Alemanno dice no a “Ogni mese, un Paese”, progetto che portava nelle scuole di Roma il menù etnico. La nuova giunta preferirebbe un menu’ italiano, magari regionale. Perchè è meglio non imparare a conoscere il diverso. Altrimenti, poi, non fa più paura.
Involtini di riso e carne con foglie di cavolo, pizza con spinaci e formaggio, ravioli ripieni di patate e ricotta. Non si tratta dei primi piatti compresi nel menù del pranzo di nozze del nostro migliore amico, ma di ben altro. La prima ricetta si chiama Sarmale e viene dalla Romania, la seconda è l’albanese Byreq me Spinaq, la terza arriva dalla Polonia, si tratta dei Pierogi. Tutti cucinati con prodotti rigorosamente italiani
(spinaci, pollo e formaggio non sono certo roba esotica), questi piatti probabilmente da settembre non troveranno piuù posto nelle mense scolastiche. Perché al grido di “Maccherone, tu m’hai provocato io te distruggo“, il nuovo assessore alle politiche scolastiche del Comune di Roma, Laura Marsilio, ha sollevato dubbi sul progetto nato solo da qualche mese denominato Ogni mese, un Paese.
CAMBIARE, GIAMMAI - “All’inizio ci fu qualche lamentela - ha detto l’ex assessore alla scuola Maria Coscia - poi con il passare del tempo i bambini si sono abituati. E poi al menù etnico veniva sempre affiancato anche un primo italiano”. Non è dello stesso avviso la nuova giunta Alemanno che invece vedrebbe di buon occhio una bella coda alla vaccinara o un piatto di rigatoni con la pajata piuttosto che riso cantonese o couscous. “L’appalto con le mense scadrà tra poco - ha commentato la Marsilio - cercheremo di modificare la parte relativa ai menù etnici per privilegiare la cucina tipica regionale”. Già, forse la polenta o i canederli agli occhi dei bambini risulterà molto più appetitosa di un piatto peruviano come le Papas a la Huancaina (patate in salsa di formaggi).
SE CONOSCI L’ALTRO - Ma il problema non è certo l’appetito o la collaborazione dei bambini stessi nell’assaggiare un cibo diverso. Diciamoci la verità: questa dei menù etnici era una buona idea. Soprattutto perché inserita in un contesto dove realmente inizia a vedersi quella società multirazziale che tanto spaventa. Ma da dove cominciare se non dai bambini a far capire che la diversità può essere un
arricchimento? Quello dei cibi etnici è un discorso che può far seguito allo studio della geografia, della storia, della lingua straniera. Ciò che si conosce non fa più paura. E’ certamente più italico un spaghetto alla carrettiera, ma allora perché accontentarsi di badanti bielorusse, domestiche filippine e puttane rumene per tutti gli altri bisogni, se poi si ha così tanta paura dell’altro?
UNA POLITICA LIMITATA - Emerge ancora una volta in tutta la sua sterilità il limite culturale di una parte politica (sociale e civile) del nostro tempo che ora, a contatto con una società trasformata rispetto a quella di tanti anni fa, porta avanti preconcetti che non dovrebbero trovare terreno fertile, ma che invece attecchiscono nelle menti di un paese sempre meno solidale a causa della diffusa precarietà, non solo nel lavoro e nello stato sociale, ma anche nei rapporti umani. La maggior parte di quei bambini con la pelle colorata o gli occhi a mandorla è nata in Italia. Eppure questo non sembra interessare. Ci sono classi in cui i figli di cittadini immigrati sono di più di quelli di italiani. Un problema? Per qualcuno sì, tanto che dopo la cancellazione dei menù etnici, si sta già pensando a una verifica per correggere tale squilibrio. Lo slogan della nuova scuola è presto fatto: “Chi è italiano indichi l’altro“.
(con questo pezzo continuiamo una collaborazione con Ste ed aNDy cAPp di Noantri, che speriamo vada avanti fino alla fine del mondo e anche oltre)

























sottoscrivo anche gli spazi.
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Maccherone, tu m’hai provocato e io te distruggo…
Alemanno dice no a “Ogni mese, un Paese”, progetto che portava nelle scuole di Roma il menù etnico. La nuova giunta preferirebbe un menu’ italiano, magari regionale. Perchè è meglio non imparare a conoscere il diverso. Altrimenti, poi, non fa pi…
Maccherone, tu m’hai provocato e io te distruggo…
Alemanno dice no a “Ogni mese, un Paese”, progetto che portava nelle scuole di Roma il menù etnico. La nuova giunta preferirebbe un menu’ italiano, magari regionale. Perchè è meglio non imparare a conoscere il diverso. Altrimenti, poi, non fa pi…
condivido
Daccordo con la giunta Alemanno…su tutta la linea!!!!
Kus kus, kebab e involtini primavera se li mangino gli altri!
Molto meglio casoeula, casunei e polenta taragna da 8000 calorie la porzione.
