17 agosto 2010
Secondo Repubblica, i magistrati romani sarebbero molto vicini ad aprire un nuovo filone d’inchiesta dopo la denuncia di Bankitalia. “Oltre il 100% del capitale era impiegato per favori ad amici e parenti”, si legge nel rapporto.
Di formale ancora non c’è nulla. Ma dopo le denunce della Banca d’Italia sul Credito Cooperativo Fiorentino, è difficile che i magistrati di Roma non ipotizzino una nuova figura di reato a carico di Denis Verdini, coordinatore del PdL e già presidente dell’istituto di Campi Bisenzio, dalla qual carica si è dimesso il 26 luglio scorso.
BANCA BANCOMAT – Una banca che, secondo ciò che afferma Repubblica in edicola oggi, era specializzata in una sola attività: il servizio bancomat, prevalentemente a favore di amici e parenti dell’ex-presidente, appunto Denis Verdini. “Il coordinatore del Pdl”, scrive il giornale diretto da Ezio Mauro, “invece di privilegiare il credito alle famiglie e alle piccole imprese, come prevedeva il piano di sviluppo della banca, ha concesso prestiti alla sua famiglia e a grandi gruppi di amici, tanto che ‘gli impieghi riconducibili ai primi cinque clienti assorbono il 160% del patrimonio di vigilanza’ “; cifra che si impenna quando si considerano i soldi elargiti a chi Verdini trattava con un occhio di particolare riguardo, ovvero la moglie; una vicenda, questa, che dimostra la “spregiudicatezza” nella gestione dell’istituto, secondo Banca d’Italia, a causa della “mancata rilevazione dei legami in essere fra il presidente della Banca (2,6 milioni di euro) e il gruppo “Fossombroni M. Simonetta” (9,2 milioni), per effetto delle ampie garanzie rilasciate dal primo, dell’effettiva destinazione delle somme e dei vincoli familiari esistenti con la signora”.
AMICI, BENVENUTI -Soldi facili dunque per la signora Verdini, grazie alla banca del marito. Ma niente di difficile anche per gli amici della “cricca”: soldi concessi “senza l’adeguata prudenza” ad esempio alla Btp di Riccardo Fusi, coinvolto nelle indagini sulla cricca dell’eolico sardo, a capo del gruppo che era il “principale cliente della banca, giunto sull’orlo del dissesto e oggi al centro di una difficile ristrutturazione”; e i guai dunque non sarebbero ancora finiti per i correntisti del Credito Fiorentino, Ne sarebbe la prima volta: “per i favori concessi al gruppo Fusi nella gestione delle ricevute bancarie” continua Repubblica, “già a ottobre del 2009 il Credito cooperativo aveva dovuto imbastire in tutta emergenza un’operazione di pronti contro termine con l’Iccrea per coprire un buco di liquidità da 10 milioni di euro”.




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