Le banche hanno in tasca titoli che nessuno vuole? Niente paura, basta evitare che non iscrivano le perdite a bilancio cancellando il cosiddetto mark to market. Facendo apparire le situazioni come sane, anche quando non lo sono. Che splendida idea, eh?
Se n’è parlato già da un po’, ma forse i governi riusciranno a inventarsi la superpanacea della crisi. L’intuizione è formidabile: le banche hanno un mucchio di titoli-letame che nessuno vuole e che, se valutati secondo criteri di mercato, farebbero iscrivere perdite a bilancio; a questo si affianca il
deterioramentogenerale dell’attivo, e tutto insieme comporta rapporti di patrimonializzazione peggiori, da sistemare con nuovo capitale (chi può) oppure facendo rientrare i crediti (spingendo la recessione) pena il fallimento. La soluzione? Fingere contabilmente che non sia successo nulla, riscrivere la contabilità.
GENIALE – Bella trovata! Ma la contabilità deve aiutare a capire come sta un’azienda, un bilancio è una “foto” dell’azienda in un certo momento, e come tale è una foto sia del patrimonio che della redditività. La necessità di iscrivere alcune poste ai valori di mercato o coerenti con il mercato è data dal voler capire le potenziali situazioni di utile o perdita traducendole in una misura unica per tutti, i soldi. Il criterio del Mark to Market (MtM) è questo: dati alcuni elementi del bilancio (ad es.: gli strumenti finanziari), si vuol dar loro un valore che renda conto dello stato attuale delle cose, per cui le azioni vengono valutate al loro prezzo di Borsa, gli strumenti finanziari che hanno un mercato e quindi un prezzo ufficiale avranno quel valore, derivati e strutturati vengono smontati e poi prezzati guardando i valori delle variabili di riferimento (ad esempio la struttura dei tassi forward, unico valore oggettivo delle attese insite nei prezzi di mercato) e così via. Se dopo questa pezzatura il titolo in oggetto vale meno del suo prezzo d’acquisto, la differenza diventa
una perdita (seppur potenziale) che il bilancio deve rivelare, perché l’investitore deve sapere quello che pur potenzialmente rischia!
DAL LETAME NASCONO I FIOR? – Cosa è accaduto? Montagne di titoli-letame non li vuole più nessuno, quindi il loro valore in pratica si azzera; scommesse con i derivati si sono rivelate sbagliate, quegli strumenti creano continue uscite di denaro ed essendo le aspettative non diverse il loro valore è negativo. Il mercato parla di recessione, i valori sono quindi da recessione, e la contabilità riflette tutto questo, e non c’è nulla di strano perché è questo che la contabilità deve fare, ed è quel che ha fatto finché le cose andavano bene. La contabilità è una informazione, se le cose vanno male è a causa dei fatti, non del ragioniere che li racconta. Ora ci si lamenta che queste norme contabili sono pro-cicliche (per il combinato con le norme sulla capitalizzazione di cui all’inizio), ma finché la spirale era al rialzo nessuno si è preoccupato. Per quanto tutto sia migliorabile, la ratio era allora corretta (identificare il potenziale patrimoniale/reddituale del momento) ed è intellettualmente disonesto cambiare le carte in tavola perché non ci piace quel che ora i bilanci raccontano. In concreto, infatti, quel che si sta prospettando, su spinta anche delle stesse autorità di mercato europee, è la sospensione dei criteri di valutazione del fair value (valore corretto) delle poste di bilancio, con accantonamento del MtM e iscrizione delle poste al prezzo storico. In pratica, se il mio portafoglio titoli ha un valore di mercato (o valutato secondo mercato) inferiore al prezzo di acquisto, questo non si vedrà nel bilancio hce invece riporterà sempre il solo valore di acquisto iniziale; cascasse il mondo, non avrò mai alcuna perdita a bilancio a meno che non venda i titoli.
FINGERE CHE LE COSE VAN BENE? – Geniale? No, intellettualmente e legalmente scorretto! Questa norma farà apparire in utile imprese che in realtà saranno bloccate nella propria operatività. Il mercato stesso verrà in qualche modo bloccato facendo sì che i prezzi ufficiali diventino fittizi mentre l’economia svilupperà una serie di prezzi-ombra meno chiari, il tutto a danno dell’efficienza operativa. Si bloccherà il de-leveraging magari, ma questo non significa maggior fiducia nel sistema e quindi maggior circolazione del credito, al massimo significherà cristallizzazione degli attuali rapporti e distribuzione di ricchezza, palesemente inefficienti, impedendo che i capitali possano venir liquidati e, con la dovuta tempistica, meglio reimpiegati. Insomma, sarà come trovarsi fino al collo in una vasca di letame, professando che tutto va bene, ma imponendo che nessuno si muova per non creare onde.
