L’Orientale di Napoli contro la mercificazione del sapere

01/10/2008 - E mentre il decreto legge del ministro Gelmini viene approvato dalla Camera, il mondo scolastico e universitario continua a manifestare. E non è un tipo di manifestazione circoscritta a un solo istituto o una sola città, ma è una manifestazione

     
 

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E mentre il decreto legge del ministro Gelmini viene approvato dalla Camera, il mondo scolastico e universitario continua a manifestare. E non è un tipo di manifestazione circoscritta a un solo istituto o una sola città, ma è una manifestazione che vede gli studenti di tutt’Italia compatti e schierati su un solo fronte.

È il caso della manifestazione che ha visto protagonista l’Università Orientale di Napoli, che è stata teatro di numerose riunioni e assemblee volte a fare informazione, ma soprattutto a rendere noti quali sono i motivi della protesta. Il movimento è stato organizzato dal Collettivo autorganizzato universitario di Napoli, che vede coinvolti studenti provenienti dai collettivi di diversi atenei napoletani, che sta animando in questi giorni la sede dell’università a Palazzo Giusso, diventato quasi un avamposto dell’opposizione alla Legge 133, oltre che un punto di incontro e di scambio per moltissimi studenti.

COME DON CHISCIOTTE? – Il 9 ottobre c’è stata un’assemblea pubblica, nella quale molti sono stati gli interventi e le proposte su come mantenere viva ed efficace l’opposizione degli studenti. “Bisogna organizzare i vari collettivi, ma coinvolgere anche studenti e docenti al livello nazionale”, dice Salvatore del Collettivo autorganizzato universitario di Napoli, che mi ha concesso una piccola “intervista”. Salvatore è molto chiaro, per lui opporsi a questa legge è ribadire “un NO secco ad un processo di cambiamento del sistema scolastico ed universitario iniziato dieci anni fa e che ci sta conducendo al logorio, ma d’altra parte, per bloccare il procedimento a questa legge, c’è bisogno di una mobilitazione rispetto a un obiettivo ben preciso”. Insomma, non si lotta certo contro i mulini a vento, tutt’altro, i ragazzi del collettivo sono bene organizzati. “Abbiamo partecipato anche al Forum Sociale Europeo, tenutosi a settembre, perché è importante che per avere un’opposizione reale siano coinvolti il maggior numero di studenti possibili, magari anche al livello europeo”.

GLI INSEGNANTI E LA VISIONE DELLA GELMINI – Durante l’assemblea, si parla anche del processo di Bologna che uniforma il processo universitario europeo con un unico metodo di istruzione per creare un mercato unico del lavoro. Collegandomi a questo, chiedo a Salvatore cosa ne pensa dell’idea che il progetto della Gelmini sia finalizzata a rendere la scuola simile al mercato, “La privatizzazione dell’università significa comunque portare una linea ideologica molto più forte all’interno della stessa, ma adesso chi paga deciderà che si insegna?”, mi risponde lui (e come dargli torto?). E, a proposito di insegnamenti e di insegnanti, anche i docenti sono molto vicini agli studenti rispetto a questa tematica e addirittura il Prorettore dell’Orientale ha partecipato a un’assemblea, per far sentire l’apporto del rettorato alla causa. “I docenti stanno appoggiando il movimento” – conferma Salvatore – “ma non bisogna dimenticare che in passato sono stati sempre lontani da quella che era la situazione degli studenti, la cui linea deve comunque mantenere una certa indipendenza, anche per evitare strumentalizzazioni”.

COME MUOVERSI ORA? – E i famosi rappresentanti degli studenti? Che ruolo hanno in tutto questo? La domanda è d’obbligo. “Noi del collettivo non abbiamo grandi rapporti con i rappresentanti degli studenti; molti di loro sono legati anche a sigle partitiche e comunque troppo spesso si sono disinteressati della situazione”, mi risponde lui, aggiornandomi anche sulle future “mosse” del movimento; ossia lo sciopero generale del 17 ottobre, che vedrà la partecipazione di molte facoltà degli atenei napoletani e poi, per quanto riguarda L’Orientale, l’assemblea generale dell’Ateneo, dove ci sarà “la vera battaglia politica, per provare a scardinare l’attuale andamento del sistema”. Perché il sapere non sarà mai una merce.

(Foto dell’autrice)

     
 

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