risparmiatoriEni ed Enel) ha subito annunciato provvedimenti. Ma quali sono le società a rischio? Secondo Cardia e Berlusconi, tutte le nostre magnifiche società quotate in borsa con un valore delle azioni ridotto dalla crisi ma che non corrisponde assolutamente al valore reale della società. E chi sarebbero i “nemici“? Berlusconi ha parlato di “notizie che vengono dai paesi produttori del petrolio“, accennando ai fondi sovrani dei Paesi arabi, salvo poi ritrattare descrivendoli come investimenti speculativi, quindi non indirizzati ad acquisire il controllo. Così per salvare le nostre italiche società, o meglio i loro italici manager, Berlusconi preannuncia che nei prossimi giorni verrà varato un emendamento che consenta alle italiche società quotate “aumenti di capitale, acquisizioni di proprie azioni e fusioni“.

AAA IMPRESA ITALIANA VENDESI – Da Bruxelles Silvio Berlusconi ha descritto le caratteristiche delle società a rischio, sono le “molte validissime imprese italiane che oggi hanno una quotazione che non corrisponde assolutamente al loro giusto valore“. Un elenco delle imprese “a rischio” è contenuto in un articolo del Sole24ore di sabato, e sono: Eni, Enel, Intesa SanPaolo, Unicredit, Mediobanca, Generali, Snam Rete Gas, Terna, Mediaset, Fiat e Finmeccanica. Un altro elenco lo fa Finanza & Mercati, aggiungendo Parmalat, Seat Pagine Gialle, Safilo, Tiscali, Tamburi Investment Company (appena diventata una public company). Scalarle non richiede neppure chissà quali cifre. Per prendere il controllo di Telecom basterebbero meno di quattro miliardi, dodici per Unicredit e dieci per Generali. Il Premier non può certo consentire che queste imprese finiscano in mano straniere dopo tutti gli sforzi per mantenere l’Alitalia in mano a una cordata italiana (che pare si stia sfaldando), o dopo 2946884633 cb88de09bf Misure anti OPA: a rimetterci saranno i piccoli risparmiatoriaver fatto di tutto per respingere l’assalto di Telefonica su Telecom blindando il management di quest’ultima. Anche adesso l’obiettivo è scoraggiare eventuali acquirenti stranieri.

CAMBI DI REGOLE – Non è la prima volta che il presidente della CONSOB chiede di cambiare le regole sulle OPA (offerte pubbliche di acquisto), lo fece anche qualche anno fa e recentemente chiedeva di portare l’obbligo di comunicazione della partecipazione in una quotata dal 2% all’1% e di modificare il passivity rule. Limitazioni che lui stesso reputa “legittime e giustificate” però “in contesti ordinari di mercato diversi da quello attuale“. Ridurre la quota di partecipazione dalla quale scatta obbligatoriamente la comunicazione serve per rendere pubblico l’acquisto di azioni e far quindi aumentare il valore delle stesse, rendendo più costosi ulteriori acquisti. Il passivity rule è invece la regola secondo la quale il management di una società interessata da un’OPA non può mettere in atto misure difensive se non dopo l’autorizzazione dell’assemblea. Il motivo pare ovvio, sta agli azionisti decidere. Invece ora si pensa di riscrivere le regole per dare questo potere ai manager.