Una cosa simile è accaduta in Giappone, dove la crisi immobiliare è stata affrontata consentendo alle banche di non iscrivere le potenziali perdite del loro patrimonio; fingere che le cose vadano bene non le rende funzionanti, e infatti il Giappone è rimasto “bloccato” e si è trascinato in una decennale fase laterale deflazionistica. Nessun fallimento, nessun ricambio imprenditoriale e di destinazione del capitale, e un potenziale crack di due anni si è trasformato in una decennale stagnazione puntellata da mutui di durata anche centennale! Vogliamo questo?
TRUCCARE L’INFORMAZIONE? – Ma non è tutto. Occorre ricordare che la rilevanza del MtM è concentrata nell’operatività “investment”, cioè è riferita ai soli portafogli di trading, alle sole operazioni di mera scommessa o speculazione. Un derivato acquistato a fini di copertura (perché i derivati sono nati per questo: si associa una operazione tipica come un prestito ad un opportuno derivato per eliminare alcuni rischi, in pratica con una scommessa uguale e contraria al rischio insito nell’operazione da coprire) non comporta perdite e utili, la sua variazione di valore finisce a compensazione di quella dell’oggetto della copertura, escludendo riflessi sul piano reddituale. Che il derivato abbia una valore di mercato positivo o negativo, questo va a pareggiare un altro valore del patrimonio aziendale, senza tradursi in utile o perdita, anzi rendendo il patrimonio aziendale più stabile. Inibire l’iscrizione di un fair value è quindi un favore fatto alla speculazione. Io ritengo l’attività speculativa necessaria legittima e dignitosa ma, al pari di tutti, deve pagare i propri errori; i governi, e qualche montanaro ministro scrittore, hanno definito la speculazione come la fonte di ogni male, e ora proprio governativamente si vorrebbe avallare un suo, spero si sia capito, costoso salvataggio. Salvare chi ha scelto il rischio come proprio mestiere, e rischiare a nostra volta di pagarlo per generazioni, vogliamo questo? Truccare i valori di bilancio è truccare l’informazione, e l’informazione falsa è sempre stata utile a chi la gestisce e dannosa ai più.






















potrebbero operare una svalutazione a rate per distribuire la sua incidenza negativa su 4-5 esercizi……
maccerto. d’altronde, un piccolo errore di valutazione può capitare a tutti.
Posso rateizzare a cent’anni anche la bolletta del gas, per piacere?
Rallegriamoci invece che noi questo sistema lo abbiamo inventato con “lo spalmadebiti” (in realtà minusvalenze) per le società di calcio.
Poi dicono che noi italiani non siamo all’avanguardia!
Scherzi a parte sono d’accordo con te dalla prima all’ultima riga Leonardo, sono solo curioso di sapere come faranno senza dover modificare il Codice Civile quantoparla di valutazione prudenziale delle poste attive del bilancio. E poi sempre come si farà ad applicarlo solo alle “rimanenze” di titoli e strumenti finanziari e non a quelle di beni (cioè al magazzino fisico” delle altre imprese senza che sia palesemente incostituzionale.
Ottima osservazione AG,
io invece mi chiedo come faccia CAI a acquistare la parte sana di Alitalia lasciando che Alitalia stesa diventi una badcompany e fallisca tirandosi dietro azionisti e obbligazionisti senza che qualcuno possa invocare, per l’alienazione della parte di valore dell’azienda, una revocatoria fallimentare… eppure sarà così. Che devo dirti? In Italia è tutto possibile, figuriamoci in un periodo “particolare”.
Grazie a Gregorj per il fantastico link al sole24ore
sepoffa’, sepoffa’
ormai si rateizzano pure le rate non pagate da cui derivano titoli di credito dette derivati de seconda fascia che giriamo alle banche ns creditrici a garanzia
le banche su questi titoli ce fanno una nuova emissione (cambiando il colore della carta) che vendono ai clienti i quali acquistano per poi usarli come carta igienica
vedo che hai apprezzato lo sfottò implicito, Leo
sfottò? io ritengo la mia posizione coerente, non come quella del sole24ore che dice di un mark to market che è necessario per la trasparenza ma ora va sospeso… implicitamente dice quel che dico io: la sospensione di queste regole è un modo di ingannare tutti.
as usual, non hai capito: lo sfottò era per l’autore dell’articolo sul Sole…
e aggiungo:
Mark to market, funk to funky
We know major toms a junkie
Strung out in heavens high
Hitting an all-time low
Ma le banche servono ancora?
