Il coordinatore del PdL nell’interrogatorio scarica la responsabilità sul senatore. Intanto la sua ex banca viene commissariata e si riscontrano irregolarità nei prestiti.
E’ il momento dello scaricabarile. Mentre Marcello Dell’Utri sceglie la linea del silenzio davanti ai magistrati, Denis Verdini, nell’interrogatorio di otto ore davanti ai magistrati dell’altroieri, ha attribuito tutte le responsabilità delle sue “relazioni pericolose” al senatore del PdL già condannato due volte per associazione mafiosa.
MAI VISTI NE’ CONOSCIUTI – “Non conoscevo né Lombardi né Martino, fu Dell’Utri a portarli a pranzo a casa mia, con lui siamo amici da una vita, è una persona carismatica. Che dovevo fare? Non posso certo chiedere i documenti alle persone che mi accompagnano”, risponde lo sventurato ai magistrati che indagano sull’eolico e sulla P3. Verdini nega tutte le responsabilità e dichiara di non essere a conoscenza di nessun illecito; ammette soltanto l’interessamento per Ignazio Farris da nominare all’Arpas: “Carboni mi disse di aver fatto una promessa, e io non ci ho trovato nulla di male”. Argomentazioni che non hanno convinto i pm romani, così come le spiegazioni sui 2,6 milioni pagati dalla Società Toscana Edizione (della quale Verdini è socio) allo stesso coordinatore, alla moglie Simonetta Fossombroni ed al coordinatore toscano del partito Massimo Parisi. I pm sospettano che l’operazione sia servita a Carboni per fare arrivare a Verdini denaro da
destinare a finalità illecite. Quanto alle cene a palazzo Pecci Blunt, la casa romana di Verdini, che per i pm sarebbero servite, tra l’altro, a stabilire interventi sulla Consulta per il lodo Alfano, Verdini avrebbe cercato di minimizzare la circostanza. In merito al dossier a luci rosse per screditare la candidatura a Governatore della Campania di Stefano Caldoro, Verdini avrebbe ammesso di esserne stato a conoscenza, ma di non avere preso parte al complotto.
SUPERIOR STABAT DELL’UTRI – D’Altronde i pm romani hanno ribadito anche ieri che secondo loro il ruolo di Dell’Utri è superiore a quello di Verdini, il quale dice anche la sua versione dei fatti sul dossier Caldoro: dice di aver incontrato il governatore in pectore della Campania per raccontargli del dossier sui trans, e che lui ha risposto che erano tutte falsità e, aggiunge fuori verbale Verdini, che semmai il problema “sono le donne, non i trans”. Dell’aggiunta, comparsa nell’articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere, sarà contenta la moglie del governatore. Intanto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha firmato il commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca presieduta da Verdini, su richiesta di Bankitalia. Via Nazionale ha riscontrato “gravi violazioni normative” e una settimana fa ha richiesto la procedura, dopo un’ispezione cominciata quattro mesi fa. Verdini si è dimesso dal CdA solo quando ha scoperto di essere indagato anche per mendacio bancario in relazione a un prestito erogato alla BTP nel 2008 di 300 milioni sulla base di garanzie e contratti d’appalto rivelatisi fittizi. Sotto indagine per appropriazione indebita anche il direttore generale dell’istituto, Italo Biagini.


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