13 agosto 2010
Secondo il quotidiano della Lega Nord la banca di Piazza Cordusio avrebbe tenuto all’oscuro l’esecutivo e Bankitalia sull’apertura di una filiale in Libia.
‘La Banca d’Italia tenuta all’oscuro delle manovre di piazza Cordusio non e’ stata preliminarmente avvisata del progetto libico di UniCredit: tale autorizzazione doveva nei fatti precedere l’agire’ e ‘non vi e’ traccia di alcuna informativa preliminare al governo italiano‘. Lo scrive ‘La Padania’ in un articolo con titolo in prima pagina prendendo spunto dall’autorizzazione che la Banca centrale libica ha concesso il 9 agosto scorso per l’apertura di una filiale nel Paese nordafricano all’istituto guidato da Alessandro Profumo.
UNICREDIT E GLI ARABI - ‘La banca centrale libica – scrive la Padania nell’articolo dal titolo ‘Perche’ stanno cedendo UniCredit agli arabi’ – ha annunciato nei giorni scorsi di aver scelto UniCredit per l’assegnazione dell’unica licenza disponibile per l’apertura di un nuovo istituto di credito in territorio libico riservata a banche straniere. Vincolo di questo nuovo istituto di credito sara’ quello di destinare il 51% del proprio capitale a investitori locali del mondo arabo, lasciando solo la minoranza del capitale ad azionariato estero. Di fatto verra’ riservato ai soli soci libici il controllo della costituenda banca’. Secondo il quotidiano di riferimento della Lega Nord, ‘le ragioni di questa ‘apertura’ di UniCredit ai paesi arabi risiedono nel proprio azionariato e nella propria governance, con la Libia che detiene di fatto ora il 7,055% di UniCredit.
VIOLAZIONE DELLO STATUTO? – Si e’ violato cosi’ l’articolo 5 dello statuto dell’istituto di credito milanese che prevede una soglia di partecipazione al 5% del capitale per il medesimo azionista anche se sommato a soggetti allo stesso riconducibili. Anche questa volta non e’ stata chiesta alcuna autorizzazione a Banca d’Italia. Nulla di tutto questo e’ stato consentito nel passato alle fondazioni storiche del capitale UniCredit come CariVerona’. ‘Ma e’ ancora piu’ profondo il disappunto se si scopre che negli scorsi mesi e’ stato nominato come uno dei quattro vicepresidenti di UniCredit Farhat Omar Bengdara, governatore della banca centrale libica’, si legge nell’articolo firmato da Agostino D’Antuoni, affiancato da un’intervista al senatore del Carroccio Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio, dal titolo ‘Lo ‘sbarco’ economico che non piace alla Lega’
(Ansa)


Governo all’oscuro sulla Libia? ma come il nano non sa niente…non ci credo.Forse la padania si è dimenticata di chiederglielo.
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non per difendere unicredit di cui non me ne frega niente ma sentire parlare di banche i leghisti dopo la figuraccia rimediata con la credieuronord….
Spiegatemi una cosa, a parte eventuali deliri razzisti, è corretto considerare “investitori locali del mondo arabo” a priori come riconducibili al governo libico?
Se gli investitori in questione fossero Naguib Sawiris (proprietario di Wind) o Al Waleed (uno dei maggiori azionisti di Mediaset) sarebbero investitori locali del mondo arabo non riconducibili alla banca centrale libica.
QUindi sommare le azioni che TEORICAMENTE potrebbero andare ad azionisti direttamente riconducibili all’ amico Gheddafi a cui il silvio ha baciato le mani in ginocchio è al momento una stupidaggine.
Sul fatto che ci sia un vicepresidente libico, considerando che la banca centrale libica ha più azioni di Cariverona ( anche se di pochissimo ) mi sembra logico, capisco che per un partito che rappresentando il 3% degli italiani è abituato ad imporre le proprie fisime a riempire consigli di amministrazione e imprese pubbliche di incapaci in camicia verde è normale cosiderare anche le banche COSA NOSTRA, ma non esageriamo.