Interni

(A una cert’ora) Tutti gli agguati sono uguali

18 marzo 2009

Febbraio 1978: Giusva Fioravanti, suo fratello Cristiano e altri due componenti dei Nar organizzano un attacco al centro sociale Don Bosco per vendicare i loro compagni. Ma la serata non va esattamente come avevano previsto.

Storie miserabili, la rubrica che vi racconterà il quotidiano, quello che spesso vorremmo dimenticare, dei bassifondi. Per non dimenticare che c’è una realtà diversa dalla nostra, che non per questo scompare. E che bisogna conoscere.

Roma, 28 Febbraio 1978, le ventuno circa della sera. Quartiere fascista, quartiere Eur. Al Bar del Fungo, sotto la copertura come il nome sono radunati attorno a un tavolino quattro ragazzi tra i diciotto e i venti. Sono Giuseppe Valerio Fioravanti, per i teleutenti “Giusva”, detto anche “Luca il Tenente” per via che è al militare: Cristiano Fioravanti, suo fratello, detto il “Cocomero” o il “Melone”; Alessandro Alibrandi, figlio del giudice che da lì a un anno farà arrestare il vertice di Bankitalia, soprannominato “Alì Babbà”; infine Franco Anselmi, il più vecchio di tutti, “Cieco di Urbino” da quando i comunisti, a calci, gli hanno abbassato la vista. Sono i Nuclei Armati Rivoluzionari. E quello è il loro debutto in società.

Stasera hanno deciso di ammazzare, di fare il proprio morto. C’è da vendicare Acca Larentia di più di un mese prima. Tre ragazzi come loro sono caduti: due per la volante dei rossi, un altro l’ha ammazzato, durante il Tg1, un capitano dei carabinieri che si chiama come un calciatore. Soffiate incontrollabili dal carcere dicono che tra i rossi so’ stati quelli del Don Bosco, un centro sociale. Alle divise hanno già sparato, il giorno dopo (e poco importa che non fossero i caramba, chiusisi dentro le caserme per paura, ma la polizia). Ora tocca ai coetanei boia. Boia proprio come stan per diventare loro. La decisione è presa ed è irrevocabile: per questo non ne parlano.

Valerio Fioravanti è il capo. Biondo, inespressivo, l’unico che stia sempre calmo, armato e zitto: l’ideale per somigliare a un gran capo. Non è fascista, non è antifascista. Semplicemente ci si è trovato. Se il ’77 non avesse dichiarato l’uccidere un fascista (e quindi sua madre o il piccolo Cristiano) estinto come reato, lui e la Storia, quella storia, non si sarebbero incrociati. Fosse dipeso da lui sarebbe rimasto in Amerika, a studiare e rimorchiare al campus. Sta lì, al vertice, ma non c’entra niente con i discorsi e con i morti. La politica non gli interessa, quei morti manco li conosce. Non è come il fratello. Non vuole essere come suo padre. Cristiano ha già un ucciso sulle spalle. Si chiamava Walter Rossi e gli hanno sparato, lui e Alessandro. Un po’ per uno: la rivoltella gliel’ha prestata un uomo, il suo secondo padre. Si chiama Sparti ed è nazista. Fa il delinquente e non gli rompe il cazzo con la storia del fratello bravo e perfetto. E che s’è messo pure in testa di seguirlo ovunque, per proteggerlo (lui dice). Da se stesso e dai nemici, i grandi. Cristiano non sa fare niente nella vita. Non l’attore. E se è per questo non sa scrivere neanche lettere d’amore. Ha scelto di menare e di sparare, per saperne almeno una più di suo fratello. Lo chiamavano “Cocomero”, ma se sta da solo preferisce il “Melone” come all’inizio conoscevano Valerio.

