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“Sono sopravvissuto alla pena di morte per combatterla”

Fu il primo americano condannato alla pena di morte ad essere scagionato attraverso la prova del Dna. Oggi Kirk Noble Bloodsworth continua la sua battaglia, raccontando una storia di ingiustizia e redenzione, battendosi per l’abolizione della pena capitale. Ha preso la parola di fronte a circa 60 attivisti per i diritti umani, nella sala di una Chiesa: lo hanno ascoltato – come spiega il New York Times – , prima di tornare a manifestare, nel tentativo di convincere i differenti legislatori statali. Anche il Maryland – che  aveva condannato Bloodsworth – potrebbe aggiungersi nelle prossime settimane alla lista degli Stati che hanno abolito la pena.

LA STORIA – Se il Maryland decidesse di farla finita con la pena di morte, sarebbe una vittoria per lo stesso attivista scagionato. “La sua storia è molto inquietante”, spiega il New York Times: nel 1984, era un ex marine, prima di essere sospettato e condannato per lo stupro e l’omicidio di una ragazzina di 9 anni di Baltimora. “Sono stato accusato dell’omicidio più brutale della storia del Maryland”, ha spiegato Bloodsworth, che ora ha 52 anni. Di fronte alle accuse di un testimone oculare – che credeva di averlo riconosciuto come colpevole – ha spiegato come fossero “bastate soltanto due ore e mezza alla giuria per decidere di condannarlo alla pena di morte”.

CONTRO LA PENA DI MORTE – Soltanto dopo nove anni trascorsi nelle carceri più decrepite e violente degli Stati Uniti, è riuscito ad ottenere, con la sua perseveranza, il test del DNA. Uno strumento con cui ha dimostrato la sua innocenza nel 1993. Anche allora i pubblici ministeri avevano però espresso dubbi sulla sua non colpevolezza. “Nessuno conosceva bene questo test: per molti era come se uscissi dalla galera in modo gratuito”, ha spiegato durante un’intervista. Così è servito un altro decennio prima che i funzionari eseguissero il test del DNA sulla scena del delitto e identificassero il vero assassino, che ora sta scontando l’ergastolo. Assomigliava poco alla descrizione che la polizia aveva compilato, grazie ai testimoni oculari del delitto.

LE ACCUSE – Eppure, anche dopo essere stato rilasciato, Bloodsworth non riusciva a sfuggire alle false accuse, tanto che ci fu anche chi arrivò a minacciarlo di morte. Cercò di tornare a trascorrere “una vita normale”, ma era ossessionato dai problemi del sistema giudiziario: “La stesa vicenda che è accaduta a me, poteva capitare a chiunque”, ha spiegato. Per questo ha deciso di battersi per l’abolizione della pena capitale e per una riforma della stessa giustizia. Prima come speaker volontario, poi come avvocato professionista. Il mese scorso ha invece iniziato a lavorare per “Witness to Innocence“, un movimento di Philadelphia costituito da ex condannati poi scagionati dalle accuse. Insieme spingono per porre fine alla pena capitale. Hanno aumentato il consenso, tra le persone e la stessa politica, quando hanno spiegato come sia ancora troppo alto il rischio di condannare innocenti, a causa di errori di valutazione dei testimoni oculari o di prove che in realtà si rivelano false, seppur apparentemente sufficienti.

STATISTICHE – Sono stati circa 142 i condannati a morte scagionati negli ultimi 40 anni, 18 proprio attraverso la prova del DNA, come conferma il Centro informazioni sulla pena di morte a Washington. Lo stesso utilizzo della pena capitale è oggi in costante calo negli Stati Uniti: 17 sono gli Stati che l’hanno abolita, 5 dal 2007. Sono scesi anche i numeri relativi alle esecuzioni: da 98 episodi nel 1999 fino ai 43 dell’anno scorso. Ma non basta: l’ex condannato ha anche scritto un libro sulla sua vicenda, nel 2004, intitolato appunto “Bloodsworth”. Da anni insieme ai colleghi di “Witness to innocence” continua a battersi per portare avanti la sua campagna. E ha già annunciato che non si fermerà fino a quando le loro richieste non verranno raccolte dalle istituzioni. E la pena di morte cancellata per sempre.

(Photocredit: Lapresse, New York Times, Thislovelymachine.com)