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Fratelli d’Italia? E’ il partito dei taxi

Alla stazione di Termini ci sono tre categorie di “taxi”: gli abusivi, i noleggiatori e i tassisti veri e propri. Davanti all’ingresso, in piazza Cinquecento ci si litiga le persone da caricare. I più sfacciati vengono a offrirti il servizio, i regolari aspettano il loro turno accettando la fila di turisti in attesa. Su alcune vetture spuntano i faccioni di alcuni candidati. O meglio di uno in particolare: quello di Giorgia Meloni e del suo partito Fratelli d’Italia. In molti si sono chiesti in questi giorni se la pubblicità politica sia regolare. In effetti lo è. Con tanto di ok da parte del comune di Roma. Poco importa se poi qualcuno dei vertici è candidato nello stesso partito sponsorizzato.

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IN CIFRE – Ma quanto vengono pagati i tassinari per questo servizio? Chi aspetta i “clienti” davanti alle pensiline si lascia scappare la cifra di cinquanta euro. “Ma è simbolica”, spiega un noleggiatore. Per tutta la campagna? “Sì, credo”. Ma perché sembra ci sia solo un partito sponsorizzato? “Chi dà l’autorizzazione? Il comune. Chi è il comune? Alemanno. Di che fazione è? Qui è tutta una lobby. Secondo te se Mario Monti avesse offerto quattrocento euro loro ci sarebbero stati? Non credo”. Il noleggiatore afferma di avere tutto in regola. “Ho la licenza per il servizio. Uso i voucher, li compilo. Però spesso vengo additato come abusivo perché non sono come loro. Io invece se vengo trovato fuori servizio con la mia auto mi becco il fermo amministrativo. Insomma rischio la licenza. Poi basta aprire una rivista annunci e becchi l’offerta di servizio trasporto. Così c’è meno lavoro per tutti noi”.

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COINCIDENZE – Sarà una coincidenza ma gran parte del mondo dei taxi è legato politicamente ai Fratelli d’Italia. Basta citare Loreno Bittarelli, presidente di Uritaxi e 3570, candidato nella lista ‘Fratelli d’Italia – Centrodestra nazionale’ per la Camera Lazio 1. Er Bittare’ per gli amici, il gladiatore contro la lotta alle liberalizzazioni, è in prima fila nel partito sponsorizzato in gran parte delle vetture a cui fa “capo”. nel corso della campagna ha pensato bene anche di livellare “la concorrenza”. Lo fa il 14 gennaio chiedendo ai colleghi di non pubblicizzare le elezioni sui veicoli. A riportare le sue parole sul Messaggero è l’Uri, Unione di rappresentanza italiana dei tassisti sul sito:

“Sarebbe il colmo, prima fanno di tutto contro i tassisti e poi ci chiedono gli spazi”. Loreno Bittarelli, presidente nazionale di Uri/ Uritaxi, fa un appello ai suoi colleghi chiedendo di rifiutare la pubblicità ai politici in campagna elettorale.

e non solo…

L’appello del leader sindacale non si limita ai romani: “Invito tutti i colleghi d’Italia a non cadere nella trappola di fare pubblicità per i loro carnefici, come quelle forze politiche che negli ultimi anni hanno cercato di distruggere il nostro lavoro, per favorire i pochi potentati che volevano arricchirsi alle nostre spalle, attraverso la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori”

NORME – Cosa dice la legge? Dal trentesimo giorno antecedente le elezioni è vietata ogni forma di propaganda elettorale figurativa, a carattere fisso in luogo pubblico. Ma le affissioni in appositi spazi e la propaganda figurativa su mezzi mobili (veicoli in regola) sono ammesse. Tali mezzi – secondo il parere del Ministero dell’Interno – possono effettuare fermate in luogo pubblico, mentre la sosta o lo stazionamento prolungato non sono consentiti. Riguardo i taxi la propaganda figurativa è ammessa quando sono in servizio sulle pubbliche vie o negli appositi spazi di sosta in attesa di chiamata. Le regole per Roma su simboli e dimensioni sono qui.

I NEMICI DEI NEMICI – La terza categoria, quella degli “invisibili”, continua ad operare senza dichiarare nulla: alle spalle delle altre due tipologie. Uno dei tassisti ospita la pubblicità politica sulla sua auto mi spiega che il prezzo varia dai 50 ai 100 euro. Poi mi mostra il foglio con l’autorizzazione rilasciata dal comune. Per quanto la dovete tenere? “Venti giorni”. Solo 50 euro per tutto questo tempo? E’ una cifra irrisoria: “Sì ma se hai famiglia e un mutuo da pagare è una cifra che non fa mica schifo. Alla fine ho ospitato anche altre pubblicità, dai locali alle banche”. Ma sembra ci sia solo un partito? “Perché evidentemente gli altri non hanno deciso per questo tipo di pubblicità”. Voterebbe la Meloni? “No, non la voto”. C’è chi opta per non farlo, c’è chi invece decide di ospitare i faccioni politici. I soldi vanno tutti a voi? “Sì, finiscono direttamente a noi”. Ho notato che ci sono alcuni abusivi, ma la Finanza dove sta? “Bella domanda me lo chiedo anche io. Sa come operano? Alcuni noleggiatori si prendono la licenza e garage da un comune magari anche piccolo nell’hinterland. Poi invece operano a Roma. L’altro giorno hanno beccato due abusivi. Ma molti di loro stanno “parati” sai perché? Basta che prendano i permessi per i disabili, d’accordo col malato, e così risultano ‘accompagnatori'”. I regolari hanno provato più volte a segnalare il problema, ma il business del trasporto ombra non si ferma mai. “Una sera mi ha fermato la Squadra Trasporti. Avevo un problema a un simbolo magnetico. Spesso con la pioggia, la velocità, si staccano. Per quello ora ho messo gli adesivi. Volevano farmi la multa. Gli ho risposto che prima di farlo dovevano vedere prima tutto lo schifo che gli fanno alle spalle”. Quanti sono i veri abusivi? “Credo circa centocinquanta, duecento”. Una marea in nero, di ricevute mai fatte e licenze mai prese. La sua licenza, invece, vale parecchio. “Settantamila euro? Faccia il doppio. Infatti dico sempre ho due case: una delle due è questa” racconta il tassista, mentre accarezza il cruscotto. Il tragitto è finito. Prima della discesa rilascia regolarmente la ricevuta fiscale.

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SI CAMBIA – Forse il Pdl e il Pd preferiscono la rete o la televisione. Forse ha ragione Bittarelli, quando ad Affari italiani racconta: “Chi pensa che i tassisti siano tutti Alberto Sordi è rimasto al palo”. La politica al tempo dei taxi è cambiata. “Fratelli d’Italia? Sì loro sono fratelli, noi nuotiamo nella melma”, commenta uno degli autisti a Termini. Intanto il faccione gira, come il taxi. E la giungla rimane. A cinquanta euro per venti giorni: la cifra giusta, quella “simbolica”.