Il n° di sportelli sono triplicati negli ultimi 15 anni perchè visto che gira per la maggiore denaro elettronico?
Ma non è che per caso sono scappati con i soldi?
Hanno prodotto carta assorbente e si sà il denaro è liquido e se è elettronico è una folgore per cui dove si può andare a riprenderlo?
Nelle tasche dei poveri cristi?
@Gregorj: ma come sarò duro?
@Giorgio: perché gli italiani sono un po’ restii ai cambiamenti, e nonostante la e-money permetta di fare di tutto, la gente vuole una persona con cui parlare e vuol vedere che la banca fisicamente c’è.
Tu pensa poi a quanti vanno in banca a prelevare 100 o 200 euro invece di usare il bancomat (e ti assicuro che è così, parola di ex cassiere) o prelevano anche per bancomat prima di andare a fare compere che regolano in contanti! Pensa anche che siamo tra i popoli più vecchi sulla terra, e forse trovi una parziale giustificazione.
Ricorda inoltre che le transazioni in contanti permettono trasferimenti non rintracciabili nel dettaglio, cosa che è importante per una economia con un elevato “nero”.
You need a MARKET to MARK-TO-MARKET. Se hai in mano un’obbligazione Fiat marzo 2009 che tenuto conto della default probability vale 98 ma che nessuno ti compra perché c’è mancanza di liquidità, quanto la valuti? 0 perché nessuno la vuole comprare? 98 perché è il valore teorico? Fai una media?
@ leo: ma l’hai visto l’autore chi è?
Chiedo venia, faccio due domande con sincera voglia di apprendere:
1) paragone con le minusvalenze del calcio, le minusvalenze non erano frutto di cessioni avvenute del bene ? in questo caso non abbiamo, se ho capito, ancora avuto alcuna cessione e l’articolo parla solo di mancata svalutazione dei beni attualizzandoli al valore corrente, giusto ?
2) chi danneggia la contabilità compassionevole ? gli investitori giusto ? In una economia recessa, in una società di poveri, non si potrebbe alla fin fine dire, dinanzi discorsi simili, chi se ne frega degli investitori se accettiamo che il belletto dei conti valga per tutte e purché queste tutte siano solvibili per i correntisti ?
No, chiedo, perché sono sicuro che nel clima da giungla un povero lo chiederebbe (io me lo sono chiesto).
Ho letto l’esempio del Giappone ma sono di scuola andreottiana di lungo corso, cioè meglio vent’anni mediocri a tirare la cinghia che due anni in cui dopo ritorno giovane ma durante mi può venire l’infarto.
@Calvin
potevi trovare un titolo un po’ più in linea con l’esempio che dovevi fare, perché sulle fiat ci sono dei market maker, esistono posizioni aperte di acquisto o di vendita, quindi una indicazione c’è anche se quel giorno il titolo non viene scambiato.
Ma ho capito il punto, così come ti ricordo che ho detto che tutto è migliorabile. Questo è uno dei punti migliorabili, perché se il titolo non è domandato qualsiasi sia il prezzo, forse il titolo vale ZERO. Ma d’altra parte gli IRS che ha una banca non hanno un mercato, hanno solo una loro struttura e ci sono disponibili le variabili che li determinano (la struttura dei forward), per cui il valore è ricavabile come attualizzazione dei presunti flussi futuri data la struttura.
Per un titolo di tipo obbligazionario (o variamente strutturato), con flussi definiti (o definibili dalla struttura per scadenza dei tassi) e una DP parimenti a mercato, cosa vieterebbe di ricavare il valore teorico con la stessa tecnica? Se non sbaglio è pure lo stesso criterio con cui è iscritto ora il TFR in bilancio. Non siamo noi che possiamo dare la forma tecnica della soluzione, ma possiamo ricordare che non serve un mercato per quel titolo, basta un mercato per le variabili sottostanti a quel titolo.
Se poi diciamo che non c’è mercato nemmeno per i tassi… allora i titoli non valgono nulla, ed è anche questa una soluzione.
