27 luglio 2010
La conduttrice di Report dimostra di avere più argomenti del Partito Democratico per dire no alla nomina dell’oncologo alla struttura che sovraintenderà al ritorno dell’atomo in Italia. Anche se qualche motivazione non convince“Caro direttore, premetto che non ho interesse per le preferenze politiche del Prof. Veronesi; è un oncologo di fama e mi aspetto che faccia tutto quello che può per curare il cancro. Da un paio d’anni è anche senatore, carica che ha accettato a patto che non gli porti via tempo per i suoi pazienti. Intento nobile verso i pazienti, meno verso i cittadini che, pagando un lauto stipendio ai senatori, si aspettano che dedichino le energie alla gestione politica del Paese“. Comincia così la lettera che Milena Gabanelli scrive oggi al Corriere per discutere della (probabile?) nomina di Umberto Veronesi all’Agenzia per il Nucleare, l’ente che, secondo il governo, dovrebbe sovraintendere al ritorno dell’atomo in Italia. Una lettera garbata e cortese, ma piena di sarcasmo per le motivazioni dell’oncologo riguardo l’incarico. E che dimostra di avere più argomenti dei niet di Bersani e soci.
“Ora è stato proposto il suo nome come Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare, nomina che accetterebbe , di nuovo a condizione che non sottragga tempo ai suoi pazienti. Ovvero, bisognerebbe adattare le necessità di un’agenzia così delicata e fondamentale agli impegni del candidato presidente“, scrive ancora ironicamente la Gabanelli, che poi se la prende anche con le competenze: “Riguardo invece alla sua competenza in materia, ricorda la frase sulla sua laurea honoris causa in fisica e mette a confronto con il caso frnacese: “Nuclearista convinto, cita la Francia come modello di qualità di vita per noi italiani. Partendo dal presupposto che l’agenzia non sia un bluff ma qualcosa di straordinariamente serio, non è affatto rassicurante l’idea che venga diretta (nei ritagli di tempo) per 7 anni, da un uomo che oggi ne ha 85, anche se è il più bravo oncologo del pianeta. Presiedere l’agenzia per il nucleare vuol dire affrontare problemi di carattere tecnico, elaborare i regolamenti insieme ai commissari, dare il parere sui progetti, verificare il rispetto delle regole a cui sono sottomesse le installazioni. Un lavoro a tempo pieno, meglio se subordinato a una competenza specifica, più che a una passione. Siccome il Prof. Veronesi cita il modello francese, saprà che la loro agenzia (ASN) è diretta da Jean Christophe Niel, 49 anni (laureato in fisica teorica che ha ricoperto incarichi di vertice nel controllo sul ciclo del combustibile e dei rifiuti, ed è stato per anni capo del dipartimento per la sicurezza dei materiali radioattivi). Il presidente è Andrè-Claude Lacoste, 69 anni, ingegnere, da 17 anni con incarichi direttivi nel settore sicurezza nucleare“.
Meno valida è invece la contestazione sul fattore rischio e sulla “dieta energetica” dei francesi: “Il Prof. Veronesi ha poi espresso un’opinione sul fattore rischio («oggi calcolato quasi vicino allo zero»), che sembra non tener conto dei cosiddetti piccoli incidenti quotidiani, riportati da tutte le Agenzie, che si verificano proprio in Francia; per non parlare delle basse emissioni permanenti degli impianti, come dimostra lo studio del Prof. Hoffman ordinato dalla Cancelliera Merkel“, dice la Gabanelli, che qui sembra non ricordare che il concetto di rischio-zero (puramente teorico, visto che comunque un rischio esiste) è proprio quello in cui incidenti – ma sarebbe più opportuno parlare di spegnimenti non programmati – del genere non hanno comunque conseguenze eclatanti. E poi c’è il discorso sul “Parlare invece di nucleare come «l’alternativa più valida al petrolio» è solo suggestivo, poiché il petrolio serve soprattutto a far muovere le macchine e solo in minima parte ad alimentare le centrali elettriche. Infatti in Francia, Paese più nuclearizzato d’Europa, il consumo procapite di petrolio è più alto rispetto a quello italiano. Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose“, sul quale la Gabanelli sembra ignorare in primo luogo che il concetto non è ‘quanto petrolio consumano’ i francesi, ma semmai quanto ne consumerebbero se non ci fosse l’atomo; e in secondo luogo che è vero che oggi il nucleare è la più valida alternativa al petrolio, se però – e soltanto se – il costo del greggio supera o tocca i cento dollari al barile. A quelle condizioni l’atomo è conveniente, dal punto di vista economico (quello dell’opportunità politica/ambientale è un altro discorso), e infatti i programmi di ritorno al nucleare, ovunque, sono partiti quando il prezzo del petrolio era a quei livelli. Ovunque? Quasi. Solo in Italia sono partiti dopo.




