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“Vi racconto cosa vuol dire essere dipendente dai videogames”

Il Morgen Post ha raccontato la dipendenza dalla rete di un ragazzo di ventitré anni che riusciva a non staccarsi dal monitor anche per 72 ore di fila prima della cura.

IL CASO – Ha interrotto gli studi per non abbandonare lo schermo, è la storia di Robert   che soffriva di dipendenza dal computer. A 23 anni ha messo su un gruppo di sostegno per gli appassionati ma dipendenti da Internet: “Il gruppo non serve a star lontano da dipendenze come alcool o droghe ma dai giochi del computer”. Il racconto svela un lato poco noto del bisogno costante di interfacciarsi con una realtà virtuale che aliena i giovani. Il Morgen Post ha raccontato la cura del ragazzo durata quasi un anno.

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LA CURA – Il ragazzo ha mostrato gravi sintomi di astinenza: “Ero molto nervoso al punto di risultare aggressivo. Mi tremavano le mani e mi mordevo la guancia dall’interno della bocca. Poi ho iniziato a prendere delle pillole per calmarmi”, ha raccontato. Robert ha iniziato a giocare con il pc a otto anni, a dodici era già dipendente dai giochi di ruolo e durante la settimana giocava fino a quattordici ore di fila e ci sono stati week-end in cui evitava di dormire pur di continuare le sue battaglie: “Bevevo drink energetici e fumavo molto”. Poi due anni fa lo ha colpito un ictus ma fortunatamente non ha riportato danni permanenti.

TESTIMONIANZA – “Discutevo con i miei genitori ma alla fine loro erano impotenti. Mio padre mi ha nascosto il cavo del PC ma pur di ovviare alla cosa ho utilizzavo il filo del tostapane” racconta il ragazzo che oggi è dispiaciuto per la sofferenza ‘regalata’ ai genitori. “La scuola mi annoiava, mi interessavano solo i videogames e i giochi di ruolo. Quando iniziavo, non riuscivo più a smettere e arrivavo a perdermi”. Oggi Robert ha risolto le sue problematiche, ha degli obiettivi e sogna una casa in campagna con la sua ragazza.

(Photo Credit/Getty Images)