@Ricchiudti:
1) Sì, ma se valuti una banca, avrà o no rilevanza che al momento è piena di titoli che non valgono un tubo o no? Se la banca vale per quel che ha investito, il fatto che il suo investimento non valga una cippa avrà o no valore?
2) non sono d’accordo perché il truccare i conti, che è il senso dell’esempio giapponese, comporta una tassa su tutti, investitori o no. E’ il solito modo di far pagare l’operaio della Piaggio per una cazzata fatta da Colaninno, e la cazzata può essere anche l’aver confidato in una obbligazione. Perché chi è estraneo, sia per possibilità finanziarie che per avvedutezza personale, a investire in un mercato deve prendersi carico delle perdite di altri?
Se il mondo si potesse dividere in camere stagne dove chi ha un buco da tappare se lo tappa in trenino tra tutti e solo i consimili ti darei ragione. Ma così non è, e personalmente preferisco tirare la cinghia due anni e vedere sapienti imbecilli per la strada che sorbirmi dieci anni di tristezza per proteggere lo standard di vita dei suddetti imbecilli.
“personalmente preferisco tirare la cinghia due anni e vedere sapienti imbecilli per la strada che sorbirmi dieci anni di tristezza per proteggere lo standard di vita dei suddetti imbecilli”
Questa la incorniciamo.
Dai leo, se dicevo IBRD reverse floater 01/19 poi ci capivamo in due. Ho citato l’esempio di un bond e non di un derivato perché (a) un bond è piu’ pesante sul bilancio (b) per il motivo (a) al momento è meno liquido (c) non puoi fare l’unwind quindi l’unico modo per smobilizzare la posizione è trovare un’acquirente cash. L’MTM è un concetto condivisibile perché in condizioni normali Fair Value, Adj. Present Value e Market Value sono tutti uguali; quando non sei in condizioni normali, pero’, l’MTM ti porta delle distorsioni, soprattutto considerando che l’attivo e il passivo si muovono diversamente (spiegazione: se la probabiità di default della mia società si alza e le obbligazioni che ho emesso valgono meno, non posso ridurre il valore del passivo).
mi pareva di averti risposto. MtM non è necessariamente valore dell’asset scambiato sul mercato, ma valore coerente con il mercato, che nel caso sostituisce il prezzo di mercato. l’esempio dell’IRS è in quella direzione. non ti torna la mia posizione?
Non saprei. Io credo che i sapienti imbecilli hanno una caratteristica eterna. Che non affondano mai da soli. Fossi un sistema paese che sta affondando a prescindere, mi preoccuperei di salvare i miei imbecilli, ha visto mai si affoghi si ma più lentamente di come si andrebbe giù senza trucchi.
Non affondano mai da soli perché la mettono sul piano della solidarietà sociale…. quella che manca se tocca a te perire sotto i tuoi debiti. Fai tu.
Scusami l’ardire, ma se parliamo di banche che possono fallire svalutando correttamente i propri portafogli, e così facendo possiamo vedere i fallimenti loro oppure dei poveracci che dovranno rientrare di fidi che non hanno etc o addirittura una catena di estratti conto destinati alla soluzione finale quella argentina, perchè a me, povera ma tenace espressione d’egoismo, attaccato al mio o di chi mi mantiene miserando saldo di pochi euro, dovrebbe per amore di un futuro libero da pescecani ed imbecilli (cioè per amore di un futuro che non è mai esistito) importare ed avere riguardo di, nell’ordine, contabilità, codici, investitori, investimenti, economisti, etica, affari, etica degli affari, e a continuare.
L’obiezione che ponevo al tuo giusto chiarire è vecchia come il mondo: se posso annegare piano anzichè subito, chiudendo gli occhi, perchè dovrei aprirli ?
“possiamo vedere i fallimenti loro oppure dei poveracci che dovranno rientrare di fidi che non hanno”
se il povero non ha nulla, non rientra in nulla, e il debito puff sparisce. quasi quasi gli facciamo un piacere, al povero
se guardiamo il lato dei conti correnti positivi, sono garantiti, quindi fino a 100.000 euro non si perde nulla, e con 100.000 voglio vedere come fai a chiamarti povero.