Se poi gli stranieri han voglia di mangiare le loro cose se le possono mangiare a casa.
Se gli italiani vogliono mangiare straniero, ci sono ottimi ristoranti sparsi su tutto il territorio nazionale!
Non è questione di diverso o di paura ma di RADICI!
Così come un polacco vuole giustamente rimanere polacco e mangiare polacco, così un italiano deve restare italiano e mangiare italiano…se ne ha voglia mangerà polacco ma non perchè obbligato a scuola!
ma hellequin, la polenta taragna non la mangiano già a casa?
E poi il menù etnico “Ogni mese, un Paese” viene proposto UNA sola volta al mese, e sempre accompagnato da un primo italiano in alternativa.
Ma quando viaggi parti con gli spaghetti nella valigia?
[aNDy cAPp]
E che minchia è la polenta taragna? E i casunei? E la casoeula? Non sarà mica straniero stò qui?
Io avrei avuto da ridire solo se fosse mancata questa condizione
ma dato che c’è, non posso che provare pena che la ristrettezza mentale di certe persone. Io sono di quelli che se capitano all’estero, non cercano disperatamente il ristorante con la cucina italiana ma si buttano su quella locale; conoscere cucine (e culture) diverse non può che arricchire, arroccarsi sul proprio quadratino di terra di certo no.
Ma da un Alemanno ci aspettavamo questo e ben altro….
La casoeula è un piatto tipico lombardo: cavoli cotti, cotenna di maiale e svariati altri tocchi di suino (dal piedino al salamino allo stinco). Si diventa uomini veri SOLO dopo aver mangiato un piatto di casoeula.
Casoncelli…mai sentito parlarne!
Comunque sì…io sono straniero essendo padano! Skerzo!
Just, non volendo, mi hai appunto dato ragione!
Io se vado in Spagna, mangio paella e cazon…in Francia mi ammazzo di ostriche (anche se mi fanno schifo)…in Germania vado di kartoffen, crauti e wurstell…in America solo hamburger (da Danny’s fanno l’hamburger più buono del mondo). In Italia si mangia all’italiana…tutti…io, il polacco e il marocchino! Bisogna pur conoscere le altre culture no? E se ho voglia di mangiare libanese (ottimo), giapponese (modesto) o cinese (disgustoso) vado al ristorante!
Non deve essere la scuola ad obbligarmi a mangiare il piatto tipico di un altro paese…più chiaro di così, si muore!
Casoncelli = credo che siano i casunzei. E son pure buoni, se non ricordo male!
No, non ti ho dato ragione, in quanto qui si parla di un’esperienza da una volta al mese, e per di più
E che obbligo sarebbe? È solo un modo per stimolare i bambini ad aprirsi verso culture e modi di vivere diversi, poi faranno quello che gli pare.
Allora, a questo punto, aboliamo anche lo studio della geografia dei paesi stranieri: eccheccefrega di qual è il monte più alto della Spagna o il fiume più lungo della Russia o quanti sono gli abitanti del Paraguay.
No, perché da uno che appena eletto pensa a queste “misure urgenti” io mi aspetterei qualunque cosa..
casunsei: tipico piatto tipo tortelli a forma di caramella con ripieno a base di carne bolliti in acqua salata e irrorati abbondantemente da burro fuso color nocciola.
Sono tipici delle provincie di Brescia e Bergamo che se ne contendono la paternità.
Sono semplicemente strepitosi.
Consiglio vivamente di andarli a mangiare a Longhena (Dello) prov. di Brescia.
Si leccherebbero i baffi anche i non Italiani e i non Padani.
A me fa schifo la roba “irrorata abbondantemente di burro”.
Son terùn, vado a olio d’oliva pugliese XD
stavo pensando a come esprimere la mia opinione ma just lo ha già fatto per… sottoscrivo
Esasperavo volutamente il mio scarso campanilismo
Se capito dalle parti di Brescia quella roba la provo senza problemi 
ogni piatto deve essere condito come vuole la tradizione, piatti terun vanno ad olio, piatti padani vanno a burro.
Per esempio la pasta frolla all’olio è una boiata.
Ogni cosa al suo posto, e nn necessariamente è meglio o peggio dell’altra.
P.s. Ho mangiato uno spiedo fatto solo con olio: da rabbrividire. Provate a condire la polenta senza burro, è senza senso.
confermo quanto dice pp: son buonissimi i casunz(s)ei
Ancora un po’ e torniamo alla segregazione americana degli anni 60. Per fortuna che la storia dovrebbe insegnare.
Ps. Adoro i casunsei pieni di burro e la polenta, ma venderei mio fratello per un paio di arancini
Francamente che si prenda a prestito la mancta introduzione di un menu nelle scuole per gridare al razzismo è una baggianata. State diventando ridicoli.
Andrea in questa cosa io ci vedo un rifiuto delle culture estere (quindi razzismo), ma può darsi che non riesca a vedere un’altra valida ragione (non razzista).
secondo te quale è il motivo di non volere questa promiscuità gastronomico/culturale?
