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Trollare su Facebook: istruzioni per l’uso

Trolling is a method, a style of rhetoric and action. It can be used for constructive or destructive purposes. Some of the greatest champions of Western philosophy have implemented the troll method
(Weev)

Giornalettismo intervista un pericolosissimo terrorista abitante e frequentatore delle culture digitali. Che ci spiega perché lo fa e dove vuole arrivare.

Ok, prima domanda. Chi sei realmente e che fai nella vita?
Sono una persona reale, ho quasi 30 anni, due lauree, mi occupo di formazione. Può bastare?

Cosa significa per te trollare e perché lo fai, disperato ragazzo mio?
In una parola: il LOL. Generalmente non do al trolling (o al trollare) un significato preciso, dipende più che altro dal contesto in cui vado ad “operare” (facciamo finta di mantenere una certa professionalità). Inizialmente ho cominciato per un senso di appartenenza ad alcune comunità online che praticavano il trolling sia come passatempo sia come strumento per riconoscersi come “membri” (nel senso meno condizionante del termine). Poi si, a volte “trollo” secondo una modalità che potrebbe essere definita (sempre in senso lato) “politica”.

Cioé?
A volte le tecniche alla base del trolling possono essere utilizzate per portare avanti un certo tipo di rivendicazioni, in fondo si tratta (in questo ambito) di irritare l’avversario, trovare i punti deboli e “colpire”. Tatto e savoir faire non sono certo due elementi fondamentali; ma la cosa che lo distingue da un dibattito politico molto acceso è il fatto, secondo me, di farlo sempre for teh lulz.

E che tipo di rivendicazioni ti senti di aver portato avanti con il tuo “hobby”?
Non lo definirei proprio un hobby quanto appunto un modo di porsi durante un confronto. Generalmente mi piace prendere di mira gruppi di fanatici o di esaltati. Non esattamente una lotta politica quanto una sorta di servizio ecologico. Ma anche pulire una spiaggia è un gesto politico, se lo intendiamo nel senso che ci si occupa della cosa pubblica. Però anche qui, è un po’ indorare la pillola, lo faccio perché mi piace il resto sono motivazioni accessorie (che però mi piacciono).

Secondo te perché su Facebook si confonde il troll con l’idiota? Ovvero: perché si dice ai cretini “Stai zitto tu, troll”?
Non accade solo su facebook, ma comunque sì, è una cosa che succede un po’ dovunque. Alla fine se tu dici che è uno è un troll (diciamo che le genti di facebook hanno imparato questa cosa con quella decina d’anni di ritardo) sei autorizzato a non dover stare a sentire quello che ti dice: “tanto è solo un troll”; e alla fine siccome le cose più divertenti accadono quando si fa irruzione in un gruppo omogeneo – nel senso in un contesto dove tutte le persone (o la quasi totalità) condividono una certa linea di pensiero – ovviamente portando (per i motivi più disparati) un punto di vista alternativo o opposto, è naturale che il “gruppo” rigetti il corpo estraneo. Ed è molto più economico dire “Sei un troll gne gne gne”, che ribattere punto per punto alle obiezioni. Trolling is a art diceva quello, e non è che io vado a insultare le madri o ti mando a cagare (cioè lo faccio, ma di solito non è così che funziona).

Visto che hai cominciato a parlarne tu: quali sono le tecniche di trolling, individuali e collettive?
Partiamo da quelle individuali, visto che alla fine molto raramente c’è un “coordinamento”…

E’ più free jazz, diciamo…
Esatto. Anche quando si vedono tanti troll agire assieme, questo non vuol dire che si conoscano. Semmai ci si riconosce dal modo o ci si sintonizza, almeno questo è come la vedo io. Comunque, per quanto riguarda l’individualità ci sono diverse tattiche, anche dal punto di vista argomentativo. C’è chi scegli di sostenere essattamente la stessa opinione dei trollati, ma all’eccesso. Alla fine prima o poi qualcuno dei trollati ti dà ragione riconoscendoti come “insider”. E allora piazzi la stoccata oppure ne spari una talmente inaccettabile anche per un esaltato, tale da creare un piccolo cortocircuito nella mente del poveretto (in realtà credo che non accada nulla di tutto ciò, ma è divertente immaginarlo e mi basta). Ma la cosa più bella è secondo me provocare scatti d’ira, denunzie alle varie autorità, essere insultati, sentirsi dire “ma non hai una vita” (dopo che magari le vittime hanno fatto lo stesso numero di reply che hai fatto tu). In una parola: vedere il drama scorrere potente sullo schermo.

Ci sono un sacco di trollate rimaste famose. Se mai qualcuno dovesse scrivere la storia del trolling, quale dovrebbe raccontare obbligatoriamente secondo te?
se parliamo di puro trolling, allora quello ai danni di Oprah Winfrey (o come cazzo si scrive); ma in realtà le mie preferite sono tre: quello di oprah, quello a Time Magazine e quello a Scientology. Raccontarli sarebbe noioso e sono sicuro che i tuoi lettori sanno usare Google.

Stronzo.
😀

Allora parliamo di te. Raccontami la trollata che ritieni il tuo capolavoro.
Non ho memoria delle trollate che faccio, davvero, non è che sto lì a ripensarci (in fondo ho davvero una vita anche se non sembra). Mi diverto sul momento, o per diversi giorni a seguire la cosa, ma arriva un momento in cui passo ad altro; spero che le persone che ho trollato mi ricordino con rabbia, ma io loro non me le ricordo mica.