“L’obiezione che ponevo al tuo giusto chiarire è vecchia come il mondo: se posso annegare piano anzichè subito, chiudendo gli occhi, perchè dovrei aprirli ?”
perché facendo un grosso botto c’è la possibilità che tu possa non affogare, e soprattutto che non regali i tuoi ultimi istati di vita a qualcuno che non li merita, ad esempio. Ripeto, io non voglio portare sulle spalle la dirigenza di Goldman Sachs, piuttosto andiamo tutti a chiedere l’elemosina, ma in realtà io non ci andrò, perché io non ho debiti (tantomeno debiti che non so come onorare).
Un punto che mi sono accorto che forse trascuri, è che l’iscrizione di queste perdite riguarda attività di trading, di soggetti che non sono quelli che prestano i soldi ai piccoli imprenditori, per intenderci, ma di chi campa di soldi sui soldi. Attenzione a non mischiare gli aspetti separati del mondo.
Inoltre caro Ricchiuti le minusvalenze sui calciatori non erano determinate all’atto della cessione ma, esattamente come i titoli, si riferivano al minor valore di un giocatore determinato sia perchè era di un anno più vecchio, sia perchè il suo contratto andava verso la scadenza e quindi verso il valore ZERO per la società.
Esempio pratico. Tu hai comprato Ibrahimovic a 100 milioni di euro oggi e lo hai legato con un contratto di 4 anni. L’anno prossimo, considerato che ha un anno in più e quindi le altre squadre sono disposte a pagarlo solo 70 milioni, sia perchè ti rimangono solo 3 anni di contratto e quindi fra tre anni se lo possono pigliare a gratis, a bilancio lo dovresti iscrivere sui 50-60 milioni, non più 100. La differenza la chiamano minusvalenza, anche se più correttamente sarebbe una svalutazione, e ancora più correttamente andrebbe accantonata ad un fondo. In pratica nessuno lo faceva (ma nemmeno adesso credo si faccia) e quando Ibrahimovic se ne andava per davvero ecco un bel buco improvviso di 100 milioni. La legge prevede di spalmarlo se non sbaglio in 4 anni, unico caso di “ammortamento” alla fine della vita del bene e non durante. Con il risultato che se la società di calcio era quotata in borsa l’investitore vedeva patrimonio 100, utile 50, mentre in realtà doveva essere ZERO e ZERO. Chiaro?
Per le banche e i titoli spazzatura è lo stesso e a casa mia una cosa che non vuole comprare nessuno ha solo un prezzo, sempre il famoso numero inventato dagli arabi (anche se sembra fossero stati gli indiani), cioè ZERO.
Sulle plusvalenze, quelle portate dal vento del cragnottismo e poi imitate da tutti bla bla, ricordo giri di giocatori realmente ceduti. Certi mega scambi realmente esistiti tra Roma e Parma e Milano-Milano. E quelli fasulli di giocatori del vivaio che facevano, costati zero, quotazioni ad hoc per sembrare tutti ricchi. Con plusvalenze fittizie per evitare le ricapitalizzazioni sulle quali però poi bisognava pagare le tasse, mi sembra. Anche se il grosso delle tasse evase era l’Irpef ritenuta mese per mese ai dipendenti in pantaloncino. Anzichè ogni 16 del mese cacciare le codice 1001, si faceva tutto un conto a un anno con la cartella. Franco Sensi, pace all’anima sua, era, specie a Foggia e Palermo, un insigne teorico di questo “auto-finanziamento” che sostituiva i mancati crediti al Sud delle banche. E pure Zeman era d’accordo. La spalma debiti appunto, facendo in dieci anni il rientro della posta gonfiata, permise di porre rimedio a queste supervalutazioni evitando che a una intossicazione a fin di bene, che aveva prodotto calcio, spettacolo e interesse, corrispondesse una intossicazione a fin di male (fallimenti bla bla). Le svalutazioni sono appunto poste valutative, un po’ come i rischi sui crediti, sono un dato contabile per modo di dire perché ci si gioca, più che una stima un geroglifico da decrittare per addetti ai lavori, ma non insisto perché essendo invecchiato non ricordo neanche più cosa sia la prudenza e potrei regalarvi un peana a chi ha depenalizzato il falso in quel poema discrezionale che è il bilancio. Senza quelle plusvalenze non avremmo avuto campionati combattuti tra sette squadre di vertice, niente soldi, niente drammi, niente colori ma chissenefrega, noi a quanto ho capito dobbiamo mangiare pane e mortadella. E tenerci un Ibrahimovic solo.
Com’era ? Poveri ma belli.
Scusate la divagazione.
