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“Io, lesbica e musulmana”

Conciliare Islam e omosessualità? Un’operazione complicata, almeno secondo Zara, una lesbica musulmana costretta a rompere i rapporti con i propri familiari – una rigida famiglia pakistana – all’età di 19 anni. Ma non solo: la ragazza – come spiega SheWired – non riusciva a trovare per sé un posto nella sua società, tanta da decidere alla fine di abbandonare la sua stessa religione. Eppure, nonostante ci sia un certo consenso sul fatto che i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso violino la Sharia, non sono poche le associazioni che negli Stati Uniti si battono per un’interpretazione progressista dell’Islam, in grado di rispettare la comunità LGBT.

VIOLENZE – La notte in cui i suoi genitori scoprirono la sua omosessualità, tenuta segreta, è diventata per la ragazza l’inizio di un dramma: Zara è finita prima agli arresti domiciliari, poi le è stato consentito di uscire soltanto per andare a scuola, accompagnata dalla sorella maggiore. A casa la situazione non era migliore: costretta a subire violenze fisiche e verbali, Zara cercava l’occasione propizia per poter fuggire. Per questo ha chiamato un vecchio amico per aiutarla.

I GENITORI – Nonostante le violenze subite dalla sua famiglia,  Zara continua ad avere compassione per i suoi genitori. Capisce come siano stati i pregiudizi culturali ad alimentare la loro intolleranza, tanto da essere riuscita con il tempo a recuperare un rapporto sereno. Eppure non vece come poter conciliare il suo orientamento sessuale con l’Islam. “Ci sono persone che sono convinte di poter essere sia musulmani che omosessuali, ma per me non è così: l’Islam ha regole severe. Se le segui, puoi definirti un musulmano. Non vedo altra  possibile interpretazione”.

CONCILIAZIONE POSSIBILE? – Nazly Siadate, la giornalista che ha raccontato la sua storia, però, non è d’accordo con la sua opinione. “Per questo ho contattato diverse associazioni musulmane progressiste che accettano tutti i propri fedeli, senza interessarsi del proprio orientamento sessuale”, spiega. Simboleggiano un’interpretazione diversa e non conservatrice della religione islamica, capace di promuovere l’uguaglianza, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dagli orientamenti sessuali. Ani Zonneveld, co-fondatore di MPV, spiega il suo tentativo di diffondere un Islam “progressista”: Diversi scritti accademici e testi religiosi mostrano come la condanna degli omosessuali non sia l’unica interpretazione possibile”,  aggiunge, spiegando come sia importante che i musulmani della comunità LGBT si sentano parte della comunità: “A causa dei pregiudizi e dei sermoni poco rispettosi verso i gay in molti preferiscono auto-escludersi dalla società”. Conclude affermando come non tutte le famiglie musulmane condannino l’omosessualità e come nel “Corano non sia prescritta alcuna punizione”.

(Photocredit: SheWired)