Alibrandi, Alì Babbà per via delle rapine, è peggio di un soldato. I soldati, a volte, sono increduli rispetto a ciò che fanno. Lui no, ancora non ha avuto la fortuna. Passato direttamente dai soldatini alle armi vere, non ha una donna ma scrive come Cyranò per conto del Melone, il suo miglior amico. A vedere Valerio, uno che ha scelto già da grande quella vita senza scappare nel cinismo, si sente Lancillotto con Artù. Il tenente è un puro, come gli eletti di ogni tempo. L’ha visto arrossire quando lo perculavano per colpa della Fenech: gli si è parato avanti e ha mostrato la pistola. E poi, e poi. Ale sa cosa significa proteggere qualcuno. Suo padre, dicono stia con Andreotti. Una volta gli ha sparato alle finestre per convincerlo a mettersi la scorta.

Anselmi è un poeta. E dunque un mezzo matto. Amatissimo, e dunque tollerato. Come militante è inutile, terrorista zero. Lo usano per affabulare e costruirsi un mito. E’ la memoria storica. Ovunque sia successo qualcosa, lui c’era. Ovunque ci siano facce e ricordi, lui c’è stato. A Sezze Romano con Saccucci, inseguiti dalla folla. Poi un altro giorno ti racconta di quando a Mikis Mantakas gli fecero schizzare il sangue proprio sul suo zuccotto. Ora di macchie di sangue ce ne sono tante: ha inzuppato pure la sera che tra poco stanno per commemorare. Li ha visti morti tutti, belli e brutti. E’ stato ovunque, o semplicemente porta sfiga.

Si va, la macchina è di mamma. Cieco d’Urbino va a sbattere contro la porta aperta. Melone ride. Alibrandi è alla guida: l’ha deciso Giusva, così fan meno morti. Le strade di Roma sono sfollate: vuote e disponibili così, sembran mignotte perché so’tutte uguali. Valerio Fioravanti è al posto del passeggero avanti. Se solo incrinasse la voce, si tornerebbe indietro ma perderebbe il rispetto del fratello. S’è fatto comandante in quella specie di Via Paal, per evitare di farsi ancora pedina, come da bambino, nella vita. E poi ha fretta di chiudere i conti con suo padre. Mario Fioravanti a quell’ora è, come tutti gli italiani, davanti al televisore. Abita al piano di sotto di quella villetta dove i figli maschi, ai piani alti, fanno la rivoluzione. Gli servono soldi per la moglie e per garantire alla figlia femmina un avvenire. Non capisce il primogenito che poteva fa‘ l’attore e aiutare in casa. E invece sta appresso a quel coglione ebete di suo fratello. Ogni giorno glielo ripete, di lasciarlo perdere a quello che forse non è neanche suo di figlio. Fatti furbo, Valerio, che quel bastardo lì è già bruciato. Tra qualche giorno, davanti all’evidenza di una scelta fatta, il sor Fioravanti farà finta di andarsene per sempre.

8 commenti a (A una cert’ora) Tutti gli agguati sono uguali

  1. juppes

    bravissimo !

  2. Tetsuo

    aho nun c’ho capito na mazza :D

    ed io che pensavo che Palaniuk fosse contorto :D

    cmq la storia la conoscevo di mio… forse si mitizzano troppo sti personaggi che alla fin fine sono solo terroristi (rossi o neri non cambia!!!!!)

  3. vedi che quando ti ci metti…va giù come un sorso d’acqua.
    Very good

  4. martino

    Questo (ex) ragazzo ha stoffa riesce a modulare lo stile secondo le esigenze (non mi riferisco a Giusva eh…).

  5. basta fargliele scrivere un paio di volte, le cose… :D

  6. ricchiuti

    La versione not for the masses (quella senza cognomi) sarà disponibile nel libro di futura pubblicazione “Dupall-Come inguaiai Giornalettismo”.

  7. CAPOSKAW

    e c’è chi li chiama “formidabili quegli anni”…

  8. scioro

    Lo scritto, oltre a un pessimo italiano , contiene falsità storiche inenarrabili. Ovviamente Ricchiuti è di sinistra e questo libro è pura propaganda. In quei giorni io c’ero e vi assicuro che questo impostore di Ricchiuti ha scritto cagate pazzesche.

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