Avevo letto di banche proprietarie di immondizia. E chi ha centomila euro in banca non per questo è un trafficante d’organi. Magari è solo un professionista che lavora e che essendo vecchio non ha case da pagarci mutui.Poi voglio dire, gli scoperti bancari saranno anche roba da ricchi ma sono pur sempre stipendi ai dipendenti puntuali anche quando le rimesse non ci sono bla bla. I castelletti sono modi anche per scontare assegni anzichè ricorrere all’usura, ma non sottilizziamo. Le banche sono al sicuro forse, il resto del mondo che non ha debiti può stare a farsi due anni di cinghia in attesa che il capitalismo espella la sua tendenza cialtrona.
Ma anche se sono solo le finanziarie ad essere in pericolo, non sarei così fiducioso nell’andare a dire a un popolo di indebitati che non c’è trippa neanche per quei piccoli prestiti che servono periodicamente visto che le banche, aveva ragione Sensi, non scuciono.
Il post l’ho apprezzato, è di chiarezza invidiabile anche per i rozzi come me.
Ma, lo dico sommessamente e senza alcuna velleità morale, a mio avviso andare a dire ad una popolazione di indebitati, rateizzati, finanziati, impoveriti, disoccupati, cassintegrati, depressi che devono fare un salto nel buio affinchè risorgano le magnifiche e progressive a me sembra il calcio dell’asino.
Qui nella palude il default finale lo si interpreta all’argentina. Assalti alle panetterie, uscita dall’Europa, uscita dall’equivoco di essere una nazione con ambizioni o anche solo con prospettive,riciclarsi come paradiso fiscale, equiparazione ufficiale al Burundi e come moneta la pizza di fango, preghiera collettiva in ginocchio a russi e cinesi di assumerci nelle loro dacie e risaie.
Dai, su. La regola del fair value era sbagliata prima, c’è voluta una crisi per farla correggere ma in realtà avrebbe dovuto essere modificata anni fa. Penalizza le attività temporaneamente illiquide, inducendo per pura equivalenza contabile timori sulla solvibilità di banche che sono, appunto, solo temporaneamente illiquide. Non aveva senso prima e non ha senso adesso: sinceramente non mi è chiarissimo perchè tu la difenda. Non ho letto ancora i commenti quindi se qualcuno ha commentato in senso simile mi scuso per la ripetizione.
Scusami bene Topina, ma se io sono “temporaneamente” illiquido ma ho delle cambiali da pagare, il notaio mi eleva il protesto o no? Gli ufficiali giudiziari mi pignorano i mobili o no? Perchè se no allora buono a sapersi, però me le avvalli anche tu i pagherò
“Ma, lo dico sommessamente e senza alcuna velleità morale, a mio avviso andare a dire ad una popolazione di indebitati, rateizzati, finanziati, impoveriti, disoccupati, cassintegrati, depressi che devono fare un salto nel buio affinchè risorgano le magnifiche e progressive a me sembra il calcio dell’asino.”
Ricchiù, tu sei sicuro di aver capito di cosa stiamo parlando, sì?
Credo di si. Si sta dicendo, banche, sistema finanziario, allegri speculatori, architravi del sistema non truccate le svalutazioni dell’immondizia che avete comperato, contabilizzate come a scuola il buco, datevi gli otto giorni. Così ripartiamo da zero, tra morti e feriti (tanto saranno perdite umane che non incideranno nel quotidiano di nessuno), nel miglior mondo possibile.
Se è questo il concetto, ho capito.
Liquidità, solvibilità. Puff. Il solito problema insolubile… perché non vi mettete a fare cruciverba, almeno una soluzione ce l’hanno sempre!
Se un problema di liquidità fosse dovuto, chessò, ad un errore in una piattaforma elettronica, ok… è un problema tecnico, è ingiusto che abbia conseguenze sistemiche, anzi, non è ingiusto, è folle.
Se è causato da agenti di mercaot affetti da depressione (psicologica), come sostituto del prozac un’iniezione di liquidità può andar bene, per andare avanti un giorno in più.
Ma se la liquidità fosse causata da insolvenza? Esempio schematico. L’economia fa piani che richiedono tot risorse reali. Queste però non esistono. Si arriva al pagamento finale col portafoglio vuoto. In questo caso, dare liquidità equivale a fornire credito (a breve), posticipando di qualche giorno il problema. Ma se la liquidità è fornita su base continua, ecco un rollover che può andare avanti a lungo… stimolando tra l’altro il duration mismatch.
Il problema del mark-to-market è che il mercato può avere un undershooting per terrore da credit risk? Sì.
