Il rifugio ideale dal caldo sole dell’Italia sono di certo gli oscuri, lunghi e claustrofobici corridoi di una nave che solca lo spazio ripiena di orrore e mistero…
… in questo caso portati sul grande schermo da Pandorum, novello esponente di quella commistione tra fantascienza e horror che, in mani francesi, ha saputo dare dei frutti ben più che discreti con Dante 01 ed Eden log, e perfettamente dimenticabili nel caso di Chrysalis. Solo che questa volta non c’è un francese dietro la macchina da presa, bensì un tedesco. Non ci si lasci ingannare dalla presenza di un mascellone Dennis Quaid di serie B, il volto più noto a miglior mercato che si possa trovare in questi anni, o da quella del bostoniano Ben Foster. Il film è Germania quasi al 100%: girato a Berlino, dal tedeschissimo Alvart e con un resto del cast ancor più ariano (eccezion fatta per il simpatico Cung Le di Bodyguards and assassins e True legend). La tradizione della fantascienza impegnata non è estranea alla Germania (il primo titolo che mi viene in mente è Eolomea, ma sono passati veramente tanti, troppi, anni…). Questo Pandorum sa ispirarsi a cotanto passato?
EDEN – L’incipit di Pandorum può benissimo essere catalogato come “catastrofico”. Le scritte a schermo ci parlano di un futuro in cui la Terra, a causa di una dilagante sovrappopolazione, non ha più risorse per il sostentamento di tutti. Ma la scoperta di un nuovo pianeta, praticamente identico al nostro, riaccende le speranze dell’umanità. Che surgela 60000 persone in una nave guidata da un equipaggio di tre membri e diretta verso questa nuova terra promessa. Quando due di loro si risvegliano prima del tempo però, ci si rende immediatamente che qualcosa è andato storto. Rumori cupi di fondo echeggiano nella nave a corto di elettricità e con un reattore mal funzionante che rischia di spegnersi da un momento all’altro. Del resto dell’equipaggio nessuna traccia (o sarebbe meglio che non ce ne fosse traccia…). Comincia quindi un claustrofobico viaggio all’interno di oscuri corridoi per trovare un modo di riaccendere la speranza umana.
TIRIAMO LA CINGHIA – Pandorum può essere considerato tranquillamente il nuovo paradigma all’avanguardia della Impact pictures. La cui politica produttiva viene sintetizzata più o meno con: “Facciamo vedere il meno possibile, spendiamo il meno possibile, ma spacciamo il tutto per un blockbuster cinematografico”. La trasposizione del mercato da cassetta che si spaccia adatto alla poltroncina rossa del cinema. E che trova il suo esemplare più famoso in Resident Evil, anche se questa logica produttiva è cominciata ben prima. Per l’esattezza nel 1997 con Event horizon (in Italia Punto di non ritorno) il quale ha talmente tanti punti in comune e talmente evidenti con Pandorum (anche solo leggendo la trama qui sopra riportata) che accennarli diventa pura noia. Il denominatore comune tra Punto di non ritorno, Pandorum e la Impact Pictures si chiama Paul W.S. Anderson, celeberrimo regista noto come un “Uwe Boll che almeno sa tenere la macchina da presa in mano (anche se ogni tanto se lo scorda)”: vedasi Mortal Kombat, Alien vs Predator o Death race.

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Pessimo. Come pessimo è stato Io sono Leggenda, stessa disgustosa minestra ambientata in città e non su un’astronave.