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di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
pubblicato il 16 ottobre 2008 alle 11:06 dallo stesso autore - torna alla home

Le banche hanno in tasca titoli che nessuno vuole? Niente paura, basta evitare che non iscrivano le perdite a bilancio cancellando il cosiddetto mark to market. Facendo apparire le situazioni come sane, anche quando non lo sono.  Che splendida idea, eh?

Se n’è parlato già da un po’, ma forse i governi riusciranno a inventarsi la superpanacea della crisi. L’intuizione è formidabile: le banche hanno un mucchio di titoli-letame  che nessuno vuole e che, se valutati secondo criteri di mercato, farebbero iscrivere perdite a bilancio; a questo si affianca il finanze mercati 16 6 Come se fosse colpa della contabilità! deterioramentogenerale dell’attivo, e tutto insieme comporta rapporti di patrimonializzazione peggiori, da sistemare con nuovo capitale (chi può) oppure facendo rientrare i crediti (spingendo la recessione) pena il fallimento. La soluzione? Fingere contabilmente che non sia successo nulla, riscrivere la contabilità.

GENIALE – Bella trovata! Ma la contabilità deve aiutare a capire come sta un’azienda, un bilancio è una “foto” dell’azienda in un certo momento, e come tale è una foto sia del patrimonio che della redditività. La necessità di iscrivere alcune poste ai valori di mercato o coerenti con il mercato è data dal voler capire le potenziali situazioni di utile o perdita traducendole in una misura unica per tutti, i soldi. Il criterio del Mark to Market (MtM) è questo: dati alcuni elementi del bilancio (ad es.: gli strumenti finanziari), si vuol dar loro un valore che renda conto dello stato attuale delle cose, per cui le azioni vengono valutate al loro prezzo di Borsa, gli strumenti finanziari che hanno un mercato e quindi un prezzo ufficiale avranno quel valore, derivati e strutturati vengono smontati e poi prezzati guardando i valori delle variabili di riferimento (ad esempio la struttura dei tassi forward, unico valore oggettivo delle attese insite nei prezzi di mercato) e così via. Se dopo questa pezzatura il titolo in oggetto vale meno del suo prezzo d’acquisto, la differenza diventapen graph Come se fosse colpa della contabilità!  una perdita (seppur potenziale) che il bilancio deve rivelare, perché l’investitore deve sapere quello che pur potenzialmente rischia!

DAL LETAME NASCONO I FIOR? – Cosa è accaduto? Montagne di titoli-letame non li vuole più nessuno, quindi il loro  valore in pratica si azzera; scommesse con i derivati si sono rivelate sbagliate, quegli strumenti creano continue uscite di denaro ed essendo le aspettative non diverse il loro valore è negativo. Il mercato parla di recessione, i valori sono quindi da recessione, e la contabilità riflette tutto questo, e non c’è nulla di strano perché è questo che la contabilità deve fare, ed è quel che ha fatto finché le cose andavano bene. La contabilità è una informazione, se le cose vanno male è a causa dei fatti, non del ragioniere che li racconta. Ora ci si lamenta che queste norme contabili sono pro-cicliche (per il combinato con le norme sulla capitalizzazione di cui all’inizio), ma finché la spirale era al rialzo nessuno si è preoccupato. Per quanto tutto sia migliorabile, la ratio era allora corretta (identificare il potenziale patrimoniale/reddituale del momento) ed è intellettualmente disonesto cambiare le carte in tavola perché non ci piace quel che ora i bilanci raccontano. In concreto, infatti, quel che si sta prospettando, su spinta anche delle stesse autorità di mercato europee, è la sospensione dei criteri di valutazione del fair value (valore corretto) delle poste di bilancio, con accantonamento del MtM e iscrizione delle poste al prezzo storico. In pratica, se il mio portafoglio titoli ha un valore di mercato (o valutato secondo mercato) inferiore al prezzo di acquisto, questo non si vedrà nel bilancio hce invece riporterà sempre il solo valore di acquisto iniziale; cascasse il mondo, non avrò mai alcuna perdita a bilancio a meno che non venda i titoli.

FINGERE CHE LE COSE VAN BENE? – Geniale? No, intellettualmente e legalmente scorretto! Questa norma farà apparire in utile imprese che in realtà saranno bloccate nella propria operatività. Il mercato stesso verrà in qualche modo bloccato facendo sì che i prezzi ufficiali diventino fittizi mentre l’economia svilupperà una serie di prezzi-ombra meno chiari, il tutto a danno dell’efficienza operativa. Si bloccherà il de-leveraging magari, ma questo non significa maggior fiducia nel sistema e quindi maggior circolazione del credito, al massimo significherà cristallizzazione degli attuali rapporti e distribuzione di ricchezza, palesemente inefficienti, impedendo che i capitali possano venir liquidati e, con la dovuta tempistica, meglio reimpiegati. Insomma, sarà come trovarsi fino al collo in una vasca di letame, professando che tutto va bene, ma imponendo che nessuno si muova per non creare onde. euro beggar Come se fosse colpa della contabilità! Una cosa simile è accaduta in Giappone, dove la crisi immobiliare è stata affrontata consentendo alle banche di non iscrivere le potenziali perdite del loro patrimonio; fingere che le cose vadano bene non le rende funzionanti, e infatti il Giappone è rimasto “bloccato”  e si è trascinato in una decennale fase laterale deflazionistica. Nessun fallimento, nessun ricambio imprenditoriale e di destinazione del capitale, e un potenziale crack di due anni si è trasformato in una decennale stagnazione puntellata da mutui di durata anche centennale! Vogliamo questo?

TRUCCARE L’INFORMAZIONE? – Ma non è tutto. Occorre ricordare che la rilevanza del MtM è concentrata nell’operatività “investment”, cioè è riferita ai soli portafogli di trading, alle sole operazioni di mera scommessa o speculazione. Un derivato acquistato a fini di copertura (perché i derivati sono nati per questo: si associa una operazione tipica come un prestito ad un opportuno derivato per eliminare alcuni rischi, in pratica con una scommessa uguale e contraria al rischio insito nell’operazione da coprire) non comporta perdite e utili, la sua variazione di valore finisce a compensazione di quella dell’oggetto della copertura, escludendo riflessi sul piano reddituale. Che il derivato abbia una valore di mercato positivo o negativo, questo va a pareggiare un altro valore del patrimonio aziendale, senza tradursi in utile o perdita, anzi rendendo il patrimonio aziendale più stabile. Inibire l’iscrizione di un fair value è quindi un favore fatto alla speculazione. Io ritengo l’attività speculativa necessaria legittima e dignitosa ma, al pari di tutti, deve pagare i propri errori; i governi, e qualche montanaro ministro scrittore, hanno definito la speculazione come la fonte di ogni male, e ora proprio governativamente si vorrebbe avallare un suo, spero si sia capito, costoso salvataggio. Salvare chi ha scelto il rischio come proprio mestiere, e rischiare a nostra volta di pagarlo per generazioni, vogliamo questo? Truccare i valori di bilancio è truccare l’informazione, e l’informazione falsa è sempre stata utile a chi la gestisce e dannosa ai più.