Brancher, una condanna senza impedimento

29 luglio 2010

Aldo Brancher è stato condannato a 2 anni per appropriazione indebita nell’ambito di un filone dell’inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, dopo un processo svolto a Milano con rito abbreviato. Niente di straordinario: in fondo è solo l’ennesimo politico indagato e condannato. Ma un momento: riavvolgiamo il nastro e ricordiamo le puntate precedenti.

La richiesta di rito abbreviato è stata formulata al Tribunale di Milano il 5 luglio. Guarda caso, lo stesso giorno in cui Brancher si era dimesso da ministro per l’attuazione del federalismo, o per il decentramento amministrativo o per qualcosa del genere, dopo appena 17 giorni dalla nomina.  Dimissioni seguite alle furibonde polemiche esplose dopo la richiesta avvenuta pochi giorni dopo la nomina, di ricorrere al legittimo impedimento per sottrarsi al processo per il quale era accusato.

Rimandiamo avanti il nastro ora. Immaginiamo di essere in una riedizione di Sliding doors. Cosa sarebbe successo se Brancher fosse rimasto ministro? Avrebbe seguitato ad usare il legittimo impedimento? O avrebbe scelto di affrontare il processo con rito abbreviato, che non sarà un patteggiamento ma ci somiglia un po’? E se condannato, a quel punto, si sarebbe dimesso o avrebbe invocato la presunzione d’innocenza, e continuato da condannato a fare il ministro?

Belle domande. Potremmo girarle a Silvio Berlusconi. Lui, il ghe pensi mi nazionale, avrebbe di sicuro le risposte giuste.

4 commenti a Brancher, una condanna senza impedimento

  1. In fondo, la storia di Bracher è la parabola dello stesso premier e dimostra, manco ce ne fosse bisogno, perché leggi come il “legittimo impedimento” o il “Lodo Schifani-Alfano-Alfano bis…. tris… quater ecc.” servono esclusivamente ad “una” personam. Senza quello scudo, con ogni probabilità, ci ritroveremo con un premier condannato (quantomeno in un grado di giudizio). E allora vai con la solita nenia. La magistratura politicizzata che attenta al volere degli italiani che si sono dati un premier eletto direttamente (mica vero, visto che nessuna legge dello Stato prevede ancora l’elezione diretta).

    E non è detto che gli italiani, quelli che manco sanno quanto gli costerà la manovra finanziaria varata ieri a mo’ dei ladri di Pisa, con l’ennesima fiducia, non reagirebbero assaltando il palazzo d’inverno. Non Palazzo Chigi, ma quello dei Marescialli (il CSM). E’ la dittatura morbida, bellezza. Tutta lustrini e paillette.

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