La Roma batte l’Inter nella finale di Coppa Italia. Mentre a Chiaiano quasi si muore. Rosella Sensi esulta. Soros è un po’ più più lontano. Ui ar de chempions, si canta così, no? Ma chi ci ha voglia?

Pronti, via, Roma e Inter, mentre a Chiaiano quasi si muore, si giocano per la quarta volta di seguito quella che è retorica per le bocche buone definire la rivincita del campionato, la Coppa Italia (si fa quel che si può). Giallorossi e nerazzurri, ex fratelli (poi coltelli) di Calciopoli, vi arrivano più o meno, Totti permettendo, assente a forza e non per l’Europeo (applausi per Ibra), in modo eguale.
L’Inter è preceduta dalle polemiche tra Tuttosport e Moratti circa la restituzione dello scudetto del 2006, chiuse con eleganza dal primo cittadino nerazzurro con un gesto dell’ombrello degno di Albertone. Roma invece ha il problema di dar ragione al “rosicone” De Rossi e le sue dichiarazioni, il suo “Ci fosse stata la Juve allora..”, in materia di aiutini all’Inter senza dar torto a quelli che…si stava peggio quando ci stava Moggi. La Rai dà prova d’imparzialità: in quota Inter, Civoli, e per la Roma Sandro Mazzola. A bordocampo, per l’interesse Nazionale, il buon Varriale.A Roma che fischia la penultima volta era toccata a Maradona ed il suo inno: figurarsi, buona ultima stasera, la Pazza Inter all’ora di Mameli, fischiala.




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“e per la Roma Sandro Mazzola”: è anche la mia impressione!
Ottimo e abbondante, Ricchiù: ma spero che non continuerai a dire che siamo Vieira-dipendenti, dopo ieri sera:-)