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I paesi in cui l’aborto è ancora un crimine

L’America Latina ha il primato del tasso più alto di aborti non sicuri al mondo e questo dipende, in gran parte, dal divieto imposto che li nega in alcuni paesi ma che – vista la drammatica situazione – indigna gli attivisti perché le donne continuano a mettere a rischio la loro vita in strutture inadeguate.

IL CASO – Nel 2007 a Città del Messico è passata la legge che depenalizza l’aborto e permette alle donne di accedervi entro le dodici settimane di gravidanza. Nonostante questo, che ha determinato una grande innovazione civile, il divieto vige ancora in molti altre città del paese dove l’aborto resta illegale e punibile perché considerato un “atto criminale”.

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IL DIVIETO – Cile, Nicaragua e El Salvador vietano l’aborto anche se la gravidanza mette a rischio sia la vita della madre che del feto e in un clima simile, la scelta di Città del Messico resta una scelta coraggiosa. “Il risultato di Città del Messico è stato il risultato di decenni di lavoro senza tregua per cercare di far considerare l’aborto anche dal punto di vista della salute e non solo come una questione etica: è un diritto umano e non solo una questione religiosa o morale” ha spiegato Maria Mejia, presidente di “Catolicas por el Derecho a Decidir” (Cattolici per il diritto a decidere) di Città del Messico. America Latina e Caraibi hanno il tasso più alto di aborti a rischio pro capite al mondo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità spiega che ci sono almeno 4, 2 milioni di aborti non sicuri ogni anno in America Latina e nei Caraibi. L’aborto resta una delle principali cause di mortalità materna in America Latina, scrive il Guardian.

LA SITUAZIONE – La situazione è in via di miglioramento, ad esempio dal 2006 in Colombia l’aborto è concesso in determinate situazioni e in Argentina una sentenza della Corte Suprema ha decretato nel 2012 che le vittime di stupro devono avere accesso all’aborto. Nell’ottobre dello stesso anno l’Uruguay ha depenalizzato in parte l’aborto, entro le prime 14 settimane di gravidanza in caso di stupro e se la salute della donna è a rischio. “L’aborto sta finalmente entrando a far parte del dibattito pubblico e questo era impossibile fino a dieci anni fa” ha detto ancora Mejia. Alcuni frenano gli entusiasmi e sottolineano che “i progressi sono ancora dolorosamente lenti” e la stessa Mejia rivela che “Nonostante l’approvazione delle nuove leggi, ci sono ospedali a Città del Messico che rifiutano di applicare l’aborto alle donne per questioni etiche”. Secondo una ricerca del Guttmacher Institute, le donne – pur avendone diritto – evitano di denunciare i medici che si rifiutano di fornire assistenza medica perché “temono conseguenze legali” e continuano a morire di paura e di operazioni non sicure.

 

(Photo Credit/Guardian/Getty Images)