postato alle 09:29 del 15 ottobre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Bisogna averne di stomaco per dichiarare quello che ha dichiarato ieri Pierluigi Bersani, “uomo forte” dell’economia dei DS oggi “ministro-ombra” del Partito Democratico. “Tutto sommato - ha detto Bersani   - il sistema bancario italiano tiene perché c’è stata una vigilanza, merito di Draghi, ma, per quanto possa risultare amaro dirlo, è merito pure di Fazio“. Mentre secondo Matteo Colaninno, figlio del più famoso Roberto, “il sistema italiano è solido forse perché le banche sono più prudenti, forse per la vigilanza esercitata da Bankitalia. Questa vigilanza - aggiunge - funziona adesso con Draghi, ma funzionava anche prima con Fazio“.

Ecco, per dire queste cose bisogna o essere gente totalmente ignorante di quello che succedeva ieri e succede oggi in Italia - è il caso del figlio di Roberto Colaninno, ma bisogna capirlo: è stato leader dei Giovani Imprenditori di Confindustria, e per uscire da quel tunnel è necessario usare ben altro che il metadone - oppure essere gente nella più totale e completa malafede, e questo non può non essere il caso di Bersani. Il quale sa benissimo di dire cose storicamente false. La Vigilanza bancaria (ovvero quell’area di Bankitalia preposta a controllare che le banche rispettino una serie di norme, regolamenti e parametri) è proprio la struttura di Via Nazionale contro la quale Antonio Fazio, l’ex governatore, arrivò a uno scontro frontale, per favorire la Banca Popolare di Lodi e il suo sodale Gianpiero Fiorani: “In quel caso l’inchiesta verteva sulla regolarità formale o meno (peraltro molto controversa, e con una incidentale sentenza del Tar a favore di Fazio) dell’ autorizzazione data alla Bpl sulla base di requisiti patrimoniali attestati da Fiorani , ma messi in dubbio dagli ispettori di Bankitalia Clemente e Castaldi“, si ricorda qui. E’ strano soprattutto che Bersani dimentichi questo articolo, nel quale si accostano i due ispettori all’indagine sui rapporti tra Fazio e Unipol. Unipol, dico: l’assicurazione delle Coop rosse che - Bersani non l’avrà mica dimenticato, vero? - voleva comprare la Banca Nazionale del Lavoro, e alla quale Bankitalia diede e poi revocò l’autorizzazione.

E allora come la mettiamo? Qui la storia dice l’esatto contrario di quello che afferma Bersani e che Colanninno jr. ripete come un pappagallo: ovvero, che la vigilanza non stava molto simpatica a quel Fazio che invece voleva scavalcarla (anzi: l’ha fatto). E che oggi è stata riorganizzata da Mario Draghi e Fabrizio Saccomanni, portando a capo proprio Clemente e Castaldi, ovvero i due dei quali Fazio non si “fidava”. Ecco quindi che quella del ministro-ombra del PD si rivela una gaffe istituzionale storica, soprattutto nei confronti di quel Mario Draghi che oggi si ritrova equiparato al vecchio Governatore, il quale per essere rimosso dal governo all’epoca con il plauso dell’opposizione qualcosa di non esattamente fair deve averlo fatto. O no? A meno che Bersani, elogiando Fazio, ne volesse invece elogiare la difesa dell’”italianità delle banche“. Un totem che ha permesso per anni al nostro sistema creditizio di marciarci, alle spalle dei risparmiatori, lucrando commissioni esorbitanti per servizi ridicoli. Se si ha nostalgia di quei tempi - e si dimentica contemporaneamente che Fazio decise anche di NON autorizzare due grandi matrimoni bancari, con motivazioni non esattamente comprensibili a molti - allora lo si dica apertamente, e si dica anche se si sta cercando di preparare il pubblico a qualche nazionalizzazione strisciante. Nell’attesa, il revisionismo storico meglio lasciarlo fare a chi ha la memoria più lunga.

Chiudiamo con cosine un po’ più facete, va’. Avete presente Maurizio Abbatino detto “Crispino“, il pentito della Banda della Magliana che aveva detto a “Chi l’ha visto?” di aver riconosciuto la voce di uno della Banda in quella di “Mario“, uno dei telefonisti del caso Emanuela Orlandi? Ricordate che “Crispino” aveva dato la stura a tutta una serie di dichiarazioni, interessate o meno, l’ultima delle quali è stata quella di Sabrina Minardi, ex “amica” del boss Renatino De Pedis? E ricordate quanta cattiva letteratura e pessimo giornalismo si è fatto intorno a questa storia, con tanto di polemiche - nei commenti di questo sito  - sul fatto che Abbatino stesse “collaborando“, pur essendo “ammalato e in pericolo di vita”? Beh, bisognerà tenere conto anche di questa dichiarazione: “La banda della magliana non c’entra niente con la scomparsa di Emanuela Orlandi“. Lo afferma Maurizio Abbatino, uno dei capi storici del sodalizio criminale, a ‘La Storia Siamo Noi’, programma di Rai Educational (in onda mercoledì 15 ottobre alle 23:30 su RAi 2). “Si parla molto della Banda della Magliana ancora oggi, quando all’epoca c’erano organizzazioni come Ordine Nuovo o la P2 che stanno nel dimenticatoio. Sembra che la Magliana - afferma Abbatino - sia diventata una discarica: tutto quello che non si riesce o non si vuole venirne a capo, si incolpa la Banda della Magliana“. Abbatino poi aggiunge: “sono sicuro che la Banda non c’entra niente con il caso Orlandi. Abbiamo fatto un sacco di cose orrende e gravi, non credo che mai nessuno sia arrivato a sequestrare una ragazzina“. Già, già. In questo sito si è parlato a lungo di Emanuela Orlandi (qui, qui e qui), e sempre correttamente, ad onta di coloro che ci accusavano di non aderire al mainstream. Prossimamente, forse, bisognerà riparlarne di nuovo. Nel frattempo, rileggetevi quegli articoli: non essendo costruiti sul nulla, ma su fatti concreti, sono fra i pochi materiali interessanti sul tema.

Vignetta di Artefatti

COMMENTI (3)STAMPA - FALLO LEGGERE