Però è anche possibile che può fare overshooting per eccesso di liquidità, come nel mio esempio.
Per rispondere alla domanda iniziale, quindi, bisognerebbe conoscere i fondamentali. Ma ciò è impossibile, quando i prezzi non sono veritieri. E come forse oggi certi prezzi sono troppo pessimisti, fino a ieri erano troppo ottimisti: nessuno dei due era un buon prezzo. L’unico modo per avere buoni prezzi è avere un mercato che si equilibra, e questo implica che i mercati finanziari non devono essere drogati dalla creazione di credito o vincolati da divieti di vendite scoperte e/o da contabilità fittizie non legate al mercato ma al prezzo di acquisto, dopato.
Bel problema. Un mercato dopato prima o poi crolla, e una buona strategia di lungo termine è impedire il doping a monte. Un mercato dopato in via di cllasso, però, potrebbe crollare troppo rapidamente, e impedire alcune dinamiche di mercato può riportare nel breve termine la calma.
Das ist immer dasselbe Theater, direbbero i tedeschi (è sempre la solita storia): la medicina del breve termine è il veleno del medio.
Così parlò Zarathustra. Se non dico cose più chiare è perché questo è il massimo che sono arrivato a intuire.
Leggasi “ma se la (mancanza di) liquidità fosse causata da insolvenza?”
La medicina del breve termine è veleno per il medio.
E non parliamo delle sciocchezze che si fanno per il lungo periodo. C’è gente che si mette persino a dieta.
@ricchiuti
ma hai capito che chi ha 100.000 euro in banca, e la banca fallisce, non li rischia? hai capito che il problema è sul lato speculativo e non del risparmio? ok, tutto è interconnesso e se crolla mezzo sistema anche l’altra metà si becca una fetta di problemi, quindi morti e feriti ci saranno da una parte e dall’altra, ma saranno sempre di più sul lato della speculazione e sempre meno (tendenzialmente zero) per i piccoli correntisti o scopertisti delle banche commerciali.
@topin
non capisco se intendi che è sbagliato come concetto o come realizzazione; le norme sono fatte da uomini e sono sempre migliorabili (come faceva osservare Calvin, se non c’è un mercato come ne veniamo fuori? le idee possono essere diverse, ma ci sono, scegliere la migliore è un altro problema); come concetto non mi pare così peregrino però, perché come ho scritto nel pezzo DEVE fare differenza il fatto che un ente abbia un portafoglio che attualmente vale ZERO rispetto a chi ha un portafoglio positivo. Su cosa valuti la banca? Come ne determini il valore? Io lo farei base a quello che ha in pancia, e in questo senso il Credito Cooperativo di Lajatico non può essere messo sullo stesso piano di Lehman Brothers aggirando una valutazione al momento dei relativi asset, abbi pazienza.
La contabilità è una rappresentazione puntuale, e si dispiega secondo un criterio di competenza; allora, per quanto riguarda la competenza del primo semestre di questo anno, questi titoli non valgono un tubo. Che valgano qualcosa tra tre anni quando la banca sarà fallita perché non aveva due spiccioli per pagare gli interessi, ha rilevanza oggi?
Per un riassunto di quel che ho scritto, basta il commento del mitico Pietro-Liberty.
Forse un punto ancora trascurato in questa meravigliosa discussione con tutti voi è: ma gli indici di capitalizzazione, che vengono un passo dopo il MtM e sono il trigger per ricapitalizzare o chiudere baracca, hanno senso?
Io ho capito che la sola possibilità ci siano crolli di quelli che ai risparmiatori servono in modo collaterale ma spesso essenziale non vale la candela di purismi.
Ci sono aziende, ad horas, che non hanno allargamenti di fidi perchè le banche hanno deciso di tenere stretti i cordoni.
Ci saranno mensilità non versate per dire.
Poi delle tutele dei depositi, boh. Ricordo quando saltò l’Ambrosiano, stanno ancora a piangere.
Il problema dei poveri è tenerseli ben stretti i ricchi e pregare quotidianamente per coloro che la macchina del danaro la fanno girare in un modo o nell’altro. Chi ferma il danaro, fa perdere tutti. Ma sono solo considerazioni comuni, io ho capito e rispetto il tuo pensiero, credimi.
Oggi mi sono svegliato cazzeggione. Si può scrivere?
Il commento lungo precedente può spiegare il duration mismatch?