“il nucleare è la più valida alternativa al petrolio, se (…) il costo del greggio supera o tocca i cento dollari al barile.”
Questo basandosi sulle stime dei costruttori di centrali nucleari, suppongo. Okiluoto e Flamanville hanno già superato abbondantemente i budget previsti, e ovviamente in Italia si fanno i conti senza l’oste, ovvero senza avere stabilito un serio piano di stoccaggio a lungo termine delle scorie e soprattutto senza aver stabilito quanto questo costerà e chi pagherà. Non riusciamo nemmeno a smaltire e immagazzinare le poche scorie che derivano da vent’anni di assenza di centrali.
Senza contare che il picco dell’uranio seguirà a breve quello del petrolio.
e mica solo le scorie nuove, Markogts: quelle vecchie torneranno nel 2018 da Francia e Inghilterra, e nessuno ancora ci ha detto dove le dobbiamo stoccare
(qui ne abbiam scritto spesso, sul libro di Luca Iezzi c’è un capitolo su Sogin che spiega il problemuccio…)
Facilissimo, nel 2018 la malavita avrà assunto il diretto controllo del paese, il sito di stoccaggio permanente si chiama mar Mediterrano, basta caricare i fusti di materiale radioattivo su qualche carretta del mare, portarla a largo e affondarla. se ha funzionato con i rifiuti tossici perché non dovrebbe funzionare con i radioattivi… d’altronde il Mezzogiorno ha il mare più bello e limpido d’Europa, no?
“quelle condizioni l’atomo è conveniente, dal punto di vista economico (quello dell’opportunità politica/ambientale è un altro discorso)”
anche perché siamo in Italia, dove l’unica cosa sicura è che dello smaltimento delle scorie, se non proprio della costruzione e della manutenzione degli impianti, se ne occuperebbero cammorra e ‘ndrangheta.
Le toppe saranno le stesse della Salerno-Reggio Calabria? E gli ambienti di smaltimento sicuri, saranno gli stessi terreni delle mozzarelle alla diossina?
Concordo pienamente con i timori espressi da chi ha commentato.
Da non esperto del tema mi limito a osservare che la gerontocrazia continua a dominare in Italia sia nei fatti che nei progetti. Con tutto il rispetto, chi ha quell’età dovrebbe onestamente farsi da parte, declinando l’offerta a favore di giovani con esperienza nel settore.
Un’altra osservazione riguarda il populismo, anche questo tutto italiano. Nel novembre del 1987 si fece decidere ad un popolo evidentemente scosso dall’incidente di Chernobyl si pochi mesi prima una questione fondamentale per il Paese che va trattata con competenza di causa e a mente fredda. Come chiedere a un diabetico se gli aggrada gustare i dolci… O, più seriamente, come fece Bush con gli americani l’indomani dell’11/09: che risposta ci si aspettava??
Col risultato del referendum cessò la produzione di energia mediante fissione nucleare ma continuarono gli approvigionamenti dall’estero, soprattutto dalla Francia. Oggi facciamo marcia indietro perchè il trauma è superato… e ci siamo accorti che dipendiamo del tutto dagli altri Paesi?? Che senso ha tutto questo?? Nessuno, come sempre. Nazione geneticamente allo sbando.
Comprare energia nucleare dalla Francia ci conviene molto di più che produrla in proprio, perché vendono la produzione in eccesso delle ore notturne, che costa poco.
E’ vero, il referendum dell’87 fu promosso sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl e decretò la fine del nucleare italiano; oggi, prima di riaprire tale capitolo, sarebbe bene interpellare nuovamente con referendum, il popolo sovrano.Il governo attuale non lo fa, impone una scelta che, i più, non condividono:paura di perdere consenso?????
