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Il Muos uccide in silenzio a Niscemi

Ma il cielo è alto,
E’ altissimo
La mano dell’uomo non arriva
a rubare una stella.
Mario Gori (poeta nato a Niscemi)

C’è una riserva da proteggere, delle antenne altissime da mettere e una sfida da vincere contro le malattie di un ecomostro. Perché anche se non si tratta di una fabbrica o di un palazzone il Muos fa paura. Un sistema di comunicazione militare ad altissima frequenza chiamato Mobile User Object System. Composto da 3 trasmettitori parabolici basculanti ad altissima frequenza e 2 antenne elicoidali UHF. Una struttura da piazzare nel bel mezzo della riserva Naturale Orientata Sugereta di Niscemi, posto già indicato come sito di importanza comunitaria. Lo si fa per gli americani, per i loro droni, per permettere il rinnovo della comunicazione militare. A rimetterci i cittadini, italiani, che già vivono intorno alle 41 vecchie antenne (statunitensi) NRTF N8. Quelle, sono lì da vent’anni, mentre i casi di leucemia aumentano.

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(Foto Facebook No Muos Niscemi)

LA STORIA – Tutto iniziò nel 2001 quando, sotto il governo Berlusconi, venne siglato un accordo bilaterale tra gli USA e l’Italia. Nel 2006 il governo Prodi ratifica l’accordo e impone il rispetto delle normative in materia di inquinamento ambientale ed elettromagnetico dando mandato alla Regione Sicilia di dare i relativi nulla-osta. Il Ministero della Difesa in pratica esprime parere favorevole al programma MUOS. A ottobre il punto viene individuato. La stazione di terra in un primo momento è prevista a Sigonella. Una simulazione informatica del sistema MUOS, fornita dai consulenti di Maxim Systems, dimostra che c’è il rischio che il MUOS faccia detonare i missili a bordo dei bombardieri. Questa relazione convince i vertici a spostare la stazione a Niscemi, nella base NRTF-8. La regione in poche parole non fa nulla. Le strutture devono avere il VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Passa un anno e viene diramato un decreto che trasmette tutte le competenze ai comuni. A Niscemi però si fanno presto le carte necessarie, senza chiedere il minimo parere dei cittadini. Il 9 settembre 2008 l’ufficio tecnico, la sovrintendenza ai BBCC di Caltanissetta, il dipartimento regionale Ambiente e Territorio, l’Ente gestore della Riserva, l’Ente Foreste Demaniali, l’Ufficio per la Protezione Ambientale di Caltanissetta danno l’ok sulla relazione avanzata dagli americani che racconta di minimo impatto ambientale. L’ARPA colloca quattro centraline idonee al rilevamento di campi elettromagnetici presso abitazioni civili in contrada Ulmo. Arriva il 2009. Il sindaco del paese chiede chiarimenti all’Assessorato Regionale alla Sanità e Arpa denunciando “aumenti notevoli di neoplasie”. Il 25, approva una mozione contro l’istallazione della stazione stessa. Nello stesso mese nasce il primo comitato, a cui se ne aggiungeranno altri, comprendendo i comuni della zona. Le sorprese arrivano da Roma e dalla Regione. A marzo, in seguito ad un’interrogazione parlamentare, il Ministro della Difesa dichiara che: “la stazione ricetrasmittente del sistema MUOS è stata localizzata, fin dalla richiesta degli USA, presso il sito telecomunicazioni di Niscemi”. In regione a dicembre si riduce l’area A di Sughereta, dove è vietato realizzare costruzioni, elettrodotti, acquedotti, linee telefoniche ed impianti tecnologici a rete. Gli americani premono. Una analisi che si rivela poco trasparente. L’ok però c’è e nonostante i ricorsi al Tar, sit in e cortei l’iter va avanti. E’ l’agosto dello scorso anno quando il Consiglio Comunale di Niscemi delibera la “Dichiarazione Territorio Comunale Smilitarizzato”. A ottobre la Procura di Caltagirone mette i sigilli al cantiere della stazione. L’accusa secondo i pm è quella di reato ambientale. Ma la pace nonostante le audizioni in Senato dura poco. A ottobre la quinta sezione del Tribunale della Libertà di Catania annulla il decreto di sequestro del MUOS. Via i sigilli al cantiere. L’impianto torna al Ministero della Difesa e si prepara il trasporto “speciale” delle antenne. Qui viene il bello, o meglio il brutto di questa triste vicenda. La lotta di Davide contro Golia per eccellenza. Il comune si oppone all’attraversamento di un convoglio per un trasporto eccezionale, diretto alla base NRTF-8 di C.da Ulmo. Sopra c’è un’autogru telescopica autocarrata, che servirà a comporre le antennone. Nonostante il no deciso del comune. Nelle prime ore del mattino del 22 novembre l’autogru arriva in base. Qui un video di Ctzen racconta il presidio:

POLITICHESE – Anno nuovo diktat nuovi. Il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri preme sul governatore siculo Rosario Crocetta. Bisogna fare il MUOS perché “di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati”. Parole dure: “non sono accettabili comportamenti che impediscano l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale e la libera circolazione connessa a tali esigenze, tutelate dalla Costituzione”. Intanto la polizia presidia gli ingressi e tutto viene portato dall’altra strada a Terrana, sulla Caltagirone Mare. Nei giorni precedenti l’Ars aveva approvato una mozione che impegnava a far bloccare i lavori, ma il cantiere continua. Così davanti all’ennesima riunione in consiglio, i grillini non ci stanno, abbandonano l’aula. Si doveva votare il Documento di programmazione economica finanziaria, ma loro ricattano: o si blocca il Muos o niente Dpef. “Il nostro non e’ un ultimatum ne’ vogliamo fare ‘teatrino’ politico come dice qualcuno. Non abbiamo nulla contro il Dpef ma vogliamo solo fare gli interessi dei cittadini. Avremmo anche votato il Dpef in aula ma oggi avevamo bisogno di alzare il tiro e di porre l’attenzione sulla costruzione del Muos di Niscemi, ecco perché siamo usciti dall’aula. Vogliamo salvaguardare gli interessi dei cittadini”. Precisa il capogruppo del Movimento cinque stelle, Giancarlo Cancelleri. “Abbiamo dovuto agire adesso – ribadice ancora Cancelleri – non perché siamo contro il Dpef, ma perché stanno finendo già di realizzare l’antenna radar. Quando avremmo dovuto agire. Era questo il momento?”. Quindici persone tengono un braccio di ferro che mette in difficoltà il governatore.

I PERICOLI – Nel frattempo a Niscemi si muore. A denunciarlo in Parlamento Rino Strano, medico, referente regionale del Wwf Italia ed esponente dei Comitati No Muos. Su Linksicilia racconta:

L’ho dimostrato con delle foto che sono state allegate agli atti, ho fatto vedere il “movimento di terra”, ho detto loro, che un qualsiasi cittadino dentro una qualsiasi riserva non può toccare nemmeno un filo d’erba ed è passibile di multe salatissime. Gli americani, invece, in deroga a questa regola che vale per tutti gli Italiani, hanno spianato una collina, hanno interrato dei serbatoi enormi che contengono oli combustibili, dannosissimi per l’ambiente,dei quali non sappiamo né come vengono trattati, né come saranno smaltiti. E non sappiamo nulla nemmeno dei modi utilizzati per raffreddare i gruppi elettrogeni autonomi che usano, anche questi estremamente “pericolosi”per l’ambiente. Di tutto questo non sappiamo nulla, perché è tutto coperto dal “segreto militare”

A rivelare tutti i pericoli delle nuove installazioni è lo studio del professor Massimo Zucchetti (ordinario di Impianti Nucleari, cattedra di “Protezione dalle Radiazioni”, Politecnico di Torino e ricercatore affiliato al MIT Massachusetts Institute of Technology). Nella analisi si “evidenziano gravi rischi per la popolazione e per l’ambiente tali da impedirne la realizzazione in aree densamente popolate, come quella adiacente la cittadina di Niscemi”. Altri Muos nel mondo sono quelli installati e operativi in Virginia, Hawaii, Australia. Ma si è ragionato mettendoli in posti desertici. Nella analisi di Zucchetti e di Massimo Corradu (Dipartimento Energetica, Politecnico di Torino) si parla anche di errori “tecnici” che avrebbero sottostimato il pericolo e falsato così la valutazione Arpa:

La situazione reale è però, con ogni probabilità, ancora peggiore di quella evidenziata dalle misurazioni ARPAS: infatti i misuratori utilizzati (centraline PMM 8055S, banda passante 100 Khz – 3 GHz in modalità “Wide Band”, 100 KHz-860 MHz in modalità “Low Band”) non sono sensibili alle emissioni dell’antenna in banda LF alla frequenza di 43 Khz. Data la grande potenza dei trasmettitori LF, questo fatto può aver prodotto una sistematica sottostima del campo rilevato. La potenza di picco del trasmettitore VERDIN (VLF Digital Information Network, dedicato alle le comunicazioni con i sommergibili in immersione) utilizzato per le trasmissioni in banda LF (a 43 KHz) all’NRTF di Niscemi, può variare infatti da 500 a 2000 KW [7]. Valori estremamente elevati che non consentono certo di trascurare questa componente nella valutazione complessiva. Questo tipo di emissione non rilevata costituisce quindi la più grande fonte di incertezza e sottovalutazione per le misurazioni ARPAS

Nonostante i documenti, l’opposizione delle amministrazioni locali, le analisi fatte, i malati denunciati, si potenzia una follia da fare a tutti i costi. “Ci dicevano che era tutto sotto controllo, però non dovevamo avvicinarci all’antenna grande (la “Verden” che serve per comunicare con sommergibili e quant’altro..) perché c’era il rischio di presenza di onde elettromagnetiche, ma di fatto, era soprattutto quella la struttura che dovevamo controllare perché la più “sensibile” ad un possibile attentato terroristico” sono le parole su Linksicilia di Salvo, militare 35enne, malato di leucemia. Troppo vicino a Niscemi, troppo lontano dalle orecchie di Roma.