Il vero piano di Silvio: le elezioni per evitare i processi
06/08/2010 - O la maggioranza si ricompatta sulla giustizia, oppure il Paese dovrà tornare alle elezioni. Perché le aule giudiziarie incombono. E Berlusconi non ha alcuna intenzione di presentarsi “Un patto con i finiani? Sì, ma dentro dev’esserci la giustizia. E come
O la maggioranza si ricompatta sulla giustizia, oppure il Paese dovrà tornare alle elezioni. Perché le aule giudiziarie incombono. E Berlusconi non ha alcuna intenzione di presentarsi
“Un patto con i finiani? Sì, ma dentro dev’esserci la giustizia. E come diciamo noi“. Il virgolettato, anonimo ma neanche tanto, è di un senatore del Popolo delle Libertà, e commenta le indiscrezioni del Corriere della Sera su un accordo da proporre a Futuro e Libertà per rinnovare il programma di governo.
IL PIANO A, IL PIANO B – Quattro punti, ufficialmente, quelli che dovrebbero essere presentati ai finiani per rinnovare il patto con l’attuale maggioranza: federalismo, Sud, fisco e giustizia. Ma è quest’ultima quella su cui con Futuro e Libertà si rischia di più. Se è infatti vero che gli sherpa di Bossi e Calderoli si siano già cominciati a muovere per prendere contatti con i finiani allo scopo di portare a casa gli obiettivi leghisti, e che su Sud e fisco un’oggettiva convergenza non sarebbe difficile da trovare, il punto dolente è proprio la giustizia. Nessuno ha infatti nascosto che l’astensione su Giacomo Caliendo è stata vista all’interno degli ex-An come una fatica diplomatica, e vissuta con poca convinzione rispetto alla posizione di molti dei finiani sul sottosegretario alla giustizia implicato nell’inchiesta P3. E Fini sa benissimo che il banco di prova per la campagna elettorale permanente a cui hanno intenzione di sottoporre il governo i suoi non può non essere che il fianco scoperto del Cavaliere: la moralità nella politica. Un tema caro agli elettori, a giudicare dal sommovimento creato nei sondaggi dai casi Verdini, Cosentino e Caliendo. Ecco perché sarà difficile per i finiani bere l’amaro calice di altre leggi ad personam, che sono il vero obiettivo del Cavaliere.
OGGETTIVA DIFFICOLTA’ - Solo che è proprio sul punto che il PdL si trova in difficoltà: in parlamento non ci sono più i numeri per approvare processo breve e Lodo Alfano, mentre il legittimo impedimento, a breve comunque in scadenza, rischia di non passare le Forche Caudine della Corte Costituzionale. Se le passasse, lo scudo durerebbe fino all’estate del 2011, e poi si ricomincerebbe con la litania dei processi che aspettano il PresDelCons in aula, con tanto di “macelleria mediatica” ad attenderlo. Senza contare che a Firenze l’indagine su AutoreUno e AutoreDue in riferimento all’attentato a Borsellino potrebbero chiamare in causa ancora il Cavaliere e Dell’Utri. Ecco perché il piano A è impraticabile, a meno che i finiani non calino le braghe sulla giustizia in una forma così clamorosa da garantire un percorso di ferro al nuovo Lodo Alfano costituzionalizzato. Altamente improbabile, così come è improbabile che Casini e i suoi si lascino sfuggire un’occasione d’oro per incalzare la maggioranza, o decidano di entrarvi dopo le ripetute dichiarazioni di incorruttibilità rilasciate nei giorni scorsi. Ecco perché lo sbocco naturale della crisi sono le urne.
BOCCHINO: MAI CON LA SINISTRA – Anche perché in campagna elettorale il Terzo Polo ha una strada obbligata, se vuole comprendere i finiani. “Noi siamo avversari della sinistra con la quale non sono possibili alleanze. Facciamo parte del centrodestra, ma se esso dovesse prendere una deriva non di stampo europeo, estremizzando le posizioni, Fini avrebbe la forza per costruire una coalizione con i soggetti della cosiddetta area di responsabilità, che mai e poi mai sarà un terzo polo, perché lui è figlio del bipolarismo”, dice il capogruppo di Futuro e libertà per l’Italia Italo Bocchino, intervistato dalla Stampa. “Per quanto ci riguarda – spiega – alle urne non ci si deve andare. In una repubblica parlamentare si va a votare quando il governo non ha più la fiducia del Parlamento” e questa fiducia “non verrà mai meno da parte dei nostri gruppi. Noi siamo impegnati in tutto ciò su cui c’è il vincolo di maggioranza sul programma. Sul resto si dovrà decidere. Oggi – aggiunge Bocchino – c’è una maggioranza alla Camera che non ritiene utile per il Paese un ricorso anticipato alle elezioni. Al Senato per due voti non c’è ancora una maggioranza in tal senso, ma presto è probabile che ci sia. Come può il premier ricorre al voto? Con quale motivazione? Che vuole più potere, che gli sta antipatico Fini?”. Vero, il casus belli ancora non si è trovato. Ma ci vuole poco, a settembre o a dicembre, per muovere la guerra. Anche perché è più che necessario.













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berlusconi rivincerà le elezioni..grazie al suo strapotere mediatico….gli altri dovrebbero ritirarsi dalla competizione ed impedire al fascista le votazione occupando i seggi…
alba
E il suo strapotere mediatico logora chi non ne è influenzato^^.
Costui, infatti, continua a chiedersi fino all’esaurimento: “Ma come cavolo fanno a bersi uno spot? Dopo che per decenni hanno detto agli italiani non bevetevi tutto quello che la pubblicità dice in TV”?
Il peggio è cheanche quando è scientificamente provato che la cremina non è buona…quelli continuano a comprarla lo stesso!