Sei omertoso o hai paura dell’internetpolizia? Non si può fare un’intervista senza un aneddoto!1!
No ma davvero non mi ricordo, e sono ancora distante dall’aver creato il mio capolavoro. Ho partecipato a diversi capolavori, quello sì. Ad esempio (ma è stato uno sforzo davvero collettivo) la trollata ai danni di Time. In breve: Time ogni anno consente ai lettori di scegliere la persona dell’anno, che è diversa ovviamente da quella che apparirà come scelta della redazione sulla copertina. Un anno “abbiamo” fatto vincere m00t e composto (con le iniziali della prima ventina di classificati) la frase “marblecake also the game”. A me piace molto come cosa, ma ripeto: non è una cosa che vado in giro a dire “io c’ero”; sinceramente non me ne frega nulla, come non mi frega quando vado a trollare in giro. Se abboccano e riesce bene, ma è in ogni caso un divertimento temporaneo, non credo certo di aver sconfitto Maroni perchè una volta ho risposto a una cosa che il suo staff ha scritto su Facebook provocando un commento piccato da parte sua.

Parliamo del mezzo. Perché Facebook è l’ideale per il trolling?
Perché ci sono tante persone ignoranti e ingenue, un po’ come in coda alle Poste. E poi perché le persone sono portate a credere che siccome c’è un nome vero e una foto quello che dici è vero ed è quello che pensi (in fondo Fb ti chiede “a cosa stai pensando”). Ma fondamentalmente credo che l’ignoranza (non tout court ma quella riguardo al mondo dell’internet) sia il motivo principale. Poi è chiaro, su Fb è facile anche trovare i punti deboli delle vittime, diciamo pure che non fanno nulla per nascondere chi sono e cosa pensano. Credo che in generale tutti abbiamo delle idee o dei pensieri stupidi; alcuni però non li filtrano e te li mettono lì in pubblico senza vergogna. C’è una vignetta di xkcd che spiega perfettamente quello che voglio dire:

La verità è che se ciascuno filtrasse quello che scrive su Facebook, leggendolo ad alta voce prima di premere “pubblica, credo che il trolling sarebbe più difficile. Ma credo più in generale che le persone siano troppo attaccate alle loro opinioni da pensare che possano essere ridicole (o addirittura sbagliate). Probabilmente non è nemmeno colpa loro, tante persone con opinioni discutibili e non argomentate scrivono sui giornali, o le urlano in piazza, in tv, sui blog…

Tu attribuisci una funzione morale, etica al trolling? (Di solito quelli che cominciano così finiscono con il totalitarismo).
Morale non in senso forte, direbbero i filosofi, e non tutti quelli che cominciano così finiscono col totalitarismo, come ti ho detto a volte ha una funzione ecologica. Del resto l’equivalenza etica – totalitarismo mi sembra quantomeno azzardata. Mi chiedi se il trolling ha la funzione di raddrizzare i torti? Non credo. Convertire le “masse” ad una forma di razionalità? No. Al limite mostra un mondo capovolto ma ripeto, l’80% del trolling è per il lulz. Poi ovviamente il mio lulz è più intellettualoide magari. Ma non c’è un’unica via: whatever it fits you, it’s good.

Ok. Parliamo di trolling su fb, visto che tu sei Michele, l’intenditore. Uno dei sistemi più praticati è aprire pagine “contro” quello che viene considerato un bene comune, e aspettare che si presentino i sostenitori per trollarli. Che ne pensi?
A volte alcuni risultati sono pregevoli, ma non sono certo l’arbitro del trolling, decide il pubblico.

Quelli che invece prendono di mira le categorie? Animalisti, etc?
In generale tutti i fanatismi sono molto facili da prendere di mira. Animalisti, vegani, grillini, complottari: sono persone che non ammettono tanto l’esistenza di idee diverse dalla loro, quindi trollarle è facile. Più sono chiusi mentalmente più e facile.

E il trolling politico? Che ne pensi di Siamo la gente il potere ci temono, ad esempio?
A me diverte. Non so quale sia l’intento – se fare satira o trolling – ma mi diverte.

Ma they are doing it right?
Non c’è un modo per farlo giusto, ma sì: a me fa lollare. Ma non mi pare che per ora stia contribuendo in maniera fondamentale al dibattito. Forse perchè alla fine rimane tutto nel giro (davvero ampio) dei fan, mentre i grillini non credo si sentano toccati (non andandoci). Se uno di quella pagina portasse quelle “istanze” dentro Grillo – no homo! – allora sì, sarebbe davvero un discorso politico. Per ora mi pare che la cosa sia stata derubricata a “spassoso fenomeno di costume”, il che non è un male.

Tu pensi che il trolling sia una forma di mediattivismo?
Non mi piace molto la parola, e non è una forma di mediattivismo. Semmai una delle tattiche che si possono adottare. Ma lì dipende da chi ne fa uso e da cosa vuole fare. Non sempre una bomba atomica è la risposta a un’infestazione di formiche.

Ultimo argomento: perché voi troll odiate i giornali e i giornalisti?
Cheer up. Io parlo per me, credo che i giornali non si siano sforzati di capire il fenomeno (se di fenomeno si può parlare). Lo raccontano come “troll i bulli di internet”, troll che ti stuprano i figli col mouse, cose così… beh, fanno effetto ma non credo sia un servizio giornalistico.

Tra gli obiettivi del trolling ci sono i media? Qual è l’effetto da ottenere?
Non è che i media (poi quali?) siano l’obbiettivo del trolling. Possono diventarlo, come nel caso di Oprah o di Time. Ma non sono così speciali. Certo, anche internet è un medium. Forse i media sono il medium per il trolling, ma l’obbiettivo è sempre il lulz.

Ok, l’intervista è finita. Ci sono argomenti che vuoi sottolineare e io non ho toccato?
Non so, tipo? Tua madre?