É bellissimo leggere alcuni dei commenti dei sostenitori del menú etnico come se fosse la dimostrazione che “le anime belle” cercano di educare il “popolo ignorante” alla kultura.
Si scopre che questi non hanno la più pallida idea di quali siano i tipici piatti italiani.
Un esempio fra tutti:
“E che minchia è la polenta taragna? E i casunei? E la casoeula?”.
Nulla in contrario a provare anche le cucine straniere, io viaggio spesso in Paesi culturalmente molto diversi dal nostro e praticamente mai (tranne quando qualche amico in loco mi chiede di aiutarlo a provare) vado nei ristoranti italiani.
Credo che questa scelta sia generata più da squallidi interessi politici che non da un reale desiderio di allargare le menti dei bambini.
Se così non fosse avrebbero introdotto anche la giornata del piatto regionale oltre a quello etnico.
E poi basta con la minkiata della paura del diverso. Qui gli unici che hanno paura del diverso sono i trombati dalle elezioni che hanno paura di doversi trovare un lavoro e per questo plagiano menti semplici a cui danno la carica e li scatenano al grido di “dagli al razzista” (razzista=chiunque non la pensi come loro).
saluti
hanno fatto una cosa giusta, c’era mia nipote che non mangiava mai quei piatti e non gli proponevano un’alternativa, quindi quando arrivava a casa faceva una mega merenda….. .
Noi grandi va bene, possiamo scegliere e a me piace assaggiare varie tipi di cucine ma perchè costringere i bambini e come li mettiamo quelli che hanno intolleranze e devono assistere ad una varietà di cibi che non possono avvicinare e che non conoscono…. W la cucina italiana
non sono i bambini a dover imparare ad accetare “i diversi”: li conoscono da quando vanno all’asilo e non ci fanno assolutamente caso se un loro compagno è di colore o parla in maniera stentata l’italiano. Il problema delle classi a maggioranza non italiana è semplicemente che non è possibile svolgere il normale programma con bambini che non conoscono la nostra lingua: a rimetterci sono i ragazzi italiani che invece che le classi elementari frequentano, di fatto, corsi di italiano per stranieri. Quanto ai menu etnici, mio figlio, con la naturale diffidenza di ogni bambino per le cose che non ha mai visto, non li ha mai assaggiati. E IO CONTINUO A PAGARE LA SCUOLA E LA MENSA.
arturo la cucina regionale non va introdotta nelle mense italiane perchè è già presente, nelle mense dove ho mangiato trovi dalla polenta alle cime di rapa e altro.
“razzista=chiunque non la pensi come loro”
razzista=chiunque la pensi come un razzista
Bia io sono celiaco e quindi intollerrante e ho gli stessi identici problemi ovunque vada, la differenza sono i prodotti usati non il modo di cucinarli
per quanto riguarda l’obbligo a mangiare certe cose, se nella mensa di tua figlia è così è una vergogna, ma qui si parla di una volta al mese con la possibilità comunque di mangiare, in alternativa, italiano
E` inutile che parlate di paura, razzismo, etc, semplicemente era perche` pagavamo questi menu e non se li filava nessuno, finivano buttati!!!!!
E poi fanno pure cagare, una cosa buona ci sta in Italia ed e` il cibo, leviamo pure quello?
Burro fuso!!!! Momento che finisco di sbavare!!!!
Direi che questa volta, i commenti a favore della tesi Alemanno vincono senza diritto di replica!!!
Evviva!!!! Vuoi vedere che è la volta buona che il politically correct finisce una volta per tutte?
Sarebbe ora!
ehhhhhhhhhhhhh, hellequin! Io ho detto che son buoni i casunzei, mica che son d’accordo con la pulizia (etnica) in cucina, neh?
si all’etnico non al cibo polentone,fa proprio skifo
A furia di voler imporre il proprio punto di vista una minoranza che si ritiene eletta ha inclinato effettivamente molta gente all’ intolleranza verso certe persone e certe cose e nonostante che qualsiasi sondaggio li maqndi aff…….con maggioranze bulgare continuano imperterriti. BASTA LA dovete smettere. A che diavolo serve far mangiare quella robaccia,se la porti a casa la vecchio assessore e se la divori lei. Mettetevi in testa che più rompete con le vostre teorie e più la gente non sopporta né voi né chi vorreste impoirre perchè vi ritenete superiori a chi non condivide le vostre stronzate.
Tra i commenti letti noto un certo “Razzismo culinario”!..però, sinceramente, la cucina italiana è la migliore…in special modo quella meridionale!!!!….e i polentoni che mangiano ancora il burro dai tempi dei “nostri avi” alquanto pesantuccio…non lo sapevate!!!..Viva l’olio d’oliva alquanto leggero direi.
E magari tutti stì difensori della tradizione la sera portano i bimbi a trangugiare l’happy meal da McDonald…