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La giustizia manda all’asta la ricchezza degli italiani

Ogni anno in Italia aumentano i fallimenti delle aziende, e nel 2013 si dovrebbe registrare l’ondata più negativa vista la gravità della recessione del 2012. La giustizia del nostro paese mette all’asta i beni posseduti da chi ormai ha dichiarato bancarotta, e i prezzi sono spesso molto interessanti.

METAFORA LELE MORA – Die Welt dedica un approfondimento al boom dei fallimenti delle piccole, medie e grandi imprese italiane, descrivendo poi il modo con il quale la giustizia mette all’asta i loro ormai ex beni per recuperare il denaro necessario a ripagare i creditori. L’articolo del quotidiano tedesco parte dalla Mercedes 500 posseduta da Lele Mora, con tanto di lettere dorate L e M poste sul cruscotto della lussuosa macchina. La vettura dell’agente che mise in contatto Ruby e Berlusconi è il “gioiello” del magazzino della Sivag, l’azienda che raccoglie tutti i beni recuperabili dopo che un imprenditore ha dichiarato bancarotta. Sivag è un’impresa che ha sede a Segrate, guidata da Albino Bertoletti, che in passato guidò la filiale italiana della Commodore. L’azienda di Segrata ha un accordo esclusivo con il tribunale di Milano, che gli garantisce una commissione tra il 9% ed 18% dell’incasso del bene venduto all’asta. In questo momento di grande crisi dell’economia italiana l’attività della Sivag è assai remunerativa, come confessa Bertoteletti al giornale tedesco: “Facciamo un lavoro simile all’attività dei necrofori. Ma quando qualcuno muore, è necessario seppellirlo”.

BOOM DELLA BANCAROTTA – Nel catalogo della Sivag esistono proposte molto interessanti. Per avere l’intero ufficio della società Newfin di Milano, recentemente fallita, bastano solo 500 euro. Con questi soldi si possono comprare due poltrone, un tavolo di cristallo, cinque Pc, un laptop, tredici sedie. un fax ed alcune macchine per le fotocopie. L’attività di Sivag è in forte aumento in questi mesi. L’Italia è scossa da un’ondata di fallimenti, provocati dalla profonda recessione che si è abbattuta sul nostro paese lo scorso anno. La contrazione dei consumi, i ritardi nei pagamenti dei clienti, e il credito concesso con il contagocce dalle banche costringe molte piccole e medie imprese a portare i libri in tribunale e dichiarare insolvenza. Nei primi nove mesi del 2012 sono state quasi novemila le aziende che sono finite in bancarotta nei registri del Tribunale di Milano, il 2% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.

ANNO DEI FALLIMENTI – Die Welt rimarca come la crisi abbia colpito in particolar modo il settore edilizio, ma anche per le aziende attive nella logistica e nei trasporti gli affari vadano male. Secondo Gianandrea De Bernandis, il responsabile del gruppo Cerved, che analizza i dati sullo stato delle imprese e sui loro fallimenti, il 2013 sarà un anno ancora peggiore del 2012. ” Quest’anno il numero delle bancarotte dovrebbe raggiungere un livello storico, un record mai stabilito in precedenza”. L’indice Cerved, che ha una forchetta compresa tra 0 e 100 per valutare il rischio di insolvenza, si assesterà nel 2013 al 72,3%, il valore più alto mai registrato dal gruppo. Anche il capo di Sivag Bertoletti percepisce una situazione a lui più favorevole, visto che più aziende dichiarano bancarotta, maggiore è il sui volume d’affari. L’anno scorso Sivag ha venduto beni per 25 milioni di euro, dieci anni fa invece il valore era compreso tra i 6 e i 7 milioni di euro. Bertoletti rimarca come in questo momento di crisi molti beni rimangano invenduti, in particolar modo nel settore immobiliare.

PROBLEMA CREDITORI – La situazione del mercato immobiliare è definita drammatica. L’azienda di Bertoletti dispone di 1500 abitazioni, e ben otto dei suoi quaranta dipendenti si occupano esclusivamente di vendere queste case. Le abitazioni però affittate illegalmente in passato non vengono mai richieste dai potenziali acquirenti. Il mercato del lavoro ed il credito poi non aiutano. Molti giovani precari non possono accendere mutui, e di conseguenza la domanda di abitazioni rimane bloccata. Questo blocco del mercato e la scarsa disponibilità economica degli italiani aggrava poi il problema dei rimborsi dei creditori. Die Welt evidenzia come spesso chi ha concesso debiti ad un’azienda fallita perda il 95% del valore dei suoi crediti, un valore assai superiore alla media degli altri paesi europei. Questo dipende da due motivi secondo il giornale tedesco. Il primo è che le aziende aspettano fino all’ultimo momento possibile per la dichiarazione di insolvenza, il secondo invece è l’estrema durata del processo. La situazione è poi aggravata dalla legislazione permissiva sul falso in bilancio, che rende elevato il pericolo di abusi. Un problema evidenziato a Die Welt dall’esperta Valentina Miscischia, che evidenzia come l’attuale quadro normativo andrebbe adeguato, visto che a volte vengono applicate leggi degli anni quaranta.