Se quello del governo è un tentativo di risolvere la crisi esso non ci appare come duraturo, guardando in prospettiva. Ne parla il dott Danilo Bersani dell’Università di Parma, incontrato lo scorso 6 ottobre, il primo giornodi protesta contro la legge 133 dell’Ateneo Emiliano.
Parma. La protesta, cui fin’ora non sono seguiti disordini rilevanti, è iniziata lunedì 6 ottobre. Volantinaggio mattutino al Campus delle Scienze e, durante tutto il giorno, proiezione di un power point nel primo quarto d’ora di lezione in ogni aula, di concerto con altri atenei italiani. Oggetto della discussione la legge
133, approvata il 6 agosto 2008, “quando eravamo tutti in vacanza“, sottolinea la dottoressa Maura Pavesi, docente e ricercatrice del dipartimento di Fisica. “Peccato se ne parli solo ora-mi dice- La notizia è passata pressoché inosservata qest’estate. Il nostro rappresentante nazionale ci tempestava di mail per avvisarci e tenerci aggiornati ma i media davano la precedenza a roba che, evidentemente, fa più audience. Al solito i temi università e ricerca sono messi in secondo piano, trattati con superficialità o del tutto ignorati” Non solo in TV. “Gli altri Paesi, quelli che si stanno industrializzando, sia europei che asiatici, come gli Stati Uniti, nei momenti di crisi investono nella ricerca, perché in prospettiva pare l’unico modo per uscirne . Qualora poi abbia delle ricadute, sia tecnologiche che occupazionali, questo investimento garantisce un miglior reddito per tutti. Anche questa legge del del governo potrebbe essere un tentativo ma…non ci appare duraturo” mi spiega il giovane dott. Danilo Bersani,che si occupa di spettroscopia applicata ai Beni Culturali. Una persona felice perché fa un lavoro che gli piace, mi racconta.Triste, però, perché vede che non a tutti viene data questa opportunità. Ai ragazzi, anzi, potrebbe essere del tutto negata.
A LEZIONE DI RIFORMA-“Attualmente gli investimenti che l’Italia fa sui giovani non sono assolutamente adeguati. Non gli si dà prospettiva di una occupazione tecnologica/scientifica di livello alto”. Spiega ai suoi studenti: “Non è una questione di colore politico…l’università italiana non è sana ma questa, più che una riforma, ci sembra un ammazzare il cavallo, piuttosto che curarlo.” E mentre i ragazzi ascoltano seduti in
aula , scorre la presentazione del power point titolato: DL 112. Scomparsa dell’Università pubblica (il lavoro è stato evidentemente preparato prima dell’approvazione del decreto, nella speranza, informando, di bloccare quel qualcosa che in nemmeno due mesi è stata invece velocemente approvata.). Dopo aver passato in rassegna i punti, oramai noti a molti, della riforma, le slides ne discutono alcuni aspetti. Ad esempio: l’università italiana costa davvero troppo? Nel 2008 la spesa per il funzionamento ordinario, inclusi gli stipendi di tutto il personale di tutte le università, ammonta complessivamente a 6820 milioni di euro.Tanto per fare un confronto: per pianare i debiti Alitalia, la “bad company” destinata al fallimento, lo Stato avrebbe speso 2000-3000 milioni di euro. Il costo della Camera dei deputati? Nel 2008 sarebbe di 1032 milioni di euro, senza i benefits addizionali. Nel 2009 si prevede che la spesa sarà portata un po’ più su ancora, fino a 1074 milioni di euro. Considerando i circa 60.000 docenti ed i circa 600 deputati, si legge ancora nella slide, significa che, mentre per ciascun deputato si dispone di 1.720.000 euro, il costo per un docente, è di 113.666 euro-cifra impietosa al confronto-sottolinea Bersani.
TAGLI MA PERCHE’ TAGLI? - e, come ben sapete, non solo al Fondo di Finanziamento Ordinario, ma anche alle assunzioni. E’ veramente necessario ridurre il numero dei docenti? Soprattutto, è funzionale all’obiettivo di far divenire l’Europa una società della conoscenza? Per rispondere, il power point presenta alcuni dati OCSE sul rapporto tra il numero dei studenti ed il numero dei docenti. In USA sarebbe di 15.1, in Germania di 12.4, in Francia di 17.O, in Inghilterra di 16.4… La media OCSE di 15.3. Il dato Italiano? 20.4, 5 punti sopra. Il confronto con gli altri Paesi industrializzati suggerirebbe un aumento del numero dei docenti e non una sua diminuzione… Si preannuncerebbe inoltre all’orizzonte l’idea della separazione della ricerca dalla didattica. Per Danilo Bersani, docente-ricercatore giovane ed entusiasta, questo non avrebbe senso in un’ottica di miglioramento del nostro Paese. ”Oltre al rischio di avere meno corsi c’è il rischio di avere solo corsi… Per qualcuno ciò rappresenta un obiettivo da raggiungere. Per noi una didattica di qualità può esser fatta da chi sta facendo ricerca di qualità. Se io non sto lavorando sulla spettroscopia dei Beni Culturali vi posso solo insegnare quello che ho letto sui libri, non quello che sto vivendo, i progressi che ci sono. In tal caso non sto respirando l’atmosfera internazionale, quali sono gli sviluppi, quali sono le prospettive anche per voi. Mi attengo ai libri, quindi alle didattiche già vecchie, che per lo più è già morta. E’ una didattica fredda. Solo unendo le due cose si può avere una didattica viva.




una precisione:ovviamente la legge 133 è stata approvata nel 2008:D
brava gloria!
brava gloria, articolo interessante!