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Antonia Ruggiero: la consigliera PdL accusata di “corna” con Berlusconi

Antonia Ruggiero è consigliere regionale in Campania, originaria di Avellino ed esponente di spicco del PdL in zona. Ma in questo momento è anche accusata dal marito Gianni Porcelli, ex giornalista Rai, di averlo tradito con un amante eccellente: Silvio Berlusconi. La storia la racconta Enrico Fierro sul Fatto, e parte con le solite accuse reciproche: il matrimonio celebrato nel 2005 finisce in un’aula di tribunale dopo che la moglie lo accusa di “essersi disinteressato del mantenimento della famiglia non disdegnando la compagnia di donne di dubbia moralità”.

Antonia Ruggiero, alcune foto:

Abbastanza per chiedere la separazione per colpa, secondo la Ruggiero. Abbastanza per far scattare la controaccusa, più infamante, del marito, secondo Porcelli:

Il legame “sentimentale” tra il Cavaliere e la bella consigliera è antico. Le foto la ritraggono in compagnia di altre ammiratrici napoletane del Silvio in versione innamorato sotto il Vesuvio, Mara Carfagna, la fidanzata ufficiale Francesca Pascale, l’ex meteorina Giovanna Del Giudice, promossa assessore provinciale nella giunta di Gigino “a purpetta” Cesaro. Con quest’ultima la Ruggiero doveva essere candidata alla Camera, il posto in lista era ormai cosa fatta, tanto che le due amiche erano piombate a Palazzo Grazioli con un vassoio di sfogliatelle per festeggiare. Poi, inspiegabilmente, è saltato tutto. Berlusconi, generosissimo, scrive l’ex marito della consigliera, “aveva omaggiato i coniugi Porcelli di 50 mila euro in occasione delle loro nozze”.

Un regalo, un ricordino, che diventa una somma ben più consistente poco tempo dopo:

Un milione duecentocinquantamila euro, che il Cavaliere “elargisce alla coppia su esplicita richiesta della Ruggiero”, per l’acquisto della casa coniugale. Il marito e i suoi legali hanno esibito le copie dei bonifici che nell’ottobre del 2005 furono accesi a nome della futura consigliera regionale presso la filiale del Monte dei Paschi di Siena di Segrate e firmati dal ragionier Giuseppe Spinelli, lo “Spinaus” che provvedeva al sostentamento delle olgettine. Il “t radimento” e quel vecchio telefonino Troppo stretto, a stare al racconto del marito, il legame tra la signora Ruggiero e il Cavaliere.

A quel punto arriva il caos degli sms:

La fiducia però collassa quando, a separazione della coppia ormai già avvenuta, il marito ritrova un vecchio cellulare ancora attivo con alcuni sms “dal contenuto inequivocabile scambiati dalla Ruggiero col Berlusconi in epoca successiva al matrimonio”. Come finirà? I legali del marito della consigliera domani chiederanno alla giudice Centola di convocare Berlusconi e Spinelli. Ad Avellino aspettano con ansia il Cavaliere per vederlo varcare i cancelli del traballante Palazzo di Giustizia, sedersi davanti a un giudice e parlare della sua rocambolesca vita sentimentale.

Povero Silvio.

Edit: la consigliera Ruggero smentisce tutto quanto riportato nell’articolo del Fatto con una nota alla stampa riportata da un’Ansa delle 20.38 in forma stralciata, che qui pubblichiamo integralmente:

Le notizie riportate da alcuni organi di informazione che attengono alla mia causa di separazione giudiziale sono prive di fondamento e scaturiscono unicamente dall’intento di strumentalizzare a fini meschinamente elettorali una vicenda del tutto privata. Come tutte le separazioni, anche quella che mi vede coinvolta è di per sé una vicenda estremamente dolorosa che inevitabilmente coinvolge mio figlio, un bambino di pochi anni, costretto ad assistere ad un’opera di sciacallaggio che non avrebbe dovuto ricevere ospitalità su nessun organo di informazione che operi con serietà, obiettività e imparzialità. Ho visto, invece, che alcune testate hanno pubblicato parti di una memoria difensiva che in quanto di parte è soggettiva e priva di riscontri fondati, senza preoccuparsi di fare altrettanto con quanto sostenuto dalla controparte. Un modo di procedere che mortifica l’onestà intellettuale che dovrebbe caratterizzare chiunque eserciti la professione giornalistica. Pertanto, ho dato mandato ai miei legali di perseguire in sede penale e in sede civile tutti le testate giornalistiche che hanno pubblicato e che pubblicheranno notizie calunniose e diffamanti sul mio conto, facendo uso strumentale di miei rapporti personali e politici allo scopo, non di stabilire una verità, ma di offendere la dignità di una persona. Per evitare ogni ulteriore meschina strumentalizzazione politica, ma soprattutto per tutelare il diritto alla serenità di mio figlio, non intendo rilasciare interviste né altre dichiarazioni agli organi di informazione