Goldman e AIG inguaiano Obama?

27/07/2010 - Dopo la riforma “moralizzatrice” del mercato finanziario voluta dal presidente americano, i bilanci della banca rischiano di mettere in difficoltà Mr. President e il suo segretario al Tesoro, Timothy Geithner. Se la Glastnost di Gorbaciov (letteralmente rendere di pubblico domino, ovvero trasparente)

     
 

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Dopo la riforma “moralizzatrice” del mercato finanziario voluta dal presidente americano, i bilanci della banca rischiano di mettere in difficoltà Mr. President e il suo segretario al Tesoro, Timothy Geithner.

Se la Glastnost di Gorbaciov (letteralmente rendere di pubblico domino, ovvero trasparente) servì a produrre un primo grande squarcio nelle pieghe de “L’impero del male” (definizione di Ronald Reagan) non è detto che la trasparenza invocata da Barack Obama non possa avere un effetto altrettanto dirompete su un altro tipo d’impero, spesso altrettanto spietato. Quello finanziario delle grandi banche d’affari di Wall Street. La recente riforma del mercato finanziario, così come voluta dal presidente americano, sembra andare effettivamente in questo senso e i primi effetti potrebbero aversi a breve. Chi l’ha sempre osteggiata come i repubblicani, tuttavia, proprio sull’onda del clima “moralizzatore” di questa riforma, potrebbero mettere in seria difficoltà l’inquilino “coloured” della Casa Bianca, sfruttando i bilanci resi pubblici di Goldman Sach e quanto avvenuto, sembra a spese dei contribuenti americani, all’epoca del salvataggio di AIG.

OPERAZIONE TRASPARENZA - Goldman Sachs,  una delle più note “merchant bank” del mondo, è stata costretta a rendere di pubblico dominio i suoi bilanci fiscali, ossia quanto ha ricavato da certe determinate operazioni finanziarie e quanto – e soprattutto verso chi – si è poi finanziato. Un’operazione trasparenza che, almeno in questi termini, non ha precedenti negli Usa. Goldman Sachs ha divulgato l’elenco delle società finanziate alla Commissione finanze del Senato, dopo una minaccia di citazione in giudizio da parte del senatore repubblicano Chuck Grassley. L’operazione è stata resa possibile proprio grazie al “clima nuovo” che è seguito alla riforma del mercato finanziario recentemente varata dal governo americano, eppure per Obama&Co. rischia di rivelarsi un vero boomerang. Dal bilancio risulta che Goldman Sachs ha ricevuto ben 12,9 miliardi dollari di rimborso dal governo federale per il piano di salvataggio di AIG, che era un tempo la più grande società assicurativa al mondo. A sua volta, Goldman Sachs ha finanziato per 4,3 miliardi dollari ben 32 enti, tra cui molte banche straniere, gli hedge fund ed i fondi pensionistici. Grassley si è detto soddisfatto dei documenti presentati, aggiungendo: “E’ un diritto dei contribuenti sapere cosa è successo ai loro soldi“. Il senatore si poi soffermato sulla storia del fallimento di AIG. Quello che all’inizio sembrava un tentativo di salvataggio della grande società assicurativa, in realtà celava – a suo dire – una partita di giro molto più complessa. “Abbiamo imparato – dice Grassley – che il denaro scorreva attraverso AIG per alcune grandi banche, e ora sappiamo che il denaro è passato da queste poche grandi banche per decine di istituzioni finanziarie di tutto il mondo“. Grassley ha detto di riservarsi ulteriori approfondimenti sulla vicenda in merito al fatto che i soldi dei contribuenti americani sono finiti all’estero a loro insaputa.

UN SALVATAGGIO CON GLI INTERESSI - Dai documenti contabili presentati, risulta che GS ha ricevuto ben 5,55 miliardi dollari dal governo, nell’autunno del 2008, come pagamento per i titoli oramai senza valore, di AIG. Goldman, prima di quel finanziamento federale, si era già coperta del rischio che i titoli diventassero “spazzatura”. Proprio per questo aveva stipulato accordi con altri 32 soggetti finanziari in modo da “distribuire quel rischio” e, quindi, sgravarsi da possibili ingenti perdite. Goldman Sachs ha anche rivelato che avrebbe ricevuto 2,3 miliardi dollari se AIG fosse fallita. Altre grandi istituzioni finanziarie, come Citibank, JP Morgan Chase e Morgan Stanley, si erano esposte proprio con GS nel caso che i titoli di AIG fossero crollati. Queste banche d’affari, però, non hanno dovuto pagare Goldman Sachs dopo l’intervento del governo federale che ha finanziato direttamente GS con i soldi delle tasse dei contribuenti. Grassley si è perciò chiesto: “Non doveva essere Goldman Sachs a farsi pagare da queste istituzioni, prima che intervenisse il governo con i soldi dei contribuenti?” “E ‘un po’ come un contadino - chiosa il senatore – che si è assicurato sul suo raccolto e poi ha aspettato il disastro“.

UNA VICENDA CONTORTA - Inizialmente, per salvare AIG era stato previsto un intervento pari a 85 miliardi di dollari, successivamente integrato da un supplemento di altri 49,1 miliardi del cosiddetto TARP (Troubled Asset Relief Program), nonché ulteriori fondi da parte della Federal Reserve. Il debito di AIG rispetto ai suoi creditori, è ammontato a ben 133,3 miliardi dollari. Goldman, finora, non aveva divulgato i nomi delle controparti che ha finanziato fino alla fine del 2008, nonostante le ripetute richieste da Elizabeth Warren, presidente del Congressional Oversight Panel. Oggi, dopo l’ingiunzione del Senato, l’ha dovuto fare. L’elenco delle società che hanno ricevuto denaro (pubblico) comprende molte grosse banche straniere, tra cui la Royal Bank of Scotland, la Barclays bank, DZAG Deutsche Bank, un gruppo bancario cooperativo tedesco, che ha ricevuto ben 1,2 miliardi dollari, più di un quarto del denaro versato da GS. Per la Warren, il salvataggio di AIG “ha distorto il mercato. Invece di costringere AIG e le sue controparti a sostenere i costi del fallimento della società, il governo ha spostato questi costi sui contribuenti“.Grassley, a sua volta, ha sottolineato l’importanza della trasparenza nel mercato, così come nelle azioni del governo. “Proprio come il governo, i mercati hanno bisogno di più trasparenza, e di conseguenza questo è un primo passo in tal senso, perché avremo modo di ricostruire la fiducia per far funzionare i mercati correttamente“.

I DOLORI DEL GIOVANE TIMOTHY - AIG ha ricevuto il piano di salvataggio di 85 miliardi dollari a discrezione della Federal Reserve Bank di New York, operazione che è stata condotta all’epoca da Timothy Geithner, attualmente segretario del Tesoro degli Stati Uniti. E qui Grassley attacca direttamente il giovane segretario del Tesoro: “Penso che sappia molto di più di quello che ha detto. Lui sicuramente sapeva dove questo denaro stava per andare. Se non lo ha fatto, l’avrebbe dovuto sapere lo stesso“. Anche tra i democratici, seppur sottovoce, comincia a serpeggiare un certo malumore verso l’ex “ragazzo prodigio” (Geithner) passato da Wall Street alla squadra di Obama. I repubblicani, a loro volta, dopo lo smacco della riforma di Obama del mercato finanziari (da loro largamente avversata) ora vogliono mettere alle corde il segretario al Tesoro (in pratica il ministro delle Finanze americano) agendo proprio sulla leva dello spreco dei soldi dei contribuenti. Una leva che tocca le corde più sensibili degli americani.

     
 

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