Aggiungo un dettaglio, la politica monetaria ha effetto sui tassi a breve, poco sui tassi a lungo. Questo implica che il carry trade (indebitarsi a breve, investire a lungo) diventa più proficuo. Anche questo stimola il duration mismatch.
Ovviamente dovrò pensarci ancora a lungo…
“la politica monetaria ha effetto sui tassi a breve, poco sui tassi a lungo”
non vorrei apparire come il mercante greco di Sallonicco, ma se proroghiamo una politica a breve per un lungo tempo, riusciamo a posticipare costantemente il lungo termine per quanto proroghiamo il breve termine
Per il BancoAmbrosiano, mi pare che sia accaduto prima dell’introduzione del fondo di garanzia (una decina di anni fa). Può darsi?
Che le banche hanno stretto i cordoni… Sai vero che il ciclo positivo è finito?
So che i miei discorsi a volte puzzano di purismo, è un rischio che si corre sempre, ma in realtà ne faccio una questione di opportunità economica e di “correttezza” verso chi come me non si è fatto trascinare nel gioco perverso dell’impiego di risorse che non aveva, e che non sopporta il pensiero di pagare più per gli altri.
Cercando di usare i tuoi stessi termini, una differenza nei nostri due pensieri che ci impedisce di trovare un accordo, e te ne sarai accorto, è il ruolo dei “ricchi” come motore per i poveri. Io non ci credo minimamente, o meglio non credo minimamente che salvare un ricco dai suoi propri errori (dopo che ci si è fatto barche e ville) con i soldi dei poveri serva a rendere i poveri più ricchi. L’unico modo che io vedo per arricchirsi tutti è lasciar lavorare le persone senza inganno e far sì che i ricchi capaci imparino (anche dai propri errori) a lavorare bene cercando le persone giuste (ricchi o poveri che siano) e le remunerino per quel che sanno fare.
In un libro di Maldelbrot si lamentava che gli attuali uomini di wall street non sono gli stessi che hanno passato il ‘29 (vecchissimi se non morti) e che quindi non hanno coscienza di cosa significi “eccesso” sui mercati e cosa possa succedere quando l’inganno finisce, perché non hanno avuto modo di impararlo. Ecco, le crisi servono anche a questo, ad imparare, e trovare sempre paracaduti è solo un modo di deresponsabilizzare. Mia idea, certamente.
@Salam
questo è un errore concettuale che ha portato all’attuale crisi, perché trascura elementi come il tempo di produzione.
@liberty
hai detto bene; le banche sono per metà finanziate con prestiti a un mese perché costavano meno. E ora scoprono che non riescono a rinnovare i prestiti mentre gli impieghi sono a dieci anni.
Si, l’Ambrosiano è prima del fondo. Magari ne è stato anche la causa prima.
Ma ho visto davanti a me gente ritirare ventimila euro, un saldo, per paura di perderli.
Si, la differenza sta nel concetto di motore.
Io vedo il salvataggio a spese dei poveri, come l’hai definito tu, come un modo per evitare una situazione tipo banca che non allarga il fido, banca che ritira il fido, impresa che non paga più in tempo, i mensili che si aggiungono, finanziaria che non ti finanzia, cose che non puoi più comprare a rate, prestiti piccoli con cui far fronte alle rate o alla mancanza di puntualità negli stipendi che non puoi più avere. Aziende che saltano senza credito, né il più credito di cui han bisogno data la recessione e nemmeno il creito di cui godevano prima. Dici, in due anni facciamo piazza pulita. Io dico che andiamo a inguaiare soltanto la gente che in questi due anni dovrà commettere reati per campare, e questo senza corrispettivo. Perché non è solo la storia del motore che ci divide. E’ che non credo che tra due anni non ci sarà di nuovo la speculazione.
La tua ricetta é: fermate le carte truccate a costo di fermare le carte e si riparte con le carte pulite.
La mia ricetta é: le carte pulite non reggono da sole, e comunque non possiamo aspettarle, continuiamo a produrre carte finché è possibile.
In un film dei primi ‘90, c’è la Ferilli, ancora laziale, di destra e con le sopracciglia folte, Montesano e Pozzetto. Pozzetto fa il finanziere d’assalto. Montesano plaude contro i ladroni ma i soldi per comperare la casa non li ha più nel momento in cui i suoi applausi ai giudici fanno arrestare Pozzetto.
La Ferilli, cioè l’Italia, alla fine indovina chi capisce di dover pompare (in tutti i sensi) ?