La scelta di “nominare” Veronesi poi, è pura propaganda, un pannicello per coprire la vergogna di una scelta che si stà rivelando sempre più impopolare,dispendiosa,pericolosa e falsa, da qualunque angolazione la si osservi.Puntare al nucleare di III° generazione oggi, a me sembra una scelta ideologicamente sbagliata. I tempi di costruzione delle centrali,le loro “presunte” sicurezze intrinseche, i loro costi totali reali, le pongono fuori mercato, a meno che non vengano pesantemente sovvenzionate dallo Stato. Ciò vuol dire che, nella migliore delle ipotesi, per i prossimi 10 anni non avremo “energia nucleare” aggiuntiva ma, oltre a continuare ad acquistare energia all’estero, dovremmo anche farci carico di decine di miliardi di oneri di costruzione per avere, fra 10/15 anni, centrali ormai obsolete.
Un ottimo investimento che graverà sul contribuente italiano per i prossimi 50 anni; che frutterà introiti stellari( il costo dell’energia è previsto in crescita perché drogato da inutili ed inesistenti bisogni)ai soliti “furbetti del quartierino” ed alla Francia che potrà così ripianare, in parte, il suo immenso “deficit nucleare”
…quindi questo argomento che compriamo dalla Francia anziché produrla da noi, è sostanzialmente una bufala, compriamo perche’ è assai conveniente. Il rischio zero non esiste nel modo più assoluto, al di là dell’incidente c’è un problema di radioattività del fondo naturale terrestre, che con il nucleare viene raddoppiata per i comuni cittadini e moltiplicata per venti per chi ci lavora dentro.
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Ah, sì! Veronesi. Interessanti gli sponsors sul suo sito (soprattutto quello francese). Se non erro e’ quel chirurgo che dice che il nucleare produce energia pulita (lo hanno sempre fatto pure i 4 elementi e in modo veramente pulito). Però, se non sbaglio, ogni volta, si scorda di dirci dove dobbiamo mettere le scorie per qualche migliaio di anni. In casa sua, immagino. Come pure di dirci quanta gente che deve crepare perche noi possiamo prenderci l’uranio. Ma non c’è problema^__^: per questi bruscolini basta fare un lavoro…pulito ^^.
veronesi è un oncologo…se non ci fosse stato il cancro non campava e non sarebbe un oncologo di fama… purtroppo anche questo è un grande conflitto di interessi
che minkiata immensa… ma continuo a sentirla lo stesso (ti prego, ti prego: non rispondere: torna nell’oblio!!!)
Nanerottoli fitusi: La gabba nelli ha un nome che è tutto un ptogramma.Voi la sostenete, comunistelli. Vi siete lasciati gabbare da altra fitusa che, di fronte a un pelocaduto dai coglioni del Grande Veronesi, resta sempre una lillipuziana! La donnetta bolscevica, ben pagata con i nostri soldi , fa propaganda da telecabul e non ha il coraggio di fare un servizio sulle centinaia di migliaia di vite umane (uomini e donne) salvate dall’intelligenza e dalla cultura di questo Grande Uomo tra gli unici uomini al mondo dediti alla salute degli sventurati assaliti dal cancro che, come me, utilizzano il protocollo scritto da Lui! A chi fa riferimento la gabba nelli se viene assalita da un ccarcinoma alla mammella? All’”inadatto all’agenzia”. Ci metta sant’oro! O d’alema o franceschini o occhetto! A dirigere l’agenzia atomica! Loro ganno appreso da stalin e,poi, da togliatti!
Ma che cosa volete che “”bocci la gabba nella”. Una nana bolscevica già bocciata dalla storia che si permette di parlare ad un Gigante. Da telecabul. Vada a farsi fottere in vietnam del nord e giù le mani da Veronesi.
E’ pur vero che i bolscevichi non perdono mai il vizio delle liste di proscrizione! Solo questo sanno fare! Veronesi non è nè un comunista, nè un fascista: è uno scienziato che si interessa di curarci il cancro e di offrirci una vita migliore. Vergognati gabba
nelli e, ti ripeto, vai a farti fottere in vietnam!
Italiani guardatevi da questa marmaglia!
Vedasi le sue prese di pozizione anche sulla questione inceneritori, per lui tutto ok ovviamente.
Che abbia qualche interesse???????????????
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