Ogni tempo ha le battaglie che si merita. E così se nei secoli passati a randellarsi in versi ed in prosa su argomenti di stringente attualità, a suon di cattivissimi epigrammi e crudeli filippiche, erano Catullo e Giulio Cesare, o Cicerone e Sallustio, nel nostro ci dobbiamo accontentare di molto meno, per rivigorir la sana, italica tradizione della baruffa.
L’appassionante scaramuccia in questione è fra Giordano Bruno Guerri e Massimo Fini, impegnatissimi in questi giorni in uno scambio in punta di penna per definire chi dei due sia più moderno, o meglio, chi dei due sia più antico, o meglio su chi debba essere considerato il “nonno” dell’altro: diatriba che, ne converrete,
in un paese come il nostro che è sempre sull’orlo dell’ospizio, ha una sua stringente attualità.
E GUERRA SIA! - Il casus belli è stata una intervista rilasciata da Fini a il Giornale, nella persona del suo inviato Luciano Gulli, il 20 maggio. Gulli, con sagacia da vero cronista di battaglia, inizia raccontando la triste odissea che ha dovuto patire per mettersi in contatto con il suo intervistando: “Ci sono voluti dieci giorni per mettermi in contatto con Massimo Fini. Il fatto è che io, ormai inghiottito con tutta la coda da certi riflessi condizionati della “modernità”, mi ostinavo a cercarlo sul telefonino, che squillava tragicamente a vuoto. Anche i messaggi lasciati sulla segreteria non hanno mai avuto risposta.Poi, all’undicesimo giorno, un lampo. Compongo il suo numero di casa. Al terzo squillo, eccolo all’apparecchio.” Lasciamo perdere l’ovvia osservazione che andrebbe fatta al Gulli stesso (e cioè: DIECI GIORNI PER PENSARE CHE ERA IL CASO DI PROVARE SUL FISSO?????? E AL SUO GIORNALE LO PAGANO PURE???), veniamo al merito: Fini, come fa da una ventina d’anni abbondante a questa parte, attacca il modello di sviluppo del mondo odierno, figlio bastardo dell’ottimismo sconsiderato del razionalismo illuminista, che Fini odia, odia odia, ma ammazza quanto gli sta antipatico!
BREVE SCAMBIO DI COLPI… - “Liberalismo e marxismo sono solo due facce della stessa medaglia - corregge Fini. Entrambi nascono dalla Rivoluzione industriale. Sono illuministi, progressisti, ottimisti, modernisti, economicisti, e pervasi dal mito del lavoro. Due filosofie di pensiero che si dividono solo sul modo di produrre e distribuire questa ricchezza. Con la differenza che il marxismo è un industrialismo inefficiente” . Sono simili affermazioni che fanno vedere i sorci verdi a Guerri, il quale subito subito, parte in quart
a, sulle pagine dello stesso Giornale che ha ospitato l’intervista, a chiarire che Fini non è affatto antimodernista, è solo un nonno brontolone. Prima di tutto contesta il modo con cui il Fini porta avanti le sue battaglie antimoderniste (”Bizzarri, questi antimodernisti che comunicano per telefono, diffondono proclami su internet, scrivono su giornali stampati in teletrasmissione, pubblicano libri lanciati con le più avanzate tecniche di marketing” dice infatti, e da qui capiamo che non solo GBG ha deciso di far le pulci a MF, ma che, a differenza di Gulli, è in grado di appurare che Fini non solo ha il telefonino, ma sa pure gestire un sito internet, l’impunito!); poi ribatte colpo su colpo: Non posso credere, perché lo stimo, che Massimo Fini sia davvero convinto che “nelle società industriali le disuguaglianze economiche non sono diminuite ma aumentate; così come sono vertiginosamente aumentate, a livello globale, le distanze fra Paesi ricchi e Paesi poveri“. I Paesi poveri, prima della modernità, vivevano nella preistoria, con tutto quello che ne consegue; e stanno – faticosamente - percorrendo la via verso il benessere. Invece di teorizzare bisognerebbe chiedere a una contadina di quei Paesi se preferisce avere l’acqua potabile in casa, o se era meglio quando faceva chilometri e chilometri al giorno con una brocca in testa. Insomma, tradotto fuor di metafora, “si stava meglio quando si stava peggio“, Massimino mio, un paio di balle.
…ED È GIÀ ARMISTIZIO - A stretto giro di post, Fini replica: Giordano Bruno Guerri, con tutta l’immensa pletora di persone gioiose che la pensano come lui, crede di rappresentare il top della Modernità. E ha ragione. Peccato che la Modernità, che ha inizio con la Rivoluzione industriale a metà del 1700, più di due secoli e mezzo fa - secoli in cui la storia ha corso a velocità missilistica - sia nel frattempo parecchio invecchiata. Non è più affatto moderna. Per meglio dire: non è più attuale. […] E comunque se noi antimodernisti siamo dei “nonni” Giordano Bruno Guerri e tutti quelli come lui, che poggiano comodamente il sedere su un pensiero vecchio di due secoli e mezzo, sono degli antenati. La polemica, come si nota, più che garantire fuochi d’artificio (nessuno dei due dice un caspita di nuovo, infatti) da generazionale si limita a diventare archeologica.
La mossa successiva spetta di nuovo a GBG. Che farà, ci domandiamo noi lettori: tirerà in ballo la mummia della prozia Evelina? Risponderà a botte di Voltaire, tanto per citare un filosofo recente? No, GBG sceglie la terza via, tutta italica, del colpo al cerchio e colpo alla botte, con delle scuse formali che possono essere peggio di uno sputo in faccia: “Ho sbagliato a dare del nonno a Massimo Fini, che infatti ha reagito come un ragazzo, piccato nelle sue convinzioni, senza riflettere su ciò che un antenato come me naturalmente sottintende”. Poi passa a lodare gli innegabili i pregi della modernità. “Davanti a queste constatazioni però, lascio perdere le nostalgie e preferisco pensare al migliore utilizzo possibile degli innegabili vantaggi che la modernità ci ha regalato: per esempio internet“.
Difficile non dargli ragione, soprattutto da parte di noi lettori. Per vedere due maestri siffatti che si mandano reciprocamente al diavolo con tale sottigliezza di argomenti, un tempo avremmo dovuto seguire la diatriba per mesi e mesi, cercando di intercettare l’incrocio di messi a cavallo.
Oggi, grazie ad internet, due giorni, uno scambio di mail, e ci siamo tolti il pensiero. Capite bene il guadagno.

























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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mASSIMO Fini contrro Giordano Bruno Guerri…
ai bei tempi si scontravano Catullo e Cicerone. Adesso, questi due qui che sono il massimo del tragico…
Ho idea che le polemiche tra intellettuali mediocri sul valore della modernità siano una specie di cataclisma ricorrente e inevitabile, un po’ come i monsoni…