Secondo quanto trapelato finora fumata nera nell’incontro tra il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e l’amministratore delegato del Lingotto
Secondo quanto trapela non ci sarebbe accordo tra il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e l’amministratore delegato della Fiat, Sergio
Marchionne, incontratisi stamane nel Palazzo del governo regionale piemontese per discutere in particolare del futuro di Mirafiori dopo l’annuncio dell’azienda di trasferire la produzione della monovolume Lo in Serbia.
SOPRAVVIVENZA PER LA FIAT – Il tavolo voluto dalla Fiat e dalla potrebbe saltare. “Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza del’azienda“, avrebbe detto, secondo quanto appreso da fonti che partecipano al tavolo sulle prospettive del gruppo a Torino, l’ad di Fiat Sergio Marchionne: “Dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia - ha detto - o consegnarlo ai competitori esteri“. E ancora: la produzione della monovolume L0 in Serbia “non toglie prospettive a Mirafiori“. Frecciatine e una sorta di ultimatum al governo: “Ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate una è sì, l’altra è no“, avrebbe poi detto l’amministratore delegato di Fiat: “Sì vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, no vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro“.
NON RICATTIAMO NESSUNO – Prosegue Marchionne: “Se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità sapendo che il progetto ‘fabbrica Italia’ non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l’Italia verranno ridimensionati“. “Sarebbe stato molto più semplice e anche più economico – ha affermato l’Ad – guardare ai vantaggi sicuri che altri Paesi possono offrire. La corsia per venire in Italia per aprire un nuovo insediamento è drammaticamente vuota. Questa è la verità“. Marchionne ha poi ricordato che gli investimenti previsti in Italia, circa 20 miliardi, “equivalgono quasi alla Finanziaria di cui si discute in questi giorni. La sola cosa che abbiamo chiesto - ha spiegato - è di avere più affidabilità e più normalità in fabbrica. Da qualcuno ci siamo sentiti rispondere che stiamo ricattando i lavoratori, violando la legge o addirittura la Costituzione. Non voglio più commentare assurdità del genere“.
LA PLATEA DI MARCHIONNE – All’incontro partecipano oltre al Sacconi e a Marchionne i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Gugliemo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, i rappresentanti generali delle categorie, i segretari generali di Fismic, Roberto Di Maulo e Giovanni Centrella, il presidente della Regione Roberto Cota, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta.




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Meglio chiudere che accettare le schifezze proposte da Marchionne. Basta scendere a compromessi, insorgete, distruggete le fabbriche e ammazzate Marchionne. Meglio un futuro incerto, che uno sicuramente di merda.
Di questo passo potremmo anche dire : meglio lavorare per 50 euro al mese che non lavorare , si potrebbe anche dire: ah ma c’è gente che stà peggio: dopo i cinesi e gli indiani … gli africani .
Ormai non c’è piu’ dignità nelle persone … forse dovremo aspettare di essere tutti morti grazie alla globalizzazione e credo che molti di noi ‘figli di mazinga’ , non ci accorgeremmo neppure di esserlo.
Quanta poca dignità , quanto individualismo e quanto poco coraggio !
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