Dal Palestrina allo Sliema Wanderers. Dall’Eccellenza laziale alla serie A di Malta, probabile trampolino di lancio verso i greci del Paok Salonicco o i portoghesi del Benfica. Quella di Victor Manuel Coto, diciottenne centrocampista di origini costaricensi e passaporto italiano è solo la classica storia a lieto fine?
Sì, insomma, a prima vista parrebbe la solita vicenda di una baby promessa che, dopo tante peripezie, finalmente ottiene la chance di diventare un giocatore professionista. Invece, dietro al sogno innocente di un
ragazzo che vuole fare il calciatore, si cela una storia avvilente e triste come le parole di denuncia di Vincenzo Di Giacomo, l’uomo che per due anni ha accolto Victor come un figlio, salvo poi vederlo sparire senza nemmeno un saluto.
COME UN FIGLIO – «L’abbiamo preso in famiglia su invito del presidente della Vigor Perconti, la società di Roma dove Victor giocava insieme a mio figlio Ciro», racconta Di Giacomo. «Avevamo perso da poco in un incidente il nostro altro figlio, Luca, e insieme a mia moglie Nunzia abbiamo voluto dare una mano a questo ragazzo che viveva una difficile situazione familiare. Ormai ci chiamava mamma e papà: non avremmo mai immaginato di andare incontro a un nuovo dolore». Tutto ha inizio la scorsa estate, quando il Palestrina, società neopromossa in Eccellenza, rileva dalla Vigor Ciro Di Giacomo e Victor Coto, che viene convocato nella rappresentativa juniores del Lazio. Con la rappresentativa, Coto partecipa a un torneo in Grecia, dove le sue qualità attirano l’attenzione di giornalisti e osservatori di club blasonati, tra cui Paok e Benfica. Al rientro in Italia, il ragazzo viene avvicinato da un procuratore vicino a un noto ex giocatore sudamericano della Roma, che gli prospetta l’opportunità di passare